Malattia di Alzheimer
07 Novembre 2025Camminare regolarmente non solo riduce il rischio di declino cognitivo, ma agisce anche sui meccanismi patologici che caratterizzano le fasi iniziali dell’Alzheimer

Un nuovo studio, pubblicato su Nature Medicine, sottolinea che un’attività fisica moderata può rallentare l’accumulo delle proteine tossiche legate alla malattia di Alzheimer e preservare le funzioni cognitive più a lungo. La ricerca si basa sui dati della Harvard Aging Brain Study e ha coinvolto 296 adulti cognitivamente sani tra i 50 e i 90 anni, seguiti per un periodo di 14 anni. I partecipanti hanno indossato per una settimana un pedometro per misurare il numero medio di passi giornalieri e sono stati sottoposti a esami PET per valutare la presenza delle proteine beta-amiloide (Aβ) e tau, considerate i principali biomarcatori della malattia di Alzheimer. Parallelamente, sono state condotte valutazioni cognitive e funzionali annuali.
I risultati hanno mostrato che l’attività fisica non riduce in modo diretto la quantità di beta-amiloide depositata nel cervello, ma è fortemente associata a una minore velocità di accumulo della proteina tau. Il rallentamento è stato osservato in particolare nella corteccia temporale inferiore, un’area cerebrale coinvolta nella memoria e nell’elaborazione delle informazioni, tra le prime a essere colpite nella fase preclinica della malattia. Inoltre, nei soggetti con livelli elevati di beta-amiloide, chi camminava di più mostrava un accumulo più lento della tau nel tempo e, di conseguenza, un declino cognitivo meno pronunciato.
I benefici più evidenti sono stati riscontrati con livelli moderati di attività fisica, pari a circa 5.000–7.500 passi al giorno, oltre i quali gli effetti positivi tendono a stabilizzarsi. Anche chi cammina meno, purché con regolarità, ottiene risultati significativi. Infatti, tra i partecipanti con un alto accumulo di beta-amiloide, il tempo medio per raggiungere un declino cognitivo clinicamente rilevante è passato da circa 6 anni e mezzo nei soggetti sedentari a oltre 13 anni nei più attivi.
Secondo i ricercatori, l’attività fisica potrebbe esercitare tali effetti attraverso un insieme di meccanismi biologici che comprendono il miglioramento della salute cardiovascolare e del flusso sanguigno cerebrale, la riduzione dei processi infiammatori e la stimolazione della produzione di fattori neurotrofici come il BDNF e il VEGF, fondamentali per la plasticità neuronale e la resistenza delle cellule nervose ai danni. Inoltre, un organismo più allenato mantiene più efficiente la funzione metabolica e riduce lo stress ossidativo, entrambi fattori implicati nella progressione della malattia di Alzheimer. In questo modo, muoversi ogni giorno rappresenta un intervento semplice ma efficace per agire su più fronti contro i meccanismi degenerativi del cervello.
Gli autori sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori studi per confermare il nesso causale tra attività fisica e rallentamento della malattia, definendo con maggiore precisione la quantità, l’intensità e la durata dell’esercizio più efficaci, nonché i meccanismi biologici coinvolti.
Fonte
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03955-6
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