automedicazione
05 Novembre 2026Uno studio condotto in 200 farmacie francesi analizza oltre 3.300 interventi dei farmacisti nella gestione dell'automedicazione. Richieste di farmaci senza prescrizione, controindicazioni e trattamenti non appropriati sono le criticità più frequenti.

Richieste di medicinali senza ricetta, anche quando la prescrizione è necessaria, farmaci controindicati per le condizioni del paziente o non adatti ai sintomi riferiti: sono alcune delle criticità che portano il farmacista a intervenire nell'automedicazione. Uno studio condotto in alcune farmacie francesi descrive le situazioni più frequenti che richiedono l'intervento del professionista, i medicinali maggiormente coinvolti e le soluzioni adottate per prevenire i rischi legati a un uso non appropriato dei farmaci.
La ricerca, pubblicata su Exploratory Research in Clinical and Social Pharmacy, ha analizzato 3.366 interventi registrati tra il 2017 e il 2025 in 201 farmacie territoriali della regione francese dell'Alvernia. Le informazioni sono state raccolte attraverso una scheda standardizzata, compilata in occasione delle richieste spontanee di medicinali che hanno reso necessario un intervento del farmacista.
La criticità più frequente, riscontrata nel 34,8% degli interventi (1.173 casi), riguarda la richiesta di medicinali soggetti a prescrizione medica senza presentare la ricetta. Seguono le controindicazioni legate alle condizioni cliniche del paziente, comprese le allergie, individuate nel 23,2% dei casi (781), e le richieste di medicinali non indicati per i sintomi riferiti, che rappresentano il 17,2% (579 casi). Inoltre, nel 10,4% dei casi (350 interventi), il farmacista ha riconosciuto che le condizioni del paziente richiedevano una valutazione medica, non essendo sufficienti i consigli e i trattamenti disponibili nell'ambito dell'automedicazione.
Questo dato si distingue dal 38,1% degli interventi in cui il farmacista ha consigliato un consulto medico anche per altre criticità, come controindicazioni o richieste di medicinali non appropriati. Infine, Il dolore rappresenta il disturbo più frequentemente associato alle richieste che hanno richiesto un intervento (29,8%), seguito da raffreddore (13,1%) e tosse (10,8%). Tra i principi attivi maggiormente coinvolti figurano ibuprofene (11,1% degli interventi), paracetamolo (6,3%), oxomemazina (4,8%) e fosfomicina.
Lo studio descrive situazioni concrete nelle quali la valutazione del farmacista permette di individuare potenziali rischi per il paziente. Nel 4,6% degli interventi è stato rilevato un rischio di sovradosaggio, soprattutto per il paracetamolo, coinvolto in 112 dei 155 casi segnalati. Il problema riguardava sia il principio attivo assunto singolarmente sia la sua presenza in medicinali in associazione. Nel 4,7% dei casi (158 interventi) sono state individuate possibili interazioni farmacologiche.
Tra quelle più frequenti figurano le associazioni di ibuprofene e acido acetilsalicilico con anticoagulanti, mentre per l'iperico sono state rilevate interazioni con contraccettivi estroprogestinici. Un'altra area critica riguarda i medicinali per la tosse. L'oxomemazina, indicata per la tosse secca, veniva richiesta anche da pazienti con tosse produttiva o per trattare l'insonnia, un impiego per il quale non è autorizzata.
Negli anziani, invece, le richieste di alcuni antistaminici di prima generazione hanno richiesto interventi per possibili controindicazioni, in particolare il rischio di ritenzione urinaria nei pazienti con disturbi uretroprostatici. Anche le associazioni contenenti pseudoefedrina hanno generato interventi, soprattutto in presenza di ipertensione non controllata.
Il colloquio con il paziente costituisce il principale strumento per riconoscere le criticità: è stato utilizzato nel 95,2% degli interventi, mentre la consultazione della storia farmacologica e della documentazione relativa ai medicinali dispensati è risultata molto meno frequente. Tra le risposte adottate, i farmacisti hanno proposto alternative al medicinale richiesto, nella maggior parte dei casi altri farmaci senza obbligo di prescrizione, ma anche integratori alimentari o dispositivi medici da assumere per via orale. Nel 38,1% dei casi (1.282 interventi) hanno consigliato una visita medica, mentre nel 23,9% hanno fornito indicazioni sulla salute e sugli stili di vita.
Nell'8,7% dei casi è stata proposta una modifica del dosaggio o delle modalità di somministrazione. Le raccomandazioni dei farmacisti sono state accettate nel 91,4% degli interventi. Tra i motivi di rifiuto più frequenti figurano l'abitudine a utilizzare un determinato medicinale e la volontà di ottenere proprio il prodotto inizialmente richiesto. Secondo gli autori, i risultati permettono di individuare i medicinali e le condizioni dei pazienti che richiedono maggiore vigilanza durante l'automedicazione.
Lo studio prende in esame soltanto le richieste che hanno generato un intervento e non consente quindi di stabilire quanto siano frequenti le richieste inappropriate rispetto al totale degli accessi in farmacia. Evidenzia tuttavia il contributo del farmacista nell'intercettare possibili rischi, orientare la scelta terapeutica e riconoscere quando è necessario rivolgersi al medico.
Fonte
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13382808/
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