Carenza di Ferro. Dalla diagnosi al consiglio, il ruolo del farmacista nella gestione dell’anemia
Il 26 novembre ricorre la Giornata Mondiale della Carenza di Ferro: i gruppi demografici in cui è più diffusa sono le donne in età riproduttiva o in gravidanza, bambini, adolescenti ed anziani
Le anemie costituiscono un gruppo eterogeneo di malattie ad alta prevalenza in tutto il mondo. Si stima che circa un quarto della popolazione soffra di anemia, essendo la carenza di ferro responsabile di oltre la metà dei casi. L'importanza a livello sanitario delle conseguenze causate dalla carenza di questo minerale è il motivo per cui il 26 novembre è stato designato come Giornata Mondiale della Carenza di Ferro. Tra i gruppi demografici in cui le anemie sono più diffuse vi sono le donne in età riproduttiva, le donne in gravidanza, bambini, adolescenti ed anziani. Nonostante la carenza di ferro sia la principale causa di anemia in tutto il mondo, l'anemia può essere causata da molteplici fattori: carenze vitaminiche (vitamina B12 e acido folico, principalmente), malattie croniche, in particolare quelle che coinvolgono l'infiammazione, e alcuni difetti congeniti. Insomma, una grande varietà di situazioni fa dell'anemia una malattia molto frequente e che spesso passa inosservata. Siamo di fronte a una malattia in cui il farmacista può svolgere un ruolo chiave sia nella diagnosi precoce, sia nell'ottimizzazione del trattamento farmacologico e dei consigli nutrizionali.
Il farmacista e la diagnosi precoce dell'anemia
Oltre all'opera di educazione sanitaria, il farmacista può contribuire all'inquadramento precoce dell'anemia, sia sulla base delle informazioni fornite dal paziente, spontaneamente o in risposta a domande che il farmacista può porre, sia attraverso le analisi di prima istanza. Con il test point of care, il farmacista è in grado di determinare i valori di emoglobina in pochi minuti con una goccia di sangue, generalmente utilizzando la tecnica della fotometria a riflessione Questo test non escluderà l'anemia, per la quale sarà necessaria un'analisi più esaustiva, ma l'ottenimento di un basso valore di concentrazione di emoglobina può servire a indirizzare il paziente a un consulto medico.
Ottimizzazione della farmacoterapia
Quando la diagnosi clinica è già stata fatta e il paziente si reca in farmacia per il farmaco prescritto, il farmacista, al momento della dispensazione, deve consigliare al paziente le caratteristiche più rilevanti del trattamento, al fine di facilitare l'ottimizzazione della farmacoterapia. In particolare, è importare ricordare al paziente, secondo le linee guida del trattamento, che i farmaci dovrebbero essere presi un'ora prima o due ore dopo i pasti per migliorarne l'assorbimento ed evitare la contemporanea assunzione di IPP o antiacidi. Inoltre, visto che l'intolleranza gastrointestinale è di solito la principale ragione per l'interruzione della terapia è fondamentale realizzare dei follow up nei pazienti e indirizzarli al medico, nel caso di non aderenza, per valutare un cambiamento del trattamento verso farmaci meglio tollerati, come le forme a rilascio prolungato, o attraverso modifiche della modalità di somministrazione.
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A cura di Cristoforo Zervos
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