FarmacistaPiù
05 Novembre 2026Integrazione della farmacia nelle cure territoriali, valorizzazione dei professionisti, formazione e rapporto con le Regioni al centro del XIII Congresso dei Farmacisti Italiani. Dai quattro tavoli tematici le priorità per tradurre le riforme in benefici concreti e omogenei per i cittadini.

Trasformare le riforme e l’ampliamento delle competenze dei farmacisti in benefici effettivi, uniformi e misurabili per i cittadini. È l’obiettivo emerso dalla XIII edizione di FarmacistaPiù, il Congresso dei Farmacisti Italiani che conclude oggi a Roma i propri lavori. Al centro del confronto, l’unità della professione, la piena integrazione della farmacia nella rete delle cure, il patto tra generazioni e una formazione adeguata alle nuove responsabilità.
Promosso da Federfarma, Fondazione Francesco Cannavò e Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar), con il patrocinio della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) e dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti (Enpaf), il Congresso ha affidato l’elaborazione delle proposte a quattro tavoli tematici. Una novità dell’edizione 2026, pensata per coinvolgere direttamente le diverse componenti professionali e le rappresentanze territoriali e regionali.
Il primo ambito di lavoro ha riguardato la governance sanitaria e il ruolo dei territori: rafforzare il coordinamento tra rappresentanze nazionali e regionali, valorizzare le competenze dei farmacisti nei processi decisionali e ridurre le disomogeneità nell’attuazione delle politiche sanitarie.
Sul versante della farmacia di comunità e della sostenibilità, la priorità è consolidare la farmacia dei servizi come componente strutturale dell’assistenza territoriale, attraverso l’integrazione con gli altri professionisti sanitari, modelli di remunerazione sostenibili, standard di qualità e tutela delle farmacie rurali e delle aree interne.
Il tavolo sui rapporti professionali e sul patto intergenerazionale ha posto l’accento sulla coesione tra colleghi, sulla valorizzazione dei farmacisti collaboratori e sull’attrattività della professione, insieme al coinvolgimento dei giovani nei processi di rappresentanza e responsabilità.
Infine, per la formazione e lo sviluppo delle competenze, è stata indicata la necessità di rafforzare il raccordo tra Università, Ordini, società scientifiche e sistema sanitario, valorizzando formazione specialistica, competenze avanzate e aggiornamento continuo orientato alla qualità e ai risultati.
Il filo conduttore è il superamento delle frammentazioni e delle differenze territoriali, attraverso una visione unitaria che rispetti le specificità dei diversi ambiti di esercizio.
La plenaria conclusiva, dedicata a “Un patto per la Professione e per la Farmacia”, ha riunito i vertici delle rappresentanze professionali ed esponenti delle istituzioni regionali. Il confronto si è concentrato sul rapporto tra indirizzi nazionali, programmazione sanitaria e attuazione delle riforme, richiamando il contributo dei farmacisti nella prevenzione, nella governance del farmaco, nella sicurezza delle cure e nella sostenibilità del sistema.
“L'unità della professione è la condizione indispensabile per affrontare con autorevolezza le trasformazioni della sanità”, ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente Fofi e presidente del Congresso. “Oggi i farmacisti sono chiamati ad assumere responsabilità crescenti nella tutela della salute, nella prevenzione e nella continuità assistenziale”. L’obiettivo, ha aggiunto, “è contribuire, con competenza e responsabilità, a un Servizio Sanitario Nazionale più efficiente, equo e vicino ai bisogni delle persone”.
Per Marco Cossolo, presidente Federfarma, il Congresso ha rappresentato un’occasione di confronto con istituzioni, professionisti sanitari, mondo scientifico e industria. “Il farmacista e la farmacia di comunità stanno vivendo una fase di profondo cambiamento: è quindi importante delineare un percorso condiviso di sviluppo della professione, per offrire un modello di assistenza sanitaria sul territorio omogenea, efficiente e capace di garantire a tutti i cittadini equità di accesso alle prestazioni”. Per raggiungere questo obiettivo, ha sottolineato, “è fondamentale la collaborazione del farmacista con il medico e le altre figure professionali della salute”.
Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Francesco Cannavò, ha richiamato il metodo di lavoro scelto: “Con questa edizione abbiamo voluto compiere un salto di qualità: fare di FarmacistaPiù non soltanto un luogo di confronto, ma un laboratorio di elaborazione delle politiche professionali”. Il coinvolgimento delle rappresentanze territoriali e regionali, ha spiegato, ha rafforzato il dialogo tra le componenti della professione e permesso di individuare criticità e proposte operative sulle quali concentrare un rinnovato impegno collegiale.
“Il futuro della professione non dipende soltanto dalle nuove competenze che ci vengono riconosciute, ma dalla nostra capacità di esercitarle con preparazione, responsabilità e autorevolezza”, ha affermato Eugenio Leopardi, presidente Utifar. “Per questo la formazione deve accompagnare e, quando possibile, anticipare i cambiamenti della sanità, offrendo ai farmacisti gli strumenti per rispondere a bisogni di salute sempre più complessi”. Una prospettiva che passa anche dalla valorizzazione di chi esercita ogni giorno la professione e alla quale Utifar intende continuare a contribuire.
Maurizio Pace, presidente Enpaf, ha evidenziato la volontà delle diverse componenti della categoria di affrontare insieme le sfide future, individuando priorità e prospettive condivise. “In questo percorso, ENPAF intende continuare a svolgere un ruolo attivo, nella convinzione che previdenza e welfare non siano soltanto strumenti di tutela, ma leve fondamentali per accompagnare l’evoluzione della professione, sostenere le nuove generazioni e garantire sicurezza e prospettive ai farmacisti lungo tutto il loro percorso professionale”.
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha concluso il proprio intervento richiamando una citazione di Piero Calamandrei: “Un uomo malato, non è un uomo libero”. “Noi dobbiamo contribuire a rendere liberi sempre più cittadini italiani”, ha affermato. “Per raggiungere l’obiettivo è sempre più importante avere un patto solidale tra sindacati, associazioni, fondazioni e Regioni, per identificare i migliori modelli organizzativi”.
Gemmato ha quindi ribadito il ruolo delle farmacie: “Il ruolo delle farmacie è strategico e centrale nell’erogazione di prestazioni sanitarie, che è fondamentale continuare ad implementare”. Servono, ha aggiunto, “nuovi modelli organizzativi dell’intero sistema per migliorare le performance, interrompere la filiera degli sprechi e agevolare l’accesso al farmaco per i cittadini, garantendo una migliore terapia e di conseguenza una riduzione della spesa pubblica per le ospedalizzazioni”.
Il Patto per la Professione e per la Farmacia si propone dunque come riferimento per un percorso di confronto e responsabilità condivisa tra professionisti, rappresentanze e istituzioni nazionali e regionali. L’ambizione indicata dal Congresso è costruire un metodo di lavoro che individui priorità, responsabilità, strumenti di attuazione e risultati verificabili, favorendo un’applicazione più efficace e omogenea delle politiche sanitarie.
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