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08 Ottobre 2025

Osteoporosi indotta da glucocorticoidi: nuove evidenze e strategie terapeutiche

L’uso prolungato dei glucocorticoidi orali, farmaci imprescindibili nel trattamento di numerose malattie croniche immunomediate e infiammatorie, rappresenta la principale causa di osteoporosi secondaria e iatrogena

di Redazione Farmacista33


Osteoporosi indotta da glucocorticoidi: nuove evidenze e strategie terapeutiche

L’uso prolungato dei glucocorticoidi orali, farmaci imprescindibili nel trattamento di numerose malattie croniche immunomediate e infiammatorie, rappresenta la principale causa di osteoporosi secondaria e iatrogena. Si stima che circa il 3% della popolazione adulta a livello globale assuma questi farmaci, con una prevalenza di osteoporosi o fratture fino al 50% nei pazienti in terapia a lungo termine. La perdita ossea si manifesta precocemente, già nei primi mesi di trattamento, con un incremento del rischio di frattura documentato entro 3-6 mesi dall’inizio della terapia e che rimane elevato nel tempo.

Una recente review pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology ha analizzato i meccanismi patogenetici, i metodi di valutazione e le opzioni terapeutiche disponibili, delineando un quadro aggiornato delle linee guida e delle prospettive future.

Meccanismi patogenetici complessi

L’osteoporosi indotta da glucocorticoidi (GIOP) è il risultato di processi multifattoriali. I glucocorticoidi incrementano l’osteoclastogenesi, riducono l’attività degli osteoblasti, alterano l’omeostasi del calcio e trans-attivano geni che favoriscono la perdita ossea. Ne consegue un aumento del riassorbimento osseo, associato a effetti catabolici sul muscolo scheletrico: fino al 60% dei pazienti presenta sarcopenia e riduzione del carico meccanico sullo scheletro, aggravando la fragilità.

Valutazione del rischio

La valutazione del rischio osseo dovrebbe precedere l’avvio di una terapia a lungo termine con glucocorticoidi. La densitometria ossea tramite DXA è considerata il gold standard, con raccomandazione di esecuzione nei pazienti sopra i 40 anni trattati per oltre 3 mesi, e nei più giovani se esposti a dosi elevate o a trattamenti prolungati. Tuttavia, la DXA tende a sottostimare il rischio di frattura nella GIOP, rendendo necessario integrare i dati con marcatori biochimici di turnover osseo, pur consapevoli dei loro limiti nella distinzione tra forme primarie e secondarie di osteoporosi.

Linee guida e strategie terapeutiche

Le misure preventive comprendono l’adozione di uno stile di vita attivo, la prevenzione delle cadute, un apporto