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Farmacia clinica

22 Giugno 2026

Antimicotici, intervento del farmacista clinico migliora appropriatezza delle terapie e riduce costi

Il coinvolgimento del farmacista clinico nei programmi di gestione delle terapie antifungine è associato a un uso più appropriato degli antimicotici, a una riduzione dei costi ospedalieri fino al 45% e a interventi terapeutici più tempestivi nei pazienti con infezioni fungine invasive.

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


Antimicotici, intervento del farmacista clinico migliora appropriatezza delle terapie e riduce costi

L'inserimento del farmacista clinico nei programmi di ottimizzazione delle terapie antifungine è associato a una riduzione dell'uso inappropriato degli antimicotici fino al 26%, a un aumento delle terapie efficaci dall'88% al 99% e a un contenimento dei costi ospedalieri che in alcuni casi raggiunge il 45%.  È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata sull’International Journal of Clinical Pharmacy, che evidenzia come il farmacista possa contribuire concretamente a migliorare appropriatezza, sicurezza e sostenibilità delle terapie antifungine in ospedale.

Il farmacista nella stewardship antifungina

Nei programmi inclusi nella revisione, il farmacista clinico partecipa alla revisione quotidiana delle terapie antimicotiche valutando indicazione, scelta del farmaco, dosaggio, durata del trattamento e possibili interazioni farmacologiche. Contribuisce, anche, alla sospensione precoce di terapie empiriche non necessarie, alla de-escalation verso trattamenti più mirati, al monitoraggio terapeutico dei farmaci e alla gestione degli effetti indesiderati. In diversi casi interviene contattando il medico curante per proporre modifiche terapeutiche o accelerare l’avvio del trattamento corretto sulla base dei risultati microbiologici.

L’integrazione del farmacista nei team multidisciplinari ha contribuito a ridurre l’uso inappropriato degli antifungini, in particolare dei farmaci ad ampio spettro come le echinocandine, con diminuzioni dei consumi fino al 26%. Inoltre, il coinvolgimento ha migliorato la qualità della terapia antifungina e l’aderenza ai protocolli clinici per la candidemia, favorendo interventi più tempestivi nei pazienti con infezioni fungine invasive. In alcuni programmi, per esempio, la quota di pazienti trattati con una terapia antifungina efficace è aumentata dall’88% al 99%, mentre l’aderenza ai protocolli assistenziali è passata dal 48% all’83% grazie all’introduzione di sistemi di alert microbiologici revisionati dal farmacista.

Una gestione più appropriata degli antifungini ha prodotto effetti positivi anche sulla sostenibilità economica, con riduzioni dei costi che in alcuni casi hanno raggiunto il 45%. Secondo gli autori, il contributo del farmacista risulta particolarmente rilevante nei contesti ad alta complessità assistenziale, dove la gestione delle infezioni fungine richiede monitoraggio continuo, rapida interpretazione dei dati microbiologici e rivalutazione frequente delle terapie.

Mortalità e ricovero: risultati ancora eterogenei

Gli effetti sugli esiti clinici maggiori, come mortalità e durata della degenza ospedaliera, sono risultati invece più variabili. Gli autori sottolineano come questi indicatori dipendano anche dalla gravità dell’infezione, dalle condizioni cliniche del paziente e dalla tempestività della diagnosi, fattori che non possono essere influenzati esclusivamente dall’intervento del farmacista.

Nonostante questi limiti, la revisione conferma il ruolo sempre più centrale del farmacista clinico nei programmi di stewardship antifungina, soprattutto nel migliorare appropriatezza prescrittiva, sicurezza terapeutica e sostenibilità delle cure.

TAG: FARMACISTA CLINICO, ANTIMICOTICI, ANTIFUNGINI

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