Cosmetica
07 Luglio 2026l fatturato dell'industria cosmetica italiana raggiunge il record di 18 miliardi di euro nel 2025, mentre l'intera filiera vale 49 miliardi e occupa circa 500mila persone. L'export, salito a 8,6 miliardi, si conferma il principale motore della crescita.

Il mercato cosmetico italiano chiude il 2025 con un fatturato industriale record di 18 miliardi di euro e una crescita media annua del 6,1% nell'ultimo decennio, oltre sei volte quella del Pil italiano. A trainare il comparto sono soprattutto le esportazioni, che raggiungono 8,6 miliardi di euro e rappresentano il 48% del fatturato, mentre i consumi interni si confermano stabili a 12,8 miliardi. Sono i dati dell'Osservatorio 2026 realizzato da TEHA - The European House Ambrosetti in collaborazione con Cosmetica Italia, presentato a Roma durante l'Assemblea pubblica dell'associazione.
Allargando l'analisi all'intera filiera, dalle attività a monte, come packaging, macchinari e materie prime, fino ai canali distributivi, il fatturato generato nel 2025 raggiunge 49 miliardi di euro, in crescita dell'1,9% rispetto al 2024.
Il valore aggiunto è pari a 31,5 miliardi di euro, mentre gli occupati lungo l'intera filiera sono circa 500mila, di cui 105mila diretti. La contribuzione fiscale riconducibile al sistema cosmetico ammonta a 10,5 miliardi di euro.
"Il profilo che emerge dall'Osservatorio è quello di un settore in grado di coniugare crescita, occupazione qualificata, capacità produttiva e innovazione, rappresentando un asset strategico per l'economia nazionale. Cresce, investe, innova, esporta e genera valore lungo tutta la filiera", ha commentato Benedetto Lavino, presidente di Cosmetica Italia.
L'export si conferma il principale motore della crescita dell'industria cosmetica italiana. Nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto il valore record di 8,6 miliardi di euro, con un aumento del 4,1% rispetto all'anno precedente. La cosmetica si posiziona così al primo posto tra i principali comparti del Made in Italy per incremento dell'export. Le vendite sui mercati internazionali incidono ormai per il 48% sul fatturato complessivo del settore.
A confermare la competitività internazionale dell'industria italiana è anche l'andamento della bilancia commerciale, positiva da 15 anni e arrivata nel 2025 al massimo storico di 5,1 miliardi di euro.
Sul mercato interno, il valore dei consumi cosmetici si mantiene stabile a 12,8 miliardi di euro. Secondo l'Osservatorio, la tenuta della spesa conferma l'essenzialità acquisita dai prodotti cosmetici nel paniere dei consumi, con dinamiche analoghe a quelle dei beni per la salute.
Tra i fattori che possono incidere sulla competitività futura del comparto, l'Osservatorio richiama l'attenzione sull'approvvigionamento delle materie prime utilizzate nelle produzioni cosmetiche.
L'Italia importa circa la metà degli ingredienti da Paesi extra-europei e circa il 30% dall'Asia. Anche alcuni dei principali fornitori europei svolgono prevalentemente un ruolo di intermediazione o trasformazione delle materie prime, una struttura della catena di fornitura che può esporre le imprese a rischi di instabilità degli approvvigionamenti e oscillazioni dei prezzi.
Nonostante le aziende italiane percepiscano attualmente un basso livello di criticità, due imprese su cinque stanno già diversificando i mercati di approvvigionamento e i fornitori.
"La competitività dell'industria cosmetica italiana dipende anche dalla capacità di presidiare in modo sicuro, efficiente e sostenibile l'accesso a questi input produttivi", ha sottolineato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group e The European House - Ambrosetti.
Le imprese cosmetiche investono circa 300 milioni di euro nella transizione sostenibile, con interventi rivolti alla gestione efficiente dei consumi energetici, alla riduzione delle emissioni climalteranti e alla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche. Secondo Cosmetica Italia, la crescita del settore deve ora essere accompagnata da una politica industriale nazionale ed europea che riconosca la cosmetica tra i comparti strategici del Made in Italy.
"L'Italia possiede già una filiera cosmetica leader. Ora serve una strategia-Paese per trasformare questa leadership in vantaggio competitivo duraturo", ha affermato Lavino.
Tre le priorità indicate dall'associazione: semplificare e armonizzare il quadro normativo relativo alla transizione sostenibile per consentire una programmazione più efficiente degli investimenti; rafforzare il sostegno alla ricerca e sviluppo attraverso una maggiorazione fino al 40% del credito d'imposta per le attività di R&S; definire una strategia nazionale per consolidare il posizionamento internazionale dell'industria cosmetica italiana e accrescere il valore percepito dell'Italian Beauty.
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