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31 Luglio 2025Salgono a 89 in Italia i casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo (32 nel precedente bollettino) con 9 decessi. Lo afferma il terzo bollettino della sorveglianza

Si intensifica la circolazione del virus West Nile in Italia, con un totale di 89 casi confermati dall’inizio della sorveglianza, di cui 40 nella forma neuro-invasiva, e 8 i decessi notificati secondo i dati del terzo bollettino settimanale diffuso oggi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), a cui si aggiunge una vittima registrata oggi in Campania
La distribuzione dei casi mostra una concentrazione particolare nel Lazio (23 casi neuro-invasivi e 35 febbrili) e in Campania (10 neuro-invasivi, 4 febbrili e 1 asintomatico), dove si registrano anche la maggior parte dei decessi (5 in Campania e 2 nel Lazio). Il Piemonte ha notificato un decesso, mentre la letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive, è attualmente pari al 20%, in linea con quella del 2018 e superiore al 14% registrato nel 2024.
“Stiamo monitorando la situazione con molta attenzione insieme al Ministero della Salute, alle Regioni e agli Istituti zooprofilattici – ha dichiarato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento malattie infettive dell’ISS –. Tutte le misure sono in campo, comprese quelle a protezione dei trapianti e delle trasfusioni. Oggi non siamo in una situazione di allarme, ricordiamo che l’infezione non si trasmette da persona a persona ma solo attraverso le punture di zanzare. Per questo è importante che la popolazione utilizzi tutte le misure di prevenzione, da quelle per evitare la proliferazione delle zanzare a quelle personali per proteggersi dalle punture. Ricordiamo anche di rivolgersi al proprio medico in caso di febbre superiore a 38° per effettuare la diagnosi”.
La Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) invita alla prudenza, ma conferma che l’attuale diffusione del virus non rappresenta un’anomalia rispetto agli anni precedenti. “La diffusione del West Nile virus e il numero di casi umani registrati in queste settimane estive del 2025 è in linea con gli anni precedenti, per cui non vi è nessun segnale di allarme – afferma il Dr. Enrico Di Rosa, Presidente della SItI –. In Italia, inoltre, la circolazione del virus West Nile, e i conseguenti casi in ambito veterinario e umano, non sono una novità. Il Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, elaborato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, prevede infatti una sorveglianza specifica per la patologia, in particolare nel periodo di massima presenza del vettore, tra maggio e novembre, con un approccio integrato tra Sanità umana e veterinaria ‘One Health’”.
Di Rosa sottolinea come, nella maggior parte dei casi, l’infezione sia asintomatica (80%) o paucisintomatica (20%), mentre “nell’1% dei casi può insorgere una sintomatologia neurologica e, in circa 1 caso su 1000, un’encefalite, con forme neuroinvasive, dove i soggetti anziani e immunodepressi o con comorbidità sono i più colpiti. Attualmente non esiste né una terapia specifica né un vaccino preventivo”.
La prevenzione resta quindi l’unico strumento efficace. “È essenziale – ribadisce Di Rosa – proteggere i soggetti più vulnerabili raccomandando l’utilizzo di repellenti e vestiti il più possibile coprenti quando si trascorrono ore all’aperto, dotarsi di zanzariere a livello domestico e, per coloro che hanno piante e giardini, evitare ristagni d’acqua e l’eventuale utilizzo di prodotti larvicidi”.
Storicamente, il Nord Italia, in particolare l’area del Delta del Po, è stato l’epicentro della diffusione del virus, ma quest’anno si osserva una maggiore incidenza al Centro-Sud. “Tuttavia, come si evince dal Bollettino Nazionale Sorveglianza Integrata del West Nile e Usutu virus del 31 luglio 2025 – conclude Di Rosa – in queste settimane sono stati registrati alcuni casi, anche severi, tra Lazio e Campania che hanno portato ad una rapida attivazione delle Regioni, ASL e Amministrazioni comunali per interventi straordinari di disinfestazione e per assicurare la sicurezza di donazioni di sangue, organi e tessuti attraverso test NAT molecolari”.
Secondo Antonello Maruotti, ordinario di Statistica all'università Lumsa di Roma, per i casi di West Nile si può prevedere "un picco dopo la metà di agosto poi dovrebbe esserci una rapida discesa". In una video intervista pubblicata dal sito rainews.it ha fatto il punto sul virus West Nile che l'ateneo monitora già da anni sul territorio nazionale. "Non è una novità: basti pensare che già nel 2018 abbiamo osservato oltre 550 casi e lo scorso anno ci siamo fermati poco sopra 460", ricorda l'esperto.
Generalmente, però, "negli anni precedenti abbiamo osservato casi di West Nile circoscritti all'Emilia Romagna, al Veneto e alcune zone della Pianura Padana. Quest'anno, invece, finora i casi si sono concentrati soprattutto nella provincia di Latina, quindi nella regione Lazio, e anche in Campania. Una vera novità rispetto al passato", sottolinea Maruotti. Secondo lo statistico, "sicuramente i casi continueranno ad aumentare. I dati degli anni passati ci mostrano una chiara tendenza: la curva comincia a crescere da metà luglio, raggiungendo il picco fra la seconda e la terza settimana di agosto. Per poi scendere molto rapidamente subito dopo".
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