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22 Aprile 2026Nelle forme croniche il prurito può compromettere sonno, benessere psicologico e qualità della vita ed essere il segnale di patologie dermatologiche o sistemiche. Dai dermatologi emerge l’importanza di un inquadramento clinico accurato e di terapie mirate sulla base dei meccanismi biologici del singolo paziente.

Il prurito non è solo un semplice fastidio cutaneo: nelle forme croniche può compromettere in modo rilevante la qualità della vita, disturbare il sonno, incidere sul benessere psicologico ed essere il segnale di patologie dermatologiche o sistemiche. Per questo la diagnosi richiede una valutazione accurata e il trattamento deve essere sempre più personalizzato, sulla base delle caratteristiche cliniche e biologiche del paziente. Il tema è stato al centro del 99° Congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in corso a Rimini dal 21 al 24 aprile, dedicato quest’anno a “Innovazione e ricerca: il futuro della dermatologia”.
“Il prurito non colpisce solo la pelle, ma l’intera sfera emotiva e relazionale della persona – spiega Roberto Maglie del Dipartimento di scienza della salute, Sezione di Dermatologia, Università degli studi di Firenze –. Può favorire ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti, compromettere il sonno nel 60% dei casi e generare un forte disagio psicosociale, fino a fenomeni di stigmatizzazione e isolamento, poiché richiama nell’immaginario collettivo un’idea di contagio. Un circolo vizioso amplifica il distress psicologico e peggiora ulteriormente la qualità della vita e rende ancora più complessa la gestione clinica”.
Le cause del prurito sono numerose ed eterogenee e richiedono un’attenta valutazione clinica. Il sintomo rappresenta la manifestazione principale di molte malattie infiammatorie croniche della pelle, come psoriasi e dermatite atopica, ed è frequente anche in patologie parassitarie come la scabbia, ma può essere associato a numerose condizioni sistemiche, tra cui malattie ematologiche come linfomi e policitemia vera, insufficienza epatica e renale e altre patologie croniche.
In alcuni casi può configurarsi come una vera emergenza clinica, come nel prurito colestatico della gravidanza, che può compromettere l’andamento della gestazione e la sopravvivenza del feto. Non sempre, tuttavia, la causa è organica: il prurito può riflettere un disagio psicologico, configurando il cosiddetto prurito psicogeno, oppure persistere anche dopo indagini diagnostiche approfondite senza una causa identificabile, definendo il quadro del chronic pruritus of unknown origin, a conferma della complessità clinica e della necessità di un inquadramento diagnostico mirato.
I meccanismi biologici alla base del prurito sono stati oggetto di progressi scientifici negli ultimi anni, che hanno modificato la comprensione del sintomo e aperto nuove prospettive terapeutiche. Se in passato l’istamina era considerata la principale responsabile del prurito, oggi è noto che numerosi mediatori infiammatori prodotti dall’organismo – i cosiddetti “pruritogeni” – svolgono un ruolo determinante in molte malattie infiammatorie croniche, come dermatite atopica e psoriasi, ma anche in diverse patologie sistemiche.
“Questi mediatori infiammatori interagiscono con cellule immunitarie, cellule cutanee e reti neuronali, che coinvolgono sia il sistema nervoso periferico che quello centrale, producendo la caratteristica risposta del grattamento – spiega Paolo Amerio Professore ordinario di Dermatologia e Venereologia, Clinica Dermatologica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. – Le recenti scoperte hanno aperto la strada a terapie innovative e mirate, capaci di agire su specifiche molecole come le interleuchine 4 e 31, con benefici rapidi sia sull’infiammazione cutanea sia sul prurito, talvolta nell’arco di poche ore”. Progressi significativi riguardano anche forme di prurito non direttamente legate a patologie dermatologiche.
“Paradigmatica la notalgia parestetica, una patologia pruriginosa localizzata a livello del dorso associata a disordini posturali della colonna vertebrale, o l'insufficienza renale cronica (il prurito uremico). In queste condizioni il prurito sembra essere mediato da particolari molecole chiamate recettori degli oppioidi, che possono oggi essere bloccati grazie all'utilizzo di farmaci mirati” aggiunge Maglie.
La molteplicità delle cause che possono determinare il prurito rende spesso complesso l’approccio clinico e diagnostico, richiedendo una valutazione approfondita e un inquadramento individualizzato del paziente.
“Proprio per la molteplicità delle cause, l’approccio clinico, diagnostico e successivamente terapeutico al paziente con prurito cronico può essere complesso – sottolinea Amerio – imponendo al dermatologo, il principale specialista di riferimento, una solida conoscenza della medicina interna”.
Le evidenze più recenti mostrano infatti come, anche all’interno della stessa patologia, possano attivarsi meccanismi biologici differenti, con implicazioni rilevanti nella scelta del trattamento.
“Un esempio è la prurigo nodulare – chiarisce Amerio – una patologia caratterizzata dalla comparsa di noduli escoriati a livello del dorso, tronco, arti e che si accompagna ad un prurito intenso ed invalidante. Uno studio ha dimostrato che sebbene la patologia si presenti sempre con lo stesso aspetto clinico, alcuni pazienti presentino un profilo molecolare simile e una associazione specifica con la dermatite atopica, mentre altri sembrano avere un profilo infiammatorio meno attivo e una associazione specifica con patologie della colonna vertebrale. Riconoscere queste differenze, significa poter scegliere terapie più mirate, efficaci, evitando trattamenti inutili e riducendo anche i costi per il sistema sanitario e per i pazienti stessi”.
La prospettiva futura è identificare in modo sempre più preciso il meccanismo alla base del prurito in ogni singolo paziente, anche attraverso strumenti diagnostici semplici come un esame del sangue, così da selezionare fin dall’inizio il trattamento più appropriato, migliorando l’efficacia delle cure e riducendo gli effetti collaterali.
“In futuro saremo in grado di profilare ogni paziente e scegliere fin da subito la terapia più adatta – concludono i due esperti – è questa la direzione della dermatologia moderna: rendere un sintomo frequentemente sottostimato una priorità clinica, da gestire con strumenti sempre più evoluti e su misura”.
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