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salute orale

15 Aprile 2026

Alitosi, farmaci tra le possibili cause. Approccio mirato all’origine del disturbo

Secondo nuove linee guida l’alitosi può avere origini diverse, incluse alcune terapie farmacologiche, e richiede un approccio terapeutico mirato alla causa. Centrale il ruolo dell’igiene orale quotidiana, affiancata da interventi specifici e trattamenti adiuvanti, con invio al dentista in presenza di patologie del cavo orale

di Redazione Farmacista33


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L’alitosi non è solo un disagio sociale o un problema di igiene orale, ma una vera e propria condizione clinica che richiede diagnosi accurate e interventi mirati, ne esistono diverse forme e le cause possono essere molteplici, non solo intra-orali incluse alcune terapie farmacologiche. Molteplice quindi anche l’approccio mirato all’origine del problema e non limitato al controllo temporaneo dei sintomi. Sono le nuove indicazioni delle Clinical Practice Guidelines on the Diagnosis and Treatment of Halitosis, pubblicate sull’International Dental Journal, elaborate da un panel di ricercatori internazionali e fondate sulle più recenti evidenze scientifiche e segnalate da Odontoiatria33.
In questo contesto, l’igiene orale quotidiana rappresenta la prima misura terapeutica, a cui possono affiancarsi interventi specifici e trattamenti adiuvanti in base alla causa.

Classificazione e cause orali ed extraorali

Le linee guida distinguono innanzitutto tra alitosi genuina, cioè effettivamente percepibile, e alitosi psicogena, in cui il paziente ritiene di avere alito cattivo nonostante l’assenza di evidenze cliniche. La prima può essere fisiologica, cioè associata a digiuno, consumo di cibi odorosi o variazioni ormonali, oppure patologica, cioè causata da condizioni mediche.

Dal punto di vista eziologico, la grande maggioranza dei casi ha origine intraorale, con una quota stimata tra l’80% e il 90%. Le cause più frequenti sono rappresentate da malattie parodontali e dalla presenza di patina linguale, ma possono contribuire anche infezioni odontogene, patologie della mucosa orale e, più raramente, tumori del cavo orale. Il meccanismo alla base dell’alitosi è legato alla produzione di composti volatili solforati da parte dei batteri orali, che deriva dalla degradazione di residui organici e amminoacidi contenenti zolfo.

Una quota più limitata di casi è invece riconducibile a cause extraorali, come patologie gastrointestinali, respiratorie o metaboliche. Le linee guida richiamano, tra le condizioni associate, il reflusso gastroesofageo, l’infezione da Helicobacter pylori, le sinusiti croniche, il diabete mellito, l’insufficienza renale o epatica, tutte situazioni in cui sostanze maleodoranti possono essere prodotte a livello sistemico e poi eliminate attraverso il respiro.

Un aspetto rilevante evidenziato dal documento riguarda il ruolo dei farmaci. Alcuni medicinali possono favorire l’alitosi riducendo la secrezione salivare e quindi la capacità di autodetersione del cavo orale, creando condizioni favorevoli alla proliferazione batterica. È il caso, ad esempio, di anticolinergici, antistaminici, antipertensivi e diuretici. In altri casi, farmaci contenenti zolfo possono generare direttamente composti maleodoranti durante il metabolismo.
Le linee guida segnalano inoltre possibili associazioni con l’uso di steroidi, bisfosfonati e alcuni integratori, anche se per questi ultimi i meccanismi non sono ancora completamente chiariti.

Terapie eziologiche e trattamenti dell’alitosi

Il documento sottolinea che la gestione dell’alitosi deve essere impostata su una logica eziologica, cioè orientata alla rimozione della causa del disturbo.
La prima misura indicata è l’educazione all’igiene orale, considerata la base della prevenzione e del trattamento. Una corretta routine quotidiana di pulizia del cavo orale, associata a controlli periodici, contribuisce in modo significativo a ridurre la produzione delle sostanze responsabili dell’odore e a prevenire le recidive.

Quando l’alitosi è correlata a patologie del cavo orale, le linee guida indicano esplicitamente che il trattamento deve essere affidato al dentista, che interviene sulla condizione sottostante. La terapia parodontale consente di ridurre la carica batterica e l’infiammazione gengivale, mentre il trattamento delle carie, delle infezioni dentarie o delle lesioni della mucosa orale permette di eliminare le fonti di produzione dei composti maleodoranti. Anche la correzione o la sostituzione di protesi non adeguate rientra tra gli interventi raccomandati.
Nei casi in cui l’alitosi sia legata a condizioni sistemiche, può essere necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga altri specialisti per la gestione della patologia di base.

Accanto agli interventi causali, le linee guida riportano l’utilizzo di terapie adiuvanti che possono supportare il controllo del disturbo. Tra queste rientrano collutori e dentifrici con azione antibatterica o neutralizzante dei composti solforati, l’impiego di probiotici per modulare il microbiota orale e l’uso di sostituti salivari nei pazienti con ridotta secrezione di saliva. In ambito clinico specialistico possono essere impiegate anche tecnologie come il laser o la terapia fotodinamica.

Il documento ricorda infine che prodotti di uso comune come chewing gum, mentine o spray per l’alito hanno un effetto prevalentemente sintomatico, perché mascherano temporaneamente l’odore senza intervenire sulle cause del problema.

Fonte:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0020653926000328

ph.cr.:freepik

TAG: ALITOSI, IGIENE ORALE, ANOMALIE DEI DENTI

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