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02 Settembre 2025Un panel di esperti della Fda ha valutato il profilo di sicurezza degli SSRI farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina usati nel trattamento della depressione, e ha proposto di modificare l'etichettatura. Ecco le motivazioni

L’ipotesi che la Fda chieda di modificare l'etichettatura degli SSRI, farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina usati nel trattamento della depressione, per includere un'avvertenza sui rischi avversi per la madre e il feto durante la gravidanza, è la proposta che è emersa da un panel sulla sicurezza dei farmaci in gravidanza nel corso di una riunione di esperti voluta dall’ente regolatorio Usa.
L’ipotesi è emersa come proposta da un panel della FDA presieduto da Marty Makary (Johns Hopkins University), di 10 esperti convocati alla fine di luglio: la maggioranza ha infatti sottolineato la necessità di informare più chiaramente le donne in gravidanza sui potenziali rischi associati. È stato evidenziato che circa il 5% delle gestanti assume antidepressivi, e ci sono studi che ipotizzano una stretta interazione tra serotonina e sviluppo fetale, con implicazioni potenzialmente rilevanti per cuore, cervello e apparato gastrointestinale.
Le complicanze segnalate includono emorragia post-partum, ipertensione polmonare, difetti cardiaci e alterazioni cognitive, sebbene la definizione del rischio resti ancora incerta. Alcuni esperti hanno riportato associazioni osservazionali con autismo, ADHD, depressione e ansia nei figli. Il significato clinico di queste correlazioni rimane controverso, anche alla luce della possibile influenza di fattori confondenti come la depressione materna non trattata. Inoltre, l’esclusione sistematica delle donne in gravidanza dai protocolli randomizzati rende complessa la valutazione del rapporto causale. Altro dato segnalato è che il rischio più frequente è la sindrome da adattamento neonatale, che colpisce circa il 10–20% dei neonati esposti, provocando irritabilità e difficoltà respiratorie generalmente autolimitanti.
Per contro sono stati richiamati gli effetti negativi della depressione non trattata, tra cui recidive, parto pretermine, basso peso neonatale, preeclampsia, scarsa adesione ai controlli, abuso di sostanze e difficoltà di attaccamento madre-figlio. Per alcuni esperti del panel, gli SSRI non vanno negati alle pazienti con depressione, pur auspicando una comunicazione più efficace sui rischi. È stato quindi proposto l’inserimento di riquadri di avvertenza sulle confezioni, eventualmente anche di un QR code per video informativi, ed è stato sottolineato che l’obbligo di informazione spetta al medico prescrittore.
Il dibattito ha poi incluso anche le possibili alternative agli SSRI, tra cui psicoterapia, antidepressivi triciclici e atipici. Espresse anche posizioni divergenti: per alcuni gli interventi proposti sono “infondati e allarmistici”, ed è stato ricordato che le evidenze disponibili suggeriscono che gli SSRI possono essere impiegati con cautela in gravidanza, quando clinicamente indicati, nel contesto di una valutazione individuale del rischio-beneficio.
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