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08 Ottobre 2024Le allergie agli antibiotici potrebbero essere false nel 90% dei casi e confuse con effetti collaterali minori. Ecco perché una corretta diagnosi può salvare vite e combattere l’antibiotico-resistenza

Le allergie agli antibiotici, in particolare alla penicillina, sono sovrastimate: nove volte su dieci, chi si crede allergico in realtà non lo è: molte di queste "allergie" non sono altro che effetti collaterali minori o reazioni non immunologiche erroneamente interpretate come allergie. Questo il risultato di uno studio recente condotto dall’Università di Cambridge e pubblicato su Antimicrobial Stewardship & Healthcare Epidemiology. Durante un'indagine su centinaia di pazienti ospedalizzati, convinti di essere allergici alla penicillina, è emerso che oltre il 90% di loro, una volta sottoposti a test di verifica, risultava negativo. Questo errore di attribuzione ha conseguenze rilevanti: spinge a utilizzare antibiotici alternativi, aumentando il rischio di antibiotico-resistenza, un fenomeno che preoccupa sempre più le autorità sanitarie mondiali.
A illustrare il fenomeno e le sue ripercussioni è Vincenzo Patella, presidente eletto della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic), che durante il congresso nazionale a Roma ha sottolineato l'importanza di ridimensionare questa percezione errata: "Le allergie ai farmaci, soprattutto agli antibiotici, riguardano nel nostro Paese circa il 10% della popolazione e si manifestano in diversi modi, dalle eruzioni cutanee al gonfiore alla gola fino alle difficoltà respiratorie. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il problema è inesistente, legato a ricordi d’infanzia e a sintomi non verificati con test diagnostici."
Secondo la Siaaic, molte persone che si considerano allergiche alla penicillina in realtà potrebbero tollerarla senza problemi. "La reazione allergica può verificarsi entro un’ora dall’assunzione del farmaco o dopo pochi giorni, ma Penicilline e chinoloni sono tra le famiglie di antibiotici più comunemente mal interpretate come allergeniche. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, chi è convinto di essere allergico alla penicillina, in cima alla lista delle allergie, in realtà non lo è," aggiunge Patella.
Gli effetti sono concreti e pericolosi, soprattutto se si considerano le conseguenze dell’utilizzo di antibiotici alternativi a quelli più comuni: l’uso di farmaci di seconda scelta aumenta il rischio di antibiotico-resistenza, poiché si utilizzano antibiotici più potenti che dovrebbero essere riservati a infezioni gravi. Questa pratica può facilitare l’insorgere dei cosiddetti “superbatteri”, microrganismi resistenti a più farmaci, che rappresentano oggi una delle maggiori minacce per la salute pubblica mondiale.
Per evitare diagnosi erronee, la Siaaic invita i pazienti a effettuare test diagnostici specifici. Patella spiega: “Uno studio su 740 pazienti con una storia di allergia alla penicillina ha rilevato che il 93% risultava positivo al test cutaneo se la reazione si era verificata nell’ultimo anno, mentre la percentuale scendeva al 22% se i pazienti venivano valutati 10 o più anni dopo l’episodio.” Questo significa che non sempre le allergie sono “a vita”: una reazione può non ripresentarsi col passare del tempo, soprattutto se non confermata clinicamente.
Mario Di Gioacchino, presidente della Siaaic, conferma che "molti sintomi come eruzioni cutanee o gonfiori spesso sono conseguenze di reazioni comuni, effetti collaterali o, in alcuni casi, manifestazioni legate alla malattia stessa, più che al farmaco." Di Gioacchino evidenzia come un paziente dichiarato allergico senza test specifici finisca per assumere farmaci meno efficaci per timore di una reazione allergica non confermata, aggravando così i problemi di salute. Ridimensionare la percezione errata delle allergie agli antibiotici può avere benefici enormi non solo per il singolo paziente ma per l’intera sanità pubblica, poiché riduce l’uso inappropriato di antibiotici di largo spettro e contrasta la proliferazione dell’antibiotico-resistenza.
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