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Malattia di Alzheimer

21 Gennaio 2026

Alzheimer, diagnosi possibile con test su sangue capillare: promette accuratezza elevata

Uno studio pubblicato su Nature Medicine mostra che un test su sangue capillare essiccato, raccolto con una semplice puntura sul dito, è in grado di individuare biomarcatori dell’Alzheimer con un’accuratezza sovrapponibile ai metodi tradizionali. La tecnica potrebbe facilitare diagnosi e studi su larga scala, anche a distanza

di Redazione Farmacista33


Alzheimer, diagnosi possibile con test su sangue capillare: promette accuratezza elevata

Una semplice puntura sul polpastrello potrebbe, in futuro, contribuire alla diagnosi dell’Alzheimer. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Nature Medicine, che dimostra come l’analisi di poche gocce di sangue essiccate su apposite card consenta di rilevare biomarcatori chiave della malattia con risultati comparabili a quelli ottenuti tramite prelievo venoso o analisi del liquido cerebrospinale.

Il lavoro, condotto nell’ambito del progetto DROP-AD, ha coinvolto 337 partecipanti arruolati in sette centri europei. In 304 casi è stato possibile confrontare campioni di sangue capillare essiccato con campioni di plasma venoso. Il biomarcatore principale analizzato è stato il p-tau217, considerato uno dei più accurati indicatori precoci della patologia di Alzheimer. L’analisi su sangue secco ha mostrato una forte correlazione con i livelli plasmatici ottenuti con i test standard e un’accuratezza complessiva dell’86% nel predire la positività dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale.

Oltre al p-tau217, i ricercatori hanno valutato anche altri due biomarcatori rilevanti, la glial fibrillary acidic protein (GFAP), associata all’astrogliosi, e la neurofilament light chain (NfL), indicatore di neurodegenerazione assonale. Anche per questi parametri è stata osservata una correlazione significativa tra i valori ottenuti dai campioni essiccati e quelli derivati dai prelievi tradizionali.

Un elemento di particolare interesse riguarda la modalità di raccolta del campione. I partecipanti sono stati in grado di effettuare autonomamente il prelievo capillare, senza l’assistenza di personale sanitario, con risultati sovrapponibili a quelli ottenuti con raccolta supervisionata. Questo aspetto apre alla possibilità di utilizzo del test in contesti remoti, in studi di popolazione e in gruppi per i quali il prelievo venoso può risultare complesso, come le persone con sindrome di Down, che presentano un rischio genetico più elevato di sviluppare Alzheimer.

Gli autori sottolineano che la tecnica non è ancora pronta per l’uso clinico routinario: sono necessari ulteriori passaggi di standardizzazione dei protocolli di raccolta e analisi. Tuttavia, il potenziale è rilevante. Un test minimamente invasivo, facilmente trasportabile e compatibile con la raccolta a domicilio potrebbe ridurre le barriere logistiche alla diagnosi precoce, limitare il ricorso a procedure più invasive e costose e favorire un accesso più ampio ai percorsi diagnostici e agli studi di prevenzione.

Nel contesto di un crescente interesse per i biomarcatori ematici dell’Alzheimer e per strategie di identificazione precoce dei pazienti candidabili alle terapie modificanti la malattia, la possibilità di utilizzare sangue capillare essiccato rappresenta un ulteriore passo verso una diagnosi più accessibile e scalabile.

Fonte:

https://www.nature.com/articles/s41591-025-04080-0 

TAG: DIAGNOSI, TEST DA SANGUE CAPILLARE, MALATTIA DI ALZHEIMER

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