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infezioni da funghi

17 Novembre 2025

Infezioni fungine della pelle: riconoscimento dei segni, gestione della terapia e casi da rinvio al medico

Le infezioni fungine cutanee rappresentano una quota significativa delle richieste di automedicazione e consulenza al farmacista, spaziando dal classico “piede d’atleta” a infezioni più persistenti o ricorrenti del cuoio capelluto e delle unghie. Un farmacista esperto offre una guida per gestire le più comuni

di Redazione Farmacista33


Infezioni fungine della pelle: riconoscimento dei segni, gestione della terapia e casi da rinvio al medico

Le infezioni fungine cutanee rappresentano una delle motivazioni più frequenti di richiesta di consiglio in farmacia di comunità. Dalla tinea pedis alle dermatofitosi del cuoio capelluto, passando per candidiasi nelle pieghe cutanee e pitiriasi versicolor, queste condizioni costituiscono una parte rilevante delle consulenze per disturbi minori e dei percorsi di autocura. Ambienti caldi e umidi, abitudini quotidiane, patologie come diabete o immunosoppressione, insieme all’uso di antibiotici o corticosteroidi, favoriscono la proliferazione fungina; contesti condivisi come palestre e piscine ne agevolano la diffusione.

Per i farmacisti diventa quindi fondamentale riconoscere i quadri clinici tipici, distinguere le infezioni fungine da patologie infiammatorie o batteriche e individuare i casi da inviare al medico. Allo stesso tempo, sono chiamati a sostenere il paziente nell’aderenza terapeutica e nella prevenzione, applicando i principi dell’antimicrobial stewardship e utilizzando trattamenti mirati secondo le linee guida.

Su questi aspetti si concentra l’approfondimento del farmacista e specialista in dermatologia Sunil Kochhar, pubblicato sulla rivista professionale britannica The Pharmacist, che offre un aggiornamento pratico sulla diagnosi e gestione delle principali infezioni fungine osservate in farmacia e in medicina generale.

Tigna: riconoscere la varietà dei quadri clinici

Le infezioni da tigna rappresentano la forma più comune di micosi cutanea che il farmacista si trova a gestire. Si tratta di dermatofitosi che colpiscono i tessuti cheratinizzati e assumono caratteristiche diverse a seconda della sede: tinea corporis, tinea cruris, tinea pedis, tinea capitis e tinea unguium.

Il quadro clinico tipico è caratterizzato da placche anulari eritematose e squamose, con un margine periferico nettamente rilevato e una zona centrale più chiara, spesso facilmente riconoscibile dal farmacista esperto. Il prurito è quasi sempre presente.
Ogni sede, tuttavia, presenta elementi peculiari. All’inguine, l’infezione tende a estendersi alla parte interna della coscia risparmiando lo scroto, un segno distintivo rispetto ad altre dermatosi. Ai piedi, soprattutto negli spazi interdigitali, prevalgono macerazione, fissurazioni e talvolta desquamazione plantare. Nel cuoio capelluto, tipicamente nei bambini, possono comparire aree di alopecia, scaglie diffuse e, nei casi infiammatori, cherioni mentre nelle unghie, la tinea unguium comporta alterazione del colore e ispessimento progressivo, spesso più rilevante dal punto di vista estetico che clinico.

L’anamnesi aiuta a identificare i fattori predisponenti: contatto con animali o persone infette, uso di calzature occlusive, asciugamani condivisi, ambienti umidi o frequentazione di palestre e piscine. L’uso recente di antibiotici o corticosteroidi può alterare il microbiota cutaneo, facilitando la colonizzazione fungina.
Il farmacista deve saper distinguere la tigna da eczemi e psoriasi, che tendono a essere più diffusi e simmetrici e non mostrano il tipico bordo sollevato. Anche la pitiriasi rosea può mascherarsi da tigna nelle prime fasi, rendendo necessario un attento esame clinico.
Il trattamento dipende dalla sede. Le forme localizzate di corpo, inguine e piedi rispondono ad antifungini topici (clotrimazolo 1%, miconazolo 2%, terbinafina 1%), da applicare ben oltre il margine della lesione e per una-due settimane dopo la risoluzione clinica.
La tinea capitis richiede inevitabilmente terapia sistemica, essendo il capello una sede difficilmente raggiungibile dai topici; le infezioni ungueali, essendo spesso lente e non sempre clinicamente rilevanti, possono essere trattate o meno in base alle preferenze del paziente.
In caso di coinvolgimento del cuoio capelluto nei bambini, micosi estese o recidivanti, sovrainfezioni batteriche, quadro clinico in pazienti diabetici o immunocompromessi, è necessario il rinvio al medico.

