arbovirosi
02 Settembre 2026La maggior parte delle infezioni da Virus Toscana è asintomatica o lieve, ma in alcuni casi il virus trasmesso dai flebotomi può causare meningite ed encefalite. Nel 2025 registrati in Italia 115 casi autoctoni.

Il virus Toscana è un arbovirus trasmesso dai flebotomi, conosciuti anche come pappataci. Prende il nome dalla regione in cui è stato isolato per la prima volta, all’inizio degli anni Settanta, da ricercatori dell’Iss ed è oggi ampiamente diffuso in Italia e in diversi Paesi dell’Europa meridionale. La maggior parte delle infezioni da virus Toscana (TOSV) è asintomatica o si manifesta con sintomi lievi, ma nei casi più gravi può interessare il sistema nervoso e provocare forme neuro-invasive, tra cui meningite, encefalite e meningo-encefalite. A fare il punto su caratteristiche dell’infezione, diffusione e prevenzione è l’Istituto superiore di sanità (Iss), che ha pubblicato un approfondimento sul virus dopo un recente caso riportato dai media.
Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 3 e 7 giorni, ma può arrivare fino a due settimane. Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre senza sintomi o con manifestazioni lievi. Quando presenti, i sintomi più frequenti sono febbre, cefalea, nausea e vomito, generalmente a esordio improvviso. Le manifestazioni tendono ad autorisolversi mediamente nell’arco di circa sette giorni, senza necessità di assistenza medica.
In alcuni casi l’infezione può tuttavia assumere una forma neuro-invasiva. Oltre a meningite, encefalite e meningo-encefalite, l’Iss segnala possibili neuropatie periferiche, tra cui la sindrome di Guillain-Barré e le poliradiculomielopatie, e un interessamento dei nervi cranici che può manifestarsi con sordità e paralisi facciale. Sequele a lungo termine e decessi sono descritti come molto rari.
Non è attualmente disponibile una terapia antivirale specifica contro TOSV. Il trattamento è quindi sintomatico e di supporto, mentre nelle forme neurologiche più importanti può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
Nel 2025 la sorveglianza coordinata dall’Iss ha registrato 115 casi autoctoni e un caso associato a viaggio. Tra il 2016 e il 2023 sono stati invece segnalati complessivamente 607 casi di infezione grave neuro-invasiva e due decessi riconducibili all’infezione. Quasi la metà dei casi, 276, è stata notificata nel solo biennio 2022-2023.
I dati clinici disponibili per il periodo 2020-2023 mostrano che, su 372 casi neuro-invasivi, il 48,1% presentava meningite, il 32,5% encefalite e il 17,8% meningo-encefalite. Più rare le manifestazioni con polineuropatia, segnalata nell’1,1% dei casi, e meningite associata a polineuropatia, nello 0,5%.
La trasmissione avviene attraverso il pasto di sangue delle femmine di flebotomo, prevalentemente tra maggio e ottobre. In Italia il vettore predominante è Phlebotomus perniciosus, particolarmente presente nelle aree rurali e periurbane delle regioni tirreniche e meridionali. I casi vengono generalmente osservati tra maggio e novembre, con un picco nel mese di agosto.
In assenza di un vaccino e di una terapia antivirale specifica, la prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione dell’esposizione ai flebotomi. L’Iss raccomanda l’utilizzo di repellenti, pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si trascorre tempo all’aperto, in particolare all’alba e al tramonto, e l’impiego di zanzariere.
Fonte
https://www.iss.it/-/toscanafaq
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