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Integratori alimentari

02 Ottobre 2026

Interazioni tra farmaci e integratori: cosa può fare il farmacista di comunità. Ecco le aree di intervento

Una revisione della letteratura analizza il contributo del farmacista nella gestione dell’uso concomitante di medicinali e integratori. Dall’oncologia e alle patologie cardiometaboliche, le esperienze descritte su ricognizione della terapia, controllo delle interazioni ed educazione del paziente nella farmacia di comunità.

di Simona Zazzetta


Interazioni tra farmaci e integratori: cosa può fare il farmacista di comunità. Ecco le aree di intervento

L’uso di integratori non sempre viene comunicato al proprio medico pertanto domandare al paziente quali integratori e prodotti erboristici assume, includerli nella ricognizione della terapia e verificarne le possibili interazioni con i medicinali sono attività con cui il farmacista di comunità può contribuire alla sicurezza delle cure. Il contatto frequente con i cittadini consente di raccogliere queste informazioni, fornire indicazioni per un uso appropriato e condividerle con gli altri professionisti sanitari, soprattutto nella gestione delle malattie croniche.

A evidenziarlo è la revisione narrativa che descrive il contributo del farmacista nella farmacia di comunità con particolare attenzione alla gestione delle malattie croniche: “I farmacisti sono in una posizione privilegiata per orientare l’uso sicuro e informato dalle evidenze degli integratori alimentari, grazie alla loro accessibilità, alle competenze sui medicinali e alle frequenti interazioni con i pazienti”.

Integratori e prodotti erboristici: far emergere l’uso in farmacia

La disponibilità in farmacia di integratori e prodotti senza prescrizione rende il farmacista un riferimento per ottenere informazioni sui possibili benefici, sulle interazioni e sulla qualità dei prodotti. I ricercatori richiamano una revisione sistematica di 41 pubblicazioni che identifica sette ambiti di responsabilità professionale: riconoscere e chiedere informazioni sull’uso degli integratori, conoscere i prodotti, garantirne un impiego sicuro e appropriato, documentarne l’assunzione, segnalare sospetti eventi avversi, fornire educazione e collaborare con gli altri professionisti sanitari.

La raccolta delle informazioni deve comprendere anche i prodotti che il paziente assume autonomamente senza indicazione del medico: “La riconciliazione farmacologica offre l’opportunità di aggiungere gli integratori alimentari e i prodotti senza prescrizione alla cartella sanitaria elettronica del paziente” scrivono gli autori. La loro documentazione permette ai prescrittori di valutare le possibili interazioni anche quando vengono apportate modifiche alla terapia farmacologica.
Tra i rischi descritti figurano le reazioni avverse, le interazioni tra integratori e medicinali e quelle tra integratori e patologie.

Oncologia: quando il paziente non comunica l’assunzione di integratori

Il controllo dell’uso concomitante assume particolare rilievo in oncologia. I regimi chemioterapici possono essere complessi, presentare un elevato rischio di interazioni farmacologiche, un indice terapeutico ristretto e importanti effetti avversi. In questo contesto, scrivono gli autori, “è particolarmente importante disporre di un elenco accurato dei prodotti assunti che comprenda gli integratori alimentari”.

Gli studi richiamati indicano che il 40–50% dei pazienti oncologici non comunica ai sanitari l’uso di integratori. Tra le ragioni riportate vi sono la convinzione che l’informazione non sia rilevante, il fatto che il medico non abbia posto la domanda e il timore che possa scoraggiarne l’impiego o non essere in grado di fornire informazioni.

La revisione cita inoltre un’indagine nella quale il 70% degli oncologi intervistati dichiarava di non avere conoscenze adeguate per rispondere alle domande sull’assunzione di integratori durante la chemioterapia. Una serie di casi descrive come le competenze del farmacista nell’informazione sui medicinali possano supportare il consiglio ai pazienti oncologici interessati agli integratori, per evitare interazioni e un peggioramento degli effetti avversi durante la chemioterapia.

Area cardiometabolica: interazioni, aderenza e fattori di rischio

Nell’area cardiovascolare, le esperienze raccolte comprendono educazione del paziente, gestione dei medicinali e collaborazione tra professionisti. Il farmacista fornisce counselling sui fattori di rischio, sull’aderenza e sulle modifiche dello stile di vita, e monitora l’uso degli integratori per verificarne le possibili interazioni con i trattamenti convenzionali.
La pubblicazione richiama anche interventi del farmacista ospedaliero nei pazienti dopo infarto miocardico nei quali il counselling sui medicinali prima della dimissione è stato accompagnato da indicazioni su alimentazione, cessazione del fumo, attività fisica e moderazione del consumo di alcol. In uno studio citato questo tipo di intervento educativo ha sostenuto l’aderenza e contribuito a riduzioni della pressione arteriosa, del colesterolo totale, della glicemia e delle riospedalizzazioni.

Un’esperienza nella farmacia di comunità riguarda invece lo screening della sindrome metabolica. In una farmacia della Pennsylvania sono stati valutati 239 adulti senza precedenti di cardiopatia coronarica, attraverso incontri di 20 minuti comprendenti la raccolta dei fattori di rischio, la misurazione della pressione e della circonferenza addominale e test per glicemia e profilo lipidico. Il 36% dei partecipanti presentava sindrome metabolica. I farmacisti di comunità hanno fornito indicazioni sull’aumento dell’assunzione di fibre, sulla riduzione dei grassi saturi e sull’attività fisica regolare. Nelle successive indagini, l’87% dei partecipanti con sindrome metabolica ha dichiarato di aver apportato modifiche allo stile di vita.
Per il diabete, la revisione richiama una precedente revisione sistematica di 26 studi che riportano miglioramenti dell’emoglobina glicata in seguito agli interventi del farmacista nella gestione dei medicinali, educazione e sostegno al self-care.
infine, nell’obesità, le attività descritte comprendono counselling sull’alimentazione e sull’esercizio fisico e monitoraggio del peso. La pubblicazione riporta anche modelli ambulatoriali nei quali il farmacista, all’interno di percorsi collaborativi, affianca la gestione farmacologica con indicazioni sulla dieta, sull’attività fisica e sulla gestione degli effetti avversi.

Secondo i ricercatori l’accessibilità e le competenze sui medicinali e sulla supplemntazione con integratori e fitoterapici consentono al farmacista di contribuire a questi percorsi e il suo coinvolgimento, concludono, “è essenziale per favorire l’integrazione sicura delle terapie complementari”.

TAG: INTERAZIONI FARMACOLOGICHE, FARMACISTA DI COMUNITà, FARMACIE, INTEGRATORI ALIMENTARI

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