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16 Luglio 2026Le ondate di calore possono aumentare il rischio di eventi avversi nei pazienti cronici anche per l'interazione con alcune terapie farmacologiche. Fadoi richiama l'attenzione su diuretici, antipertensivi, antinfiammatori, farmaci per il diabete e psicofarmaci: le cure non vanno sospese autonomamente e possono richiedere un monitoraggio più attento durante i periodi di caldo intenso.

Le temperature elevate oltre a rappresentare un rischio per effetti diretti sull'organismo, possono influenzare anche la risposta ad alcune terapie farmacologiche, aumentando il rischio di disidratazione, ipotensione e altre complicanze nei pazienti più fragili. A richiamare l'attenzione è la Federazione delle Associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), che invita a non modificare autonomamente le cure e sottolinea l'importanza di una corretta gestione della terapia durante le ondate di calore, soprattutto negli anziani e nei pazienti con patologie croniche.
Secondo Fadoi, il problema non è rappresentato soltanto dal picco delle temperature, ma anche dalla durata delle ondate di calore. Come spiega il presidente Andrea Montagnani, quando le temperature raggiungono o superano i 40 °C "il corpo può non riuscire più a disperdere il calore" e possono comparire "disidratazione importante, alterazioni della pressione arteriosa, confusione mentale fino al colpo di calore", una condizione che richiede un intervento immediato.
Gli internisti sottolineano inoltre che gli effetti si aggravano quando il caldo persiste per più giorni consecutivi. "Quando il caldo persiste per molti giorni consecutivi l'organismo non riesce più a recuperare", osserva Montagnani, evidenziando come questa situazione favorisca una progressiva disidratazione e un aumento dello stress cardiovascolare, con un conseguente incremento dei ricoveri per scompenso cardiaco, insufficienza renale, infezioni e complicanze respiratorie.
Particolare attenzione va riservata ai pazienti in trattamento farmacologico. Secondo Fadoi, infatti, le alte temperature possono modificare l'effetto di numerosi medicinali e aumentare il rischio di eventi avversi. Tra le classi di farmaci richiamate dagli internisti figurano i diuretici e i lassativi, che possono favorire disidratazione e ipotensione, gli antipertensivi, che possono accentuare il calo della pressione arteriosa, e i farmaci utilizzati nel diabete, nei quali la disidratazione può compromettere il controllo della glicemia. Anche alcuni farmaci antinfiammatori possono contribuire a peggiorare la funzione renale, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.
Fadoi richiama inoltre l'attenzione sui pazienti in trattamento con antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatori dell'umore, ricordando che alcuni di questi medicinali possono ridurre la capacità dell'organismo di disperdere il calore oppure alterare la percezione della sete, aumentando così il rischio di complicanze durante le ondate di calore.
Il messaggio degli internisti è chiaro: le terapie non devono essere sospese o modificate senza una valutazione clinica.
"Il messaggio è molto chiaro: non bisogna mai sospendere o modificare autonomamente le cure", afferma Montagnani. Sarà il medico a stabilire se sia necessario adattare temporaneamente il trattamento o intensificare il monitoraggio clinico in relazione alle condizioni del paziente e all'intensità dell'ondata di calore.
Lo stesso principio vale per i pazienti in terapia con psicofarmaci: anche in questo caso Fadoi raccomanda di programmare un confronto con il medico all'inizio dei periodi di caldo intenso, senza interrompere autonomamente il trattamento.
Gli anziani rappresentano la categoria più esposta, ma i rischi riguardano anche le persone con scompenso cardiaco, ipertensione, insufficienza renale, diabete, malattie respiratorie, patologie neurologiche o disturbi cognitivi.
Per questi pazienti Fadoi raccomanda di mantenere una regolare idratazione, evitare l'esposizione nelle ore più calde della giornata, mantenere freschi gli ambienti domestici e rivolgersi tempestivamente al medico in presenza di sintomi come capogiri, riduzione della diuresi o marcati cali della pressione arteriosa.
"Il caldo può uccidere", ricorda infine Montagnani, sottolineando che durante le grandi ondate di calore aumenta la mortalità soprattutto tra anziani e pazienti cronici. Per questo, conclude Fadoi, la prevenzione rimane la strategia più efficace: "idratarsi correttamente, evitare l'esposizione nelle ore centrali della giornata, controllare le persone sole e fragili e seguire sempre le indicazioni del proprio medico".
ph.cr.magnific
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