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10 Marzo 2026Dal 22 marzo saranno in vigore le nuove regole di prescrivibilità e rimborsabilità degli inibitori di pompa protonica a carico del Servizio sanitario nazionale. La Nota Aifa N01 sostituisce le precedenti Note 1 e 48 e ridefinisce indicazioni, durata delle terapie e criteri

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova Nota Aifa N01, entrano in vigore dal 22 marzo le nuove regole di prescrivibilità e rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale degli inibitori di pompa protonica (IPP). Il provvedimento sostituisce e unifica le precedenti Note 1 e 48, aggiornando le condizioni di utilizzo secondo criteri di appropriatezza clinica e limitando l’impiego cronico ai casi in cui sia strettamente necessario.
La Nota disciplina la prescrivibilità a carico del SSN di esomeprazolo, lansoprazolo, omeprazolo, pantoprazolo e rabeprazolo alle diverse formulazioni e dosaggi indicati, definendo le principali indicazioni cliniche rimborsabili, la durata dei trattamenti e le condizioni di rivalutazione della terapia.
Per il trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, la Nota stabilisce che la terapia con IPP a carico del SSN abbia una durata compresa tra 4 e 8 settimane, al termine delle quali è prevista una rivalutazione clinica. Nei pazienti che rispondono al trattamento, la terapia deve essere sospesa oppure ridotta a regime “on demand”, evitando il ricorso al trattamento cronico in assenza di indicazioni specifiche.
La terapia di mantenimento è indicata solo nei pazienti con recidive frequenti o sintomi refrattari alla sospensione, oppure nei casi di malattia complicata, come esofagite erosiva moderata o severa o stenosi esofagee. In questi casi il trattamento deve essere condotto con il dosaggio minimo efficace, con rivalutazione clinica generalmente ogni 6-12 mesi.
La Nota ridefinisce anche le condizioni di rimborsabilità degli IPP per la profilassi delle complicanze gravi del tratto gastrointestinale superiore nei pazienti in terapia cronica con FANS, anticoagulanti, doppia antiaggregazione o corticosteroidi.
La profilassi primaria è rimborsabile solo nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento o perforazione gastrointestinale, come quelli con cirrosi epatica con ipertensione portale, insufficienza renale cronica avanzata o comorbidità gravi, oppure nei soggetti di età pari o superiore a 65 anni che assumono in modo cronico i farmaci indicati. In questi casi la durata della terapia con IPP deve essere allineata alla durata della terapia farmacologica che ne giustifica l’impiego, utilizzando il dosaggio più basso efficace e prevedendo la sospensione al termine del trattamento, salvo diversa indicazione clinica.
La profilassi secondaria riguarda invece i pazienti con anamnesi di ulcera peptica o sanguinamento da ulcera. In questi casi gli IPP restano rimborsabili per tutta la durata della terapia con FANS, anticoagulanti, acido acetilsalicilico a basse dosi, doppia antiaggregazione o corticosteroidi, con rivalutazione clinica periodica ogni 6-12 mesi.
Per il trattamento dell’ulcera peptica, la Nota prevede cicli di terapia con IPP della durata di 4-8 settimane a dosaggio standard, con rivalutazione clinica e, quando necessario, strumentale al termine del trattamento.
Gli IPP sono inoltre rimborsabili nell’ambito dei regimi di eradicazione dell’Helicobacter pylori, in associazione agli antibiotici nei pazienti con infezione documentata, soprattutto quando associata a ulcera gastrica o duodenale, linfoma MALT o dispepsia resistente. La durata del trattamento è di 10-14 giorni, in base allo schema antibiotico adottato. Al termine della terapia è indicata la sospensione degli IPP nei pazienti senza ulcera attiva, salvo persistenza dell’infezione.
Per le condizioni ipersecretorie, come la sindrome di Zollinger-Ellison, la Nota riconosce la necessità di un trattamento a lungo termine con IPP per il controllo della secrezione gastrica. Anche in questi casi è prevista una valutazione periodica della terapia e la titolazione del dosaggio al minimo efficace.
La Nota sottolinea inoltre che la terapia a lungo termine con IPP dovrebbe essere prescritta solo quando strettamente necessaria, con rivalutazioni periodiche finalizzate alla riduzione del dosaggio o alla sospensione del trattamento quando i sintomi risultano controllati. La limitazione dell’uso cronico è motivata anche dal possibile rischio di effetti avversi associati a trattamenti prolungati, tra cui infezioni gastrointestinali, disbiosi, deficit di vitamina B12 e magnesio, aumento del rischio di osteoporosi e nefropatia.
Le indicazioni contenute nella Nota devono essere seguite dai medici specialisti ambulatoriali e dai medici ospedalieri in fase di dimissione, ai fini della prescrivibilità a carico del Servizio sanitario nazionale.
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