Farmacisti
29 Dicembre 2022Diventano legge e vanno a regime i 150 milioni di remunerazione aggiuntiva per le farmacie. Lo stabilisce la Finanziaria approvata in Senato in ultima lettura con 107 sì, 69 no e un astenuto. Il testo è lo stesso proposto dal governo Meloni, che aveva chiesto e ottenuto la fiducia alla Camera. La legge eroga 2,15 miliardi in più sul Fondo sanitario nazionale che si aggiungono ai 2 miliardi di aumento per il 2023 previsti dalla precedente manovra del governo Draghi e portato a 128,2 miliardi la dotazione da ripartire tra le Regioni. Dei 2,15 miliardi ben 1,4 vanno a fronteggiare i rincari energetici, come chiesto dalle Regioni. La proporzione è analoga a quella stabilita in Finanziaria per tutto il resto: 35 miliardi di spesa complessiva di cui 21 destinati alle bollette edin particolare al credito di imposta delle imprese energivore. Un piccolo particolare: sono ammesse al credito le imprese ma non lo sono i professionisti.
In sanità, la norma chiave riconosce anche nel 2023 alle farmacie convenzionate la remunerazione aggiuntiva per il rimborso dei medicinali erogati dal Servizio sanitario nazionale, finanziata entro un tetto di 150 milioni su base annua. La misura, che secondo i giuristi è un vero e proprio ristoro, non concorrendo a formare la base imponibile delle imposte sui redditi e dell'Irap ed essendo esclusa dall'Iva, va formalizzata in conferenza Stato-Regioni, decorre dal 1° marzo 2023 e proseguirà nel 2024 e 2025 salvo non intervengano accordi tra rappresentanze di categoria, stato e regioni. "Al fine di salvaguardare la rete di prossimità", si legge nel primo dei tre commi. Il decreto che dà il via all'erogazione sarà emanato entro febbraio. Per far fronte agli oneri, si utilizzano quote del Fondo sanitario vincolate alla realizzazione di obiettivi di Piani nazionali e finanziamenti di progetti regionali basati su accordi stato-regioni. Al finanziamento accedono tutte le Regioni e non solo quelle a statuto ordinario.
Interessa il mondo-farmaco pure la possibilità per le rRgioni in deficit di utilizzare per l'equilibrio del deficit sanitario 2022 le quote di ripiano della spesa (pay-back) versate dalle industrie per gli anni 2020 e 2021 anche quando fossero oggetto di "pagamento con riserva". Arrivano 40 milioni per il Piano di contrasto alle Antibiotico-Resistenze per gli anni 2023-24-25 e un obbligo per le Regioni di finanziare con fondi già in essere le reti di cure palliative attraverso piani che il ministero della Salute visionerà. C'è poi una serie di misure che rivela come si valuti con imminenza in sanità un'apertura sui Livelli essenziali di assistenza. Il bonus psicologo è rifinanziato con un rimborso che, se non si sfora la dote ad hoc, cresce da 600 a 1.500 euro a persona; 10 milioni vanno agli Irccs specialistici per le sperimentazioni con cellule CAR-T e di prevenzione cardiologica, ed un milione agli screening di diabete 1 e celiachia.
Si conferma la quota premiale dello 0,4% del Fondo sanitario da ripartire tra le Regioni che assicurano gli attuali Lea. Misure ancora più cruciali limitate ai prossimi 1-2 anni ineriscono i livelli organizzativi. Si tratta di: 200 milioni da distribuire a titolo d'indennità al personale di pronto soccorso di cui 140 agli infermieri del comparto e 60 ai medici; proroga a tutto il 2024 delle stabilizzazioni del personale sanitario che a questo punto vanno ad interessare chi è stato assunto a termine durante l'emergenza pandemica; 200 milioni vanno alla Regione Sicilia per ripianare i debiti pregressi, 35 milioni per il 2023 vanno ai policlinici universitari.
Una breve carrellata sulle altre misure non sanitarie, molte delle quali tese a compensare la riduzione di benefici. Per esempio lo stop al reddito di cittadinanza per molti titolari dopo i primi 7 mesi del 2023, sarebbe in parte compensato da sgravi fino a 8 mila euro sui contributi che deve versare chi assume ex percettori di questo reddito. Il cuneo fiscale per chi ha dipendenti viene tagliato del 2% per i redditi fino a 35mila euro e del 3% per i redditi uguali o inferiori a 25 mila euro. In pratica le buste paga crescono di 20-30 euro al mese. Il congedo parentale di un mese in più è pagato all'80% non solo alle madri ma anche, in alternativa, ai padri.
Per le pensioni, lasciate alle spalle quota 100 e quota 102, scatta quota 103 con cui si va in pensione a 62 anni di età anagrafica se si maturano entro l'anno 41 anni di contributi. Prevista la decontribuzione totale al 33% per chi sceglie di restare al lavoro. Con Opzione donna non si può più uscire a 58 anni previo ricalcolo dell'assegno con il più "avaro" metodo contributivo, ma si va via a 60, potendo scendere fino a 58 con l'abbuono di un anno per ogni figlio, se si è licenziate o fruitrici di "scivoli" per crisi. Crescono le pensioni minime, e si rivalutano all'85% gli assegni pensionistici tra 4 e 5 volte il minimo Inps (fino a 2600 euro lordi); il recupero dell'inflazione scende al 53% per le pensioni tra 5 e 6 volte il minimo, al 47% tra 6 e 8 volte il minimo, al 37% tra 8 e 10 volte il minimo, al 32% oltre le 10 volte.
Per le famiglie con reddito Isee entro 15mila euro ci saranno extra aiuti sulle bollette e una carta risparmio spesa, il bonus per i neo-maggiorenni verrà erogato solo per Isee <35mila euro ma agli studenti che escono dalla maturità con 100 centesimi arriverà una carta merito e i due bonus saranno cumulabili tra loro. Prorogati sismabonus con costo interventi detraibile all'85%, ecobonus con detrazione 65%, superbonus con detrazione al 90%, bonus verde con detrazione del 36%, e pure per l'acquisto dei mobili si può scalare fino a metà dell'Iva versata.
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