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14 Maggio 2026La farmacia è sempre più centrale nella self-care: dalla gestione dei disturbi minori alla prevenzione, fino al counselling e al triage. Focus della Fip su test diagnostici, AI, digital health, remunerazione dei servizi e trasformazione della farmacia verso un modello orientato alla consulenza e alla presa in carico.

Il farmacista può assumere un ruolo ancora più centrale nella self-care: dalla gestione dei disturbi minori alla prevenzione, fino al counselling e al triage. Diagnostica, strumenti digitali e intelligenza artificiale possono sostenere questa evoluzione, ma servono anche nuovi modelli di remunerazione, formazione e integrazione nei sistemi sanitari. È il quadro delineato dalla International Pharmaceutical Federation (Fip) nel documento “FIP Self-care Summit 2026: Key insights to advancing the future of self-care through pharmacy”, che raccoglie le conclusioni del summit internazionale dedicato al futuro della self-care attraverso la farmacia.
Infezioni respiratorie, febbre e dolore negli adulti e nei bambini, oltre ai disturbi gastrointestinali sono tra i principali disturbi gestiti in farmacia e la gestione dei common ailments è una delle aree in cui il farmacista può ampliare il proprio contributo clinico grazie ad accessibilità, rapidità di accesso e rapporto di fiducia con il cittadino.
Come si legge nel documento, “le persone stanno adottando un approccio sempre più proattivo nella gestione e nell’ottimizzazione della propria salute”, con un passaggio “dalla cura alla prevenzione”, “dal paziente al consumatore consapevole” e “dai prodotti agli ecosistemi”.
Dal summit della Fip emerge che per andare in questa direzione i farmacisti ricorrono sempre più a e-learning, contenuti digitali e strumenti di AI per aggiornarsi e supportare il counselling.
La crescita dell’autocura, secondo la Fip è connessa anche allo sviluppo di tecnologie emergenti: wearable, health app, strumenti di auto-monitoraggio, telefarmacia, point-of-care testing, medical device, fino ai “digital twins” cioè la rappresentazione virtuale del paziente hanno stanno trasformando l’autogestione della salute da parte dei cittadini.
Secondo la Fip, infatti, “il futuro della farmacia è sempre più digitale” e il farmacista avrà un ruolo crescente nell’health literacy intesa come capacità di comprendere e utilizzare le informazioni sanitarie da parte del paziente e nell’engagement del paziente stesso, nonché nell’utilizzo delle tecnologie a supporto dei percorsi di salute.
La federazione richiama però anche la necessità di mantenere un approccio centrato sulla persona: “La self-care dovrebbe essere erogata in modo centrato sulla persona, supportato dalla tecnologia e adeguato al contesto”. Il documento sottolinea inoltre che AI e strumenti digitali potranno supportare i professionisti nell’educazione sanitaria, nel monitoraggio e nell’accesso ai servizi, ma richiederanno nuove competenze e investimenti nella formazione.
Tra i focus del summit anche gli approcci clinici e le soluzioni tecnologiche applicate alla gestione dei disturbi minori, con particolare attenzione a test diagnostici in farmacia, triage, prescrizione del farmacista, symptom checker e sistemi di supporto decisionale basati sull’AI.
Sul fronte AI, la Fip evidenzia il potenziale di strumenti come l’assistente virtuale basato su intelligenza artificiale e gli strumenti di supporto alle decisioni, ma sottolinea che “la tecnologia non può sostituire il giudizio professionale, il supporto all’health literacy o le relazioni di fiducia che i pazienti attribuiscono al farmacista”.
Secondo quanto emerso dal summit, i principali ostacoli allo sviluppo dei servizi riguardano normativa, costi, spazi, accesso ai dispositivi, formazione e assenza di remunerazione, con un gap esistente in molti Paesi tra possibilità di effettuare test diagnostici e possibilità di prescrivere o avviare il trattamento.
La Fip richiama anche il tema della responsabilità professionale e della necessità di protocolli standardizzati.
“L’ampliamento delle competenze prescrittive deve essere supportato da un quadro chiaro di prassi professionale, tutele legali, standard di competenza, accountability e riconoscimento pubblico”, si legge nel report.
Il summit ha dedicato ampio spazio anche alla sostenibilità economica e organizzativa dei servizi di self-care in farmacia. Tra le priorità individuate figurano remunerazione, integrazione con i sistemi sanitari, accesso ai fascicoli elettronici, interoperabilità, protocolli condivisi, formazione e raccolta dati.
La Fip sostiene la necessità di superare un modello centrato esclusivamente sul prodotto per evolvere verso una farmacia orientata alla consulenza e ai servizi professionali. Nel report si sottolinea, infatti, la necessità di “trasformare la pratica professionale della farmacia in un modello assistenziale basato sulla consulenza, supportato da cartelle condivise, evidenze di health economics, percorsi strutturati di servizio e sistemi collaborativi di governance”.
Tra le priorità finali indicate dal summit figura anche la produzione di evidenze economiche e cliniche. Per la Fip, infatti, sarà proprio la capacità di documentare outcome e valore generato dai servizi a favorire l’evoluzione della farmacia come punto di accesso alle cure e presidio di primary care.
Fonte:
ph.cr. magnific
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