dolore
13 Luglio 2026Uno studio su pazienti opioid-naive ha analizzato le modalità di utilizzo dei farmaci oppioidi. Per gli autori, i risultati supportano le raccomandazioni per un approccio multimodale al dolore e la necessità di personalizzare il trattamento per alcuni pazienti.

Nei pazienti che ricevono una prescrizione di farmaci oppioidi per la prima volta o che comunque non ne hanno assunti nei sei mesi precedenti (opioid-naive) per il trattamento del dolore acuto, l’utilizzo avviene generalmente a basse dosi e per periodi brevi (in media 7 giorni) ma circa due pazienti su tre riferiscono di avere medicinali inutilizzati. Il dato emerge da uno studio pubblicato su Jama negli Stati Uniti, secondo cui la maggior parte dei partecipanti ha utilizzato gli oppioidi insieme ad analgesici non oppioidi e trattamenti non farmacologici. Secondo gli autori, i risultati supportano le attuali raccomandazioni che indicano un approccio multimodale al trattamento del dolore e, quando è necessario ricorrere agli oppioidi, prescrizioni iniziali di breve durata. Una quota di pazienti ha tuttavia utilizzato questi farmaci più a lungo, indicando la necessità di adattare il trattamento alle esigenze individuali.
Lo studio ha coinvolto 1.708 pazienti reclutati in cinque sistemi sanitari statunitensi tra settembre 2020 e marzo 2023 e seguiti per 180 giorni con dolore acuto causato da problemi dentali, traumi o lesioni, condizioni ostetriche, disturbi muscoloscheletrici e lombalgia. L’obiettivo era descrivere l’andamento del dolore e le modalità di utilizzo dei trattamenti oppioidi, degli analgesici non oppioidi e degli interventi non farmacologici.
Tra i 1.502 pazienti che hanno riferito almeno una volta l’intensità del dolore, il tempo mediano alla risoluzione è stato di 20 giorni, indipendentemente dal trattamento utilizzato. I tempi sono risultati più lunghi per il dolore post-chirurgico, con una mediana di 74 giorni, e per la lombalgia, pari a 69 giorni. Gli autori precisano che le rilevazioni comprendevano qualsiasi dolore riferito dai partecipanti e non esclusivamente quello legato all’episodio acuto per il quale era stata proposta la prescrizione di oppioidi. Quasi un terzo dei pazienti, infatti, aveva dichiarato di soffrire di dolore nella maggior parte dei giorni o quotidianamente già nei sei mesi precedenti all’arruolamento.
Dei 1.708 partecipanti, 1.189, pari al 69,6%, hanno riferito di aver assunto almeno una volta un oppioide. Il tempo mediano alla sospensione è stato di 7 giorni e le dosi utilizzate sono risultate generalmente basse. Tra i pazienti che hanno indicato quantità e dosaggio degli oppioidi assunti nei primi 15 giorni, la dose giornaliera mediana è stata di 10 milligrammi equivalenti di morfina (MME). Il sollievo dal dolore riferito con l’utilizzo degli oppioidi è stato in media di circa il 55%.
L’uso di questi farmaci è risultato maggiore nei giorni caratterizzati da un dolore più intenso. Una piccola quota di pazienti li ha assunti anche nei giorni in cui riferiva un dolore lieve: secondo i ricercatori, il dato potrebbe dipendere dall’efficacia del trattamento nel ridurre l’intensità del dolore nel corso della giornata oppure dall’assunzione secondo uno schema programmato indicato dal medico.
Non tutti i pazienti hanno tuttavia interrotto rapidamente il trattamento. Secondo le stime dello studio, il 10% ha continuato a utilizzare oppioidi per almeno 90 giorni, con una maggiore frequenza tra le persone che riferivano dolore ricorrente già prima dell’arruolamento.
Dai questionari compilati nelle prime due settimane di follow-up emerge un ampio ricorso a più modalità di trattamento. Tra i 1.482 partecipanti che hanno completato almeno una rilevazione, il 77,8% ha riferito di aver utilizzato oppioidi e l’86,8% di aver assunto paracetamolo o ibuprofene.
Molti pazienti hanno associato anche strategie non farmacologiche, come l’applicazione di ghiaccio o calore, modulando i trattamenti in funzione dell’intensità del dolore: il ricorso agli oppioidi aumentava nei giorni con sintomi più intensi. Un dato rilevato dai ricercatori è che circa un terzo dei pazienti non ha assunto oppioidi neppure nei giorni in cui riferiva un’intensità del dolore pari o superiore a 8 su 10, pur avendo accesso a questi farmaci.
Tra i 982 partecipanti che hanno risposto alla domanda sulla disponibilità di medicinali residui, 657, pari al 66,9%, hanno riferito di avere oppioidi inutilizzati. Il dato è stato osservato anche tra i pazienti con condizioni associate a una maggiore durata del dolore. Più della metà di quelli con lombalgia o lesioni aveva ancora oppioidi disponibili, indicando, secondo gli autori, che aveva scelto di non continuare ad assumerli.
I ricercatori sottolineano inoltre che la completa eliminazione del dolore potrebbe non rappresentare sempre un obiettivo terapeutico realistico o clinicamente appropriato. Studi futuri dovrebbero quindi considerare anche altri criteri per valutare un adeguato controllo del dolore, come il ritorno alle normali attività quotidiane.
Nel complesso, i risultati mostrano che molti pazienti, pur avendo a disposizione farmaci oppioidi e continuando a riferire dolore, scelgono di limitarne l’utilizzo. Secondo gli autori, i dati supportano le raccomandazioni per prescrizioni iniziali di breve durata quando è necessario ricorrere agli oppioidi, ma mostrano anche che una parte dei pazienti necessita di un trattamento più prolungato, che deve essere adattato alle esigenze individuali.
Fonte:
JAMA Netw OpenPublished Online: July 7, 2026 2026;9;(7):e2621875. doi:10.1001/jamanetworkopen.2026.21875 https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2851283
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