covid
03 Agosto 2026In Cina il tasso di positività ai test respiratori ha superato il 20%, ma le autorità sanitarie rassicurano: sintomi per lo più lievi e nessuna nuova variante preoccupante. Pregliasco: “Serve vigilanza, non allarmismo”

Il Covid torna a far parlare di sé in Cina, dove nel mese di luglio l’infezione da Sars-CoV-2 è tornata a essere la principale causa di sindromi simil-influenzali, superando l’influenza stagionale per la prima volta dall’inizio dell’anno. Secondo i dati del Chinese Center for Disease Control and Prevention (China Cdc), il tasso di positività ai test tra i pazienti con sintomi respiratori è salito dal 16,3% al 20,3% in due settimane, tra il 13 e il 26 luglio. Le autorità sanitarie cinesi parlano tuttavia di una normale fluttuazione epidemica, senza segnali di maggiore gravità della malattia né di nuove varianti preoccupanti.
L’incremento è stato più marcato nelle province meridionali rispetto a quelle settentrionali e ha riguardato soprattutto la fascia d’età tra 15 e 59 anni. La maggioranza dei casi ha manifestato forme lievi e, dopo la crescita delle scorse settimane, l’attività virale si è stabilizzata su livelli moderati. La variante attualmente prevalente è la NB.1.8.1, che secondo il Cdc cinese non presenta caratteristiche tali da rappresentare un rischio aggiuntivo per la salute pubblica. L’aumento dei contagi, inoltre, non ha determinato pressioni significative sul sistema sanitario. Per le autorità cinesi il Covid è ormai un’infezione respiratoria comune, destinata a provocare una o due ondate epidemiche ogni anno, in linea con l’andamento osservato nei due anni precedenti.
Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, invita a non abbassare la guardia pur senza allarmismi: “Sars-CoV-2 continua a circolare a livello globale e può determinare nuove ondate anche durante i mesi estivi”.
Secondo Pregliasco non vi sono elementi che facciano pensare a una variante capace di modificare lo scenario epidemiologico, ma piuttosto un’ulteriore conferma della capacità del virus di adattarsi in una popolazione la cui immunità tende fisiologicamente a ridursi nel tempo. Mobilità internazionale, viaggi e permanenza in ambienti climatizzati possono favorire la trasmissione anche fuori stagione, rendendo il Covid meno soggetto a una stagionalità rigida come quella influenzale.
“Non è il momento dell’allarmismo, ma della vigilanza”, conclude Pregliasco. “Oggi disponiamo di strumenti efficaci, come vaccinazioni e terapie, che consentono di convivere con il virus. La situazione cinese ricorda però che il Covid non è scomparso e che mantenere efficiente la sorveglianza internazionale resta essenziale”.
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