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Menopausa

14 Maggio 2026

Menopausa e terapia ormonale sostitutiva: cosa dicono le recenti evidenze scientifiche

Le evidenze più recenti rivalutano il ruolo della terapia ormonale sostitutiva in menopausa e se prescritta in modo personalizzato e nella corretta finestra temporale, può contribuire al controllo dei sintomi e alla salute cardiovascolare, ossea e metabolica.

di Redazione Farmacista33


salute donna

Le evidenze scientifiche più recenti hanno progressivamente rivalutato il ruolo della terapia ormonale sostitutiva (Tos) in menopausa, mostrando come, se prescritta con appropriatezza e nella corretta finestra temporale, possa contribuire non solo al controllo dei sintomi vasomotori ma anche alla protezione cardiovascolare, alla prevenzione dell’osteoporosi e al mantenimento della salute metabolica e muscolare. Nonostante questo cambio di paradigma, in Italia la Tos resta ancora poco utilizzata: secondo i dati della Fondazione Onda, solo il 5% delle donne italiane in menopausa ricorre alla terapia ormonale. Un dato che colloca il Paese tra gli ultimi in Europa per utilizzo della Tos e che, secondo gli esperti, riflette un mix di disinformazione, paure ereditate e accesso non uniforme alle cure.

A riportare l’attenzione sul tema è Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna e human metabolist, che sottolinea come negli ultimi anni le evidenze cliniche abbiano progressivamente rivalutato il ruolo della Tos non solo nel controllo dei sintomi della menopausa, ma anche nella prevenzione di alcune condizioni legate all’invecchiamento.

Dallo studio Women’s Health Initiative al cambio di paradigma

Il dibattito sulla sicurezza della terapia ormonale sostitutiva è rimasto fortemente influenzato dalla pubblicazione, nel 2002, dello studio Women’s Health Initiative, che associava l’uso degli ormoni in menopausa a un aumento del rischio di tumore al seno e di malattie cardiovascolari. Da allora le prescrizioni della Tos subirono un forte calo a livello internazionale.
Negli anni successivi, tuttavia, ulteriori studi hanno chiarito diversi aspetti metodologici dello studio originario. In particolare, le donne coinvolte avevano un’età media di 63 anni, quindi ben oltre l’inizio della menopausa, e utilizzavano formulazioni ormonali differenti rispetto a quelle oggi disponibili.

Le evidenze più recenti indicano invece che la Tos, se prescritta in modo personalizzato e avviata nelle pazienti appropriate, può offrire benefici clinici importanti. Le principali linee guida internazionali e la Società Italiana Menopausa indicano come finestra più favorevole per iniziare il trattamento i primi dieci anni dall’inizio della menopausa e preferibilmente prima dei 60 anni.

Gli effetti sulla salute secondo le evidenze più recenti

“Non siamo di fronte a una scelta clinica consapevole, ma a un problema culturale: paura, disinformazione e accesso disomogeneo alle cure stanno privando milioni di donne di uno strumento terapeutico efficace. La Tos non è una terapia estetica o sintomatica. È uno strumento di medicina preventiva, con un impatto reale su metabolismo, cervello, ossa e sistema cardiovascolare” spiega Tomasi che ricorda che il farmaco agisce compensando il calo fisiologico di estrogeni e progesterone e, in alcuni casi, di testosterone, con l’obiettivo di ridurre sintomi come vampate, insonnia, secchezza vaginale, sbalzi d’umore e calo della libido. Accanto al controllo dei sintomi, la Tos viene oggi considerata anche per il suo possibile ruolo nella protezione cardiovascolare. Gli estrogeni, spiega l’esperta, contribuiscono a mantenere l’elasticità delle arterie e a regolare i livelli di colesterolo, con una riduzione del rischio cardiovascolare soprattutto quando la terapia viene avviata entro i primi dieci anni dalla menopausa.

Un altro ambito consolidato riguarda la salute ossea. La Tos è considerata uno dei trattamenti più efficaci per prevenire la perdita di densità minerale ossea e ridurre il rischio di osteoporosi e fratture da fragilità nelle età più avanzate.
La terapia è inoltre utilizzata per il controllo dei sintomi vasomotori tipici della menopausa, come vampate di calore e sudorazioni notturne, che possono compromettere il sonno, la qualità della vita e le attività quotidiane. 

Secondo l’esperta, il riequilibrio ormonale può contribuire anche al mantenimento della massa e della forza muscolare, contrastando la sarcopenia associata all’invecchiamento e al calo estrogenico.
Tra gli effetti citati vi sono poi quelli sul benessere cognitivo e neurologico. La Tos potrebbe aiutare a ridurre disturbi come difficoltà di concentrazione e “brain fog” e, secondo alcune evidenze, avere un potenziale ruolo neuroprotettivo.

Sul piano genito-urinario, la terapia può prevenire atrofia vaginale, secchezza e infezioni urinarie ricorrenti, con benefici anche sulla sfera sessuale e sul comfort quotidiano. 
La Tos può incidere inoltre sull’equilibrio metabolico, aiutando a contrastare l’accumulo di grasso viscerale tipico della menopausa e migliorando la sensibilità all’insulina, con possibili effetti favorevoli sul rischio di diabete di tipo 2.
Infine, tra i benefici riportati vi è anche la stabilità del tono dell’umore, con una riduzione di irritabilità, ansia e sbalzi emotivi associati alle fluttuazioni ormonali della transizione menopausale.

Terapia personalizzata e valutazione individuale

Gli specialisti ricordano tuttavia che la Tos non è indicata indistintamente per tutte le donne e richiede una valutazione clinica individuale, considerando età, tempo trascorso dalla menopausa, sintomi, fattori di rischio e possibili controindicazioni.

“La Tos non è uguale per tutte: tipo di ormoni, dosaggio e durata devono essere costruiti sul profilo della singola donna. È medicina di precisione, non protocolli standardizzati” conclude Tomasi.

TAG: MENOPAUSA, TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA

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