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Malattie rare

16 Ottobre 2026

Malattie rare, approvata rimborsabilità per farmaco contro LAL-D

Aifa autorizza rimborso per sebelipase alfa, terapia per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale 

di Redazione Farmacista33


malattie rare

L’Agenzia italiana del farmaco ha approvato la rimborsabilità di sebelipase alfa, una terapia enzimatica sostitutiva a lungo termine indicata per il trattamento di pazienti di tutte le età affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale (LAL‑D). Si tratta del primo trattamento approvato e disponibile in Italia per questa malattia metabolica genetica ultra-rara e progressiva che evolve gradualmente e può causare danno multiorgano, fino a determinare una potenziale morte prematura. 

Nei pazienti le varianti genetiche determinano una riduzione o perdita di attività dell’enzima LAL, con conseguente accumulo continuo di colesterolo e trigliceridi nel fegato, nelle pareti dei vasi sanguigni e in altri tessuti. Ciò può provocare complicazioni progressive in diversi organi, tra cui fegato, milza e intestino.

Sebelipase alfa è una terapia enzimatica sostitutiva innovativa che tratta la causa alla base della LAL‑D: il farmaco funziona sostituendo l’enzima LAL carente, riducendo l’accumulo di lipidi nei lisosomi delle cellule in tutto il corpo.  Viene somministrato, una volta ogni due settimane,  per via endovenosa.

L’importanza di una diagnosi precoce

“Questa è una patologia dal quadro clinico molto eterogeneo, con una variabilità che la rende difficile da riconoscere e che viene infatti spesso confusa con condizioni molto più comuni, come le ipercolesterolemie familiari o altre epatopatie”, spiega Umberto Vespasiani Gentilucci, ordinario di Medicina Interna presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. “La sfida principale è quindi legata alla diagnosi differenziale. Sia nel bambino sia nell’adulto, è fondamentale sensibilizzare i clinici a riconoscere gli elementi caratterizzanti ed i segni di allarme che debbono far sospettare la presenza di questa condizione, contribuendo così a ridurre un ritardo diagnostico che ancora oggi può superare i dieci anni”.

Si calcola che per gli adulti il ritardo diagnostico si attesti sui dieci anni, cinque invece nei bambini. 

“Per i bambini con LAL-D il tempo rappresenta un fattore determinante. Nella forma neonatale rapidamente progressiva, chiamata anche sindrome di Wolman, in assenza di trattamento, circa l’89% dei pazienti non supera il primo anno di vita. Esiste anche un secondo fenotipo meno severo che si manifesta in età pediatrica con un’evoluzione più lenta e molto variabile. In questo caso, si presenta con segni di interessamento epatico, come l’ingrossamento del fegato e della milza, alterazioni degli enzimi epatici e alti livelli di colesterolo, che tuttavia non sempre vengono immediatamente ricondotti a questa patologia rara”, spiega Lorenzo D’Antiga, direttore del Dipartimento materno infantile e pediatrico dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Oggi la diagnosi di LAL-D può essere confermata attraverso il test su goccia di sangue (Dried Blood Spot), analogo a quelli impiegati nei programmi di screening, ma il vero nodo resta però il sospetto clinico. Se la malattia non viene presa in considerazione e non si riconoscono i suoi campanelli d’allarme, il rischio è che bambini con segni apparentemente comuni arrivino alla diagnosi dopo anni, quando parte del danno epatico potrebbe essere già irreversibile”. Sarebbe buona abitudine, in questo senso, misurare il colesterolo anche in età pediatrica. 

“Per la comunità delle persone che convivono con la LAL-D e per le loro famiglie, la rimborsabilità di questa nuova opzione terapeutica rappresenta un traguardo di straordinaria importanza”, afferma Manuela Vaccarotto, vice presidente dell’Associazione italiana sostegno malattie metaboliche ereditarie Aps (Aismme). “Per anni la rarità della malattia e le difficoltà diagnostiche hanno reso il percorso dei pazienti complesso e spesso segnato da lunghi ritardi. Oggi possiamo guardare al futuro con maggiore fiducia, consapevoli che una diagnosi tempestiva e l’accesso a una terapia specifica possono cambiare concretamente la storia della malattia e la qualità di vita delle persone che ne sono affette”.



TAG: GENETICA, ENZIMI, FARMACI PEDIATRICI

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