dolore cronico
05 Febbraio 2026Il coinvolgimento del farmacista clinico nella gestione farmacologica del dolore cronico non oncologico può contribuire a migliorare gli esiti riferiti dai pazienti e a rendere più coerenti e appropriati i percorsi terapeutici

Una revisione strutturata della terapia analgesica condotta dal farmacista in cure primarie è associata a una riduzione significativa dell’intensità del dolore e a un miglioramento dell’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana nei pazienti con dolore cronico non oncologico. È quanto emerge da uno studio pilota randomizzato pubblicato su Scientific Reports, condotto in due unità di cure primarie in Portogallo. Il percorso prevedeva quattro incontri nell’arco di sedici settimane, durante i quali il farmacista raccoglieva informazioni su dolore, efficacia percepita, aderenza, effetti indesiderati e difficoltà nella gestione quotidiana dei farmaci. Quando necessario, venivano proposte modifiche terapeutiche o interventi non farmacologici e le raccomandazioni venivano comunicate al medico di medicina generale, responsabile della decisione finale.
Al termine del percorso, i pazienti seguiti dal farmacista hanno riportato una riduzione media dell’intensità del dolore pari a 2,07 punti misurata tramite scala numerica NRS (0–10), con un passaggio da 6,18 a 4,11, mentre nel gruppo di confronto non si è osservato alcun miglioramento. Oltre all’intensità del dolore, è migliorato anche l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana. I pazienti seguiti dal farmacista riferivano infatti una minore interferenza del dolore sulle attività giornaliere, sul sonno, sull’umore e sul lavoro.
I risultati mostrano inoltre che oltre la metà dei pazienti seguiti dal farmacista ha espresso una valutazione positiva dell’esperienza complessiva, mentre nel gruppo di confronto non sono emerse valutazioni favorevoli. Il percorso si è dimostrato anche ben accettato dal punto di vista operativo, con il 97% degli incontri previsti che sono stati portati a termine, con un’adesione totale.
Durante il follow-up il farmacista ha individuato 19 problemi terapeutici legati alla gestione analgesica, in particolare trattamenti insufficienti, farmaci non più necessari o dosaggi non adeguati. Quasi due terzi di questi sono stati risolti grazie agli aggiustamenti concordati con il medico di famiglia, che ha accolto oltre il 70% delle proposte formulate.
Gli autori riconoscono alcune limitazioni, legate principalmente al numero ridotto di partecipanti, alla durata contenuta del follow-up e alla possibilità che alcuni pazienti abbiano intuito il proprio gruppo di assegnazione, influenzando la percezione dei risultati. Nonostante ciò, l’esperienza suggerisce che un modello di gestione del dolore cronico che preveda il coinvolgimento attivo del farmacista sia praticabile e potenzialmente utile per migliorare gli esiti riferiti dai pazienti e ridurre i problemi legati alla terapia farmacologica.
Fonte:
Sci Rep. 2025 Dec 29;15(1):44689. doi: 10.1038/s41598-025-28475-8. PMID: 41461687; PMCID: PMC12749731.
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