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Salute pubblica

26 Giugno 2025

STADA Health Report 2025: alta la fiducia nei professionisti, ma serve più educazione agli stili di vita sani

Presentato a Berlino lo STADA Health Report 2025: i cittadini europei confermano la fiducia in medici e farmacisti ma solo uno su due dice di praticare stili di vita sani 

di Simona Zazzetta


stada

In Europa esiste un gap tra aspirazioni e realtà in ambito salute: mentre quasi tutti dichiarano di volere uno stile di vita sano solo la metà (51%) riesce a praticarlo davvero. Resta alta la fiducia nei professionisti della salute, medici (69%) e farmacisti (58%) sono i punti di riferimento per consigli salutistici, ma una parte degli europei non esclude la possibilità di porre quesiti di salute anche all’intelligenza artificiale (15%) o a Google (20%). Bassa la fiducia nei sistemi sanitari: solo metà degli europei considera equo il proprio servizio sanitario e pochi si sentono tutelati in caso di malattia grave. 

Questi alcuni dati emersi durante la presentazione a Berlino del STADA Health Report 2025, l’indagine condotta ogni anno in 22 Paesi europei che come sottolineato da Peter Goldschmidt, Ceo di STADA consente di ottenere «preziosi insights per comprendere le tendenze future». La condivisione con gli stakeholder del settore sanitario di questi dati «indipendenti e anonimi contribuisce a vivere meglio permettendo di prendere decisioni migliori».

Stile di vita sano tra ambizioni e realtà. Focus sulle barriere da superare

In Europa le persone stanno diventando sempre più protagoniste attive della propria salute, adottando strategie di self-care con più attenzione all’alimentazione, all’esercizio fisico. Tuttavia, questo percorso verso uno stile di vita sano mostra un significativo gap tra intenzioni e comportamenti reali: il 96% degli europei afferma di preoccuparsi per la propria salute e per uno stile di vita sano, ma solo poco più della metà, ma il 51%, dichiara di metterlo concretamente in pratica. Analogamente, sebbene il 71% consideri la buona salute fisica la principale motivazione per adottare abitudini salutari, soltanto il 56% valuta positivamente il proprio stato di salute. La stessa dinamica si riflette anche nell’alimentazione: l’87% riconosce i benefici di una dieta equilibrata, ma solo il 57% ne fa effettivamente una priorità nella quotidianità.

La motivazione principale che spinge verso abitudini più salutari resta la salute fisica (71%), seguita dalla salute mentale (56%) e, in misura minore, dalla speranza di vivere più a lungo (49%).

A livello di comportamenti, il 72% degli europei dichiara di dedicarsi almeno una volta a settimana ad azioni che hanno un effetto di prevenzione sulla salute. Tra le abitudini più diffuse una corretta igiene personale (70%), l’assunzione di integratori (65%) e l’attività fisica regolare (62%). Tuttavia, soltanto il 36% include la protezione solare nella propria routine, nonostante il 73% segua pratiche generali di cura della pelle, rivelando un’attenzione ancora insufficiente alla prevenzione del melanoma.

La principale barriera ad adottare stili di vita sani è la mancanza di motivazione (41%), e di tempo (31%), soprattutto tra lavoratori e studenti, e i costi troppo elevati (28%), che pesano maggiormente sulle donne. La situazione economica incide in modo rilevante: solo il 36% di chi ha difficoltà finanziarie definisce il proprio stile di vita sano, contro il 58% di chi vive in condizioni agiate. Nonostante l’attenzione alla salute, comportamenti non salutari restano radicati. Il 34% degli europei consuma alcol almeno una volta a settimana. Le motivazioni vanno dal bisogno di sentirsi più felici, al rilassamento, fino alla gestione dello stress. Anche il fumo è diffuso: il 31% degli europei fuma o usa prodotti del tabacco ogni settimana, e per il 26% è abituale l’eccesso di cibo, come pure l’esercizio fisico portato all’estremo.

Ciò nonostante, la voglia di cambiare c’è. Il 49% degli europei desidera adottare uno stile di vita più sano, ma per farlo ha bisogno di ridurre lo stress lavorativo (39%) e familiare (36%), ricevere maggiore supporto dalle persone vicine (30%) e, per una parte della popolazione (24%), anche un sostegno professionale potrebbe fare la differenza. 

Fiducia nella sanità e nei professionisti della salute

La fiducia degli europei nei sistemi sanitari nazionali è in ripresa, ma lontana dai livelli pre-pandemia. Il 58% dei cittadini si dichiara soddisfatto del proprio sistema sanitario, un lieve miglioramento rispetto al 56% del 2024, ma ben distante dal 74% registrato nel 2020. 

