Aderenza terapeutica
27 Marzo 2026Il coinvolgimento attivo del farmacista nei pazienti in terapia con antipsicotici può contribuire a migliorare l’aderenza al trattamento, aiutando a individuare e risolvere difficoltà legate alla gestione quotidiana dei farmaci.

L’intervento strutturato di counseling proposto dal farmacista nella farmacia di comunità può migliorare in modo significativo l’aderenza alla terapia nei pazienti in trattamento con antipsicotici, con una diminuzione dei casi di scarsa aderenza dal 42% al 24% riscontrata dopo il supporto personalizzato. Il dato è stato misurato da uno studio osservazionale condotto in una farmacia territoriale in Giappone e pubblicato su Annals of General Psychiatry, che ha valutato l’efficacia di un breve intervento in 50 pazienti adulti. Il modello prevedeva l’utilizzo di un questionario strutturato per individuare eventuali difficoltà nella gestione dei farmaci, seguito da incontri di counseling individuali durante i quali il farmacista forniva indicazioni sull’assunzione corretta dei medicinali, sulla gestione delle dosi dimenticate e sui possibili effetti indesiderati, condividendo con il medico prescrittore le criticità emerse quando necessario.
Il counseling testato nello studio non si è limitato alla semplice trasmissione di informazioni sui farmaci, ma è stato impostato come un intervento strutturato e personalizzato, ispirato ai principi della terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Prima dell’avvio dello studio, i farmacisti di 4 farmacie di comunità hanno partecipato a un programma formativo specifico di 5 ore, focalizzato sulle tecniche di comunicazione e di ristrutturazione cognitiva, con l’obiettivo di supportare i pazienti nell’identificare il legame tra pensieri, emozioni e atteggiamento verso la terapia. Durante gli incontri, infatti, il farmacista ha lavorato con il paziente per individuare eventuali difficoltà pratiche o convinzioni negative legate alla terapia, favorendo lo sviluppo di strategie di autogestione del trattamento e una maggiore consapevolezza del ruolo dei farmaci.
A supporto del colloquio è stato utilizzato anche uno strumento strutturato, una tabella di registrazione dei pensieri, utile per analizzare le situazioni problematiche e individuare modalità alternative di gestione. Un elemento centrale dell’intervento è stato la costruzione di una relazione di fiducia e di continuità nel tempo, che ha consentito ai farmacisti di raccogliere informazioni sul contesto personale e clinico dei pazienti e di modulare il supporto in base alle loro esigenze. In alcuni casi era previsto anche un contatto successivo, ad esempio telefonico, per monitorare l’aderenza alla terapia e la comparsa di eventuali reazioni avverse.
Dall’analisi è emerso che le difficoltà nel seguire correttamente la terapia erano, nella maggior parte dei casi, legate non a una decisione consapevole di interrompere i farmaci, ma piuttosto a ostacoli pratici della vita quotidiana. Tra i problemi frequentemente riportati figurano la dimenticanza delle dosi, la difficoltà nel conciliare gli orari di assunzione con le attività giornaliere, l’elevato numero di compresse o di somministrazioni nell’arco della giornata e, in alcuni casi, abitudini alimentari irregolari. Accanto a queste forme di mancata aderenza non intenzionale, alcuni pazienti riferivano anche una sospensione volontaria della terapia, principalmente legata alla comparsa di effetti indesiderati o alla percezione di una scarsa efficacia del trattamento.
Il confronto con il farmacista e il counseling personalizzato hanno contribuito a ridurre molte delle difficoltà segnalate dai pazienti. In particolare, è stata osservata una diminuzione dei casi di mancata aderenza alla terapia, passati dal 42% al 24% dopo l’intervento. Parallelamente, i pazienti che inizialmente presentavano maggiori difficoltà nella gestione dei farmaci hanno mostrato un miglioramento significativo anche nella percezione e nell’accettazione della terapia, valutate tramite il questionario Drug Attitude Inventory-10 (DAI-10), con un aumento del punteggio medio da 5,81 a 7,86, indicativo di una maggiore fiducia nel trattamento e nella sua utilità.
Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui il numero relativamente ridotto di partecipanti, la breve durata del follow-up e il disegno non randomizzato, che può introdurre possibili bias di selezione. Saranno necessari pertanto nuovi studi, condotti su campioni più ampi e con disegni metodologici più robusti, per confermare questi risultati e chiarire ulteriormente il ruolo della farmacia territoriale nel supporto alla salute mentale.
Fonte:
https://doi.org/10.1186/s12991-026-00636-7
photo credits: Freepik
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