violenza di genere
24 Novembre 2025Oltre la metà delle donne vittime di violenza sviluppa un disturbo da stress post traumatico, un quarto ha sintomi di depressione, un terzo è ad alto rischio di subire di nuovo violenza. I dati sono stati raccolti grazie alle prime cento donne che hanno accettato di donare un campione di sangue per il progetto di ricerca EpiWE, Epigenetica per le donne

Oltre la metà delle donne vittime di violenza sviluppa un disturbo da stress post traumatico grave, un quarto ha sintomi di depressione, un terzo è ad alto rischio di subire di nuovo violenza. Sono i dati che emergono grazie alle prime cento donne che hanno accettato di donare un campione di sangue per il progetto di ricerca EpiWE, Epigenetica per le donne, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute per indagare se, quanto e per quanto tempo la violenza influenzi l’attività dei geni e comprometta la salute psico-fisica delle donne. L’indagine è stata estesa anche ai minori con EpiCHILD somministrato per ora a 26 minori di 7-17 anni che hanno assistito alla violenza in famiglia
EpiWe, progetto avviato nel 2023, ha raccolto informazioni su 76 vittime di violenza, mentre il resto del campione è stato utilizzato come controllo, utilizzanto il questionario EpiWEAT, elaborato in italiano e in altre quattro lingue per favorirne la diffusione tra le donne immigrate e i mediatori linguistici.
Questi i dati principali raccolti:
Al momento EpiWE ha coinvolto le regioni Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Liguria, in cui le donne possono ancora partecipare e aiutare lo studio donando un campione.
I questionari verranno poi integrati con analisi sui campioni biologici per cercare le cosiddette impronte epigenetiche sul Dna, cioè modificazioni molecolari del materiale genetico che non cambiano la struttura dei geni, ma ne modificano la funzionalità e l’espressione, comportando di conseguenza anche possibili patologie o disfunzioni.
"La violenza lascia tracce epigenetiche che modificano l'espressione dei geni, cioè la loro attività, senza alterare la sequenza del DNA – spiega Simona Gaudi, responsabile del progetto per l’Iss -. Studiare queste modificazioni potrebbe permetterci di predire gli effetti a lungo termine della violenza e sviluppare interventi preventivi personalizzati prima che insorgano patologie croniche".
“Il progetto EpiWE – riprende Gaudi - ha portato all’elaborazione oltre che di EpiWEAT di un secondo strumento digitale innovativo, EpiCHILD, pensato per i bambini e adolescenti. EpiCHILD è stato somministrato per ora a 26 minori di 7-17 anni (fra cui 8 orfani speciali, con madre deceduta e padre deceduto o in condizioni di detenzione) che hanno assistito alla violenza in famiglia, arruolati nel territorio pugliese in seguito a una collaborazione con la Regione Puglia e nell’ambito dello studio ESMiVA, Esiti di Salute nei Minori esposti a Violenza Assistita”.
Secondo i primi risultati, spiega l’esperta, quasi l'80% dei minori ha vissuto come evento traumatico aver assistito a violenze fisiche in famiglia, e sono stati identificati diversi casi di PTSD complesso e depressione elevata. Il 42,3% del campione ha genitori separati o divorziati, e nel 92,3% dei casi l'aggressore è il padre. “I risultati – conclude Gaudi - confermano l'urgenza di: screening sistematici nelle strutture sanitarie e nei servizi sociali, interventi multidisciplinari integrati tra sanità, scuola e servizi sociali, Protocolli di prevenzione personalizzati basati su evidenze scientifiche, monitoraggio longitudinale, ossia nel tempo) per valutare l'evoluzione dei sintomi. Lo studio proseguirà con follow-up programmati per monitorare l'evoluzione della sintomatologia della violenza subita, e costruire una base dati per future ricerche sul trauma transgenerazionale”.
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