Resta invece alta la fiducia negli attori del sistema sanitario: i medici di medicina generale (69%) e i farmacisti (58%) continuano a essere tra le figure più affidabili in ambito sanitario, molto più di Google (20%), dell’Intelligenza Artificiale (15%) e degli influencer della sanità online (11%).  Le farmacie sono considerate una “rete di sicurezza sanitaria” in Europa, con il 40% degli europei che apprezza i consigli dei farmacisti sui farmaci e sugli effetti avversi e un altro 30% che si sente sicuro di poter acquistare ciò di cui ha bisogno per la propria salute.

Si fa strada anche la fiducia nell’Intelligenza Artificiale per la prima volta presente nel Report: oggi l’11% ha fiducia nell’IA e il 39% può già immaginare di utilizzarla per ottenere consigli invece di rivolgersi al medico. Tuttavia, l'interazione personale rimane un fattore decisivo per la fiducia nelle questioni sanitarie, trasformando medici e farmacisti in facilitatori di cure autogestite. 

Salute mentale, un fattore chiave che ostacola il miglioramento della salute

La salute mentale si conferma una delle dimensioni più fragili del benessere: il 64% degli europei si definisce in buona salute mentale ma oltre un terzo continua a lottare con il proprio equilibrio emotivo e psicologico, e circa un europeo su 10 descrive la propria condizione come scarsa o molto scarsa. Le donne riportano livelli di benessere mentale inferiori rispetto agli uomini, e i giovani sembrano particolarmente vulnerabili a episodi di stress e burnout.

Il legame tra difficoltà economiche e disagio mentale è evidente: coloro che sono in difficoltà finanziaria hanno molte più probabilità di soffrire di burnout (72%) e meno probabilità di descrivere la propria salute mentale come “buona” (49%) rispetto a coloro che si sentono economicamente tranquilli (il 62% e 72%, rispettivamente).

Nonostante la crescente consapevolezza, solo una minoranza della popolazione accede a forme strutturate di supporto. Soltanto il 17% degli europei ha introdotto nella propria routine strumenti di auto-aiuto o assistenza professionale, e appena il 10% si affida regolarmente a figure specializzate come terapeuti o consulenti. Molti si affidano a strategie personali. Trascorrere tempo con i propri cari e fare esercizio fisico rappresentano per molti le principali valvole di sfogo. Tra i giovani, i social media diventano spesso una forma di evasione: quasi la metà ne fa un uso ossessivo almeno una volta a settimana e più di uno su cinque li controlla compulsivamente ogni giorno. Per tanti sono un rifugio per alleviare lo stress, distrarsi dai pensieri negativi o cercare sensazioni di benessere, tanto che un giovane su due dichiara di valutare l’idea di una disintossicazione digitale.

Infine, il legame tra salute mentale e stile di vita è profondo: chi vive una condizione psicologica instabile ha molte meno probabilità di seguire abitudini sane rispetto a chi gode di buona salute mentale. Questo conferma l’urgenza di integrare pienamente il benessere emotivo nei percorsi di prevenzione e cura, superando lo squilibrio ancora presente nei sistemi sanitari europei, dove la salute mentale viene troppo spesso relegata a un piano secondario.

Goldschmidt: medici e farmacisti fondamentali nella prevenzione

«Il nostro obiettivo è prenderci cura della salute delle persone come partner di fiducia. Grazie allo STADA Health Report, otteniamo preziosi insights e comprendiamo le tendenze future. Condividendo questi dati indipendenti e anonimi con gli stakeholders del settore sanitario, contribuiamo a vivere meglio permettendo di prendere decisioni migliori», afferma il Ceo di STADA. 

«È fondamentale», aggiunge a margine dell’evento, «creare consapevolezza e condividere i dati, come stiamo facendo oggi. I medici come i farmacisti spesso vedono i pazienti solo quando hanno già un problema, ma possono avere un ruolo più attivo nella prevenzione, parlando di stili di vita sani. Tuttavia, per incidere davvero, bisogna agire a monte, sull’educazione. Le abitudini meno sane sono spesso il risultato di una cultura in cui siamo cresciuti. La speranza è nelle nuove generazioni, che stanno già cambiando: bevono meno, sono più consapevoli sulle abitudini alimentari nonostante la cultura in cui crescono. Questo trend positivo deve essere sostenuto fin dall’infanzia, con un’educazione alla salute che parta da scuola».

TAG: STILE DI VITA, EG STADA, POLITICA SANITARIA, SALUTE MENTALE

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