Pitiriasi versicolor: una discromia recidivante 

La pitiriasi versicolor, spesso definita impropriamente “tinea versicolor”, è invece causata dalla proliferazione dei lieviti Malassezia, parte della flora cutanea residente. La condizione si manifesta prevalentemente su tronco e spalle con chiazze ipopigmentate, iperpigmentate o rosate, accompagnate da sottile desquamazione e prurito modesto o assente.
Le forme ipopigmentate diventano particolarmente evidenti dopo l’esposizione al sole, quando le aree colpite non riescono a pigmentarsi in modo uniforme. La diagnosi è clinica e il farmacista deve soprattutto distinguerla dalla vitiligine, che causa depigmentazione netta e senza squame e dalla ipopigmentazione post-infiammatoria, comune dopo eczema o traumi cutanei.
Il trattamento si basa su antifungini topici, in particolare ketoconazolo o solfuro di selenio in formulazione shampoo o gel, applicati sulla zona e lasciati agire 5–10 minuti prima del risciacquo, per 5–7 giorni. Nei casi molto estesi o con recidive frequenti può essere necessario ricorrere a una terapia orale prescritta dal medico. 
Il farmacista deve informare che la discromia può persistere per settimane anche dopo la risoluzione dell’infezione, evitando così false impressioni di inefficacia del trattamento. Le red flag sono estensione ampia, recidive ravvicinate, scarso beneficio dopo terapia adeguata.

Candidiasi cutanea e dermatite da pannolino: bruciore accompagnato da pustole  

La candidiasi cutanea è più frequente nelle zone umide e occluse del corpo: pieghe inguinali, spazi sotto il seno, ascelle e area del pannolino nei lattanti. La proliferazione di Candida albicans genera chiazze molto rosse, macerate, spesso lucide, accompagnate da pustole satellite, un segno distintivo che orienta subito il farmacista verso questa diagnosi. Il paziente riferisce spesso bruciore, irritazione o prurito.
Tra i principali fattori predisponenti: obesità, diabete, sudorazione eccessiva, uso recente di antibiotici o corticosteroidi. Nei neonati, la dermatite da pannolino può evolvere in candidiasi quando il rash persiste nonostante l’uso regolare di creme barriera.
La dermatite irritativa è più diffusa, meno intensa nei margini e non presenta pustole periferiche; la psoriasi inversa e la dermatite seborroica possono mimare il quadro, ma la morfologia è diversa.
Il trattamento di prima scelta sono gli imidazolici topici (clotrimazolo o miconazolo). Se l’infiammazione è marcata, può essere utilizzato per pochi giorni un corticosteroide blando, ma solo sotto prescrizione. Per la dermatite da pannolino, Kochhar ribadisce l’importanza di cambi frequenti, aerazione e detersione delicata. 
Red flag sono infezioni ricorrenti o persistenti, comparsa di febbre o segni sistemici, presenza concomitante di mughetto orale, pazienti con immunosoppressione o diabete.

Intertrigine: l’infiammazione che può nascondere un’infezione fungina

L’intertrigine è un quadro infiammatorio delle superfici cutanee a contatto, frequente nelle pieghe addominali, sotto il seno, all’inguine e nelle ascelle. Frizione, sudorazione e scarsa ventilazione creano un ambiente favorevole all’irritazione iniziale, che può essere facilmente complicata da infezioni fungine o, nei casi più gravi, da batteri.
La pelle appare arrossata, macerata, a volte con fissurazioni e cattivo odore. Il farmacista deve valutare la presenza di fattori predisponenti come sovrappeso, diabete, indumenti stretti o sudorazione profusa.
Poiché non è sempre possibile distinguere clinicamente la componente infiammatoria da quella micotica, è comune ricorrere a un trattamento empirico con antifungini topici. Se l’infiammazione è rilevante, può essere aggiunto per brevi periodi un corticosteroide leggero.
Alla base del trattamento rimane però la correzione dei fattori ambientali: mantenere le pieghe asciutte, usare vestiti in cotone, applicare creme barriera e ridurre l’attrito. Cattivo odore intenso, essudato, estensione rapida dell’eritema, sospetto di sovrainfezione batterica, sono elementi che richiedono una valutazione medica.

Fonte:

https://www.thepharmacist.co.uk/clinical/dermatology-and-wound-care/fungal-skin-infections-a-practical-guide-for-community-and-practice-pharmacists/ 

TAG: FUNGHI, ANTIMICOTICI, INFEZIONI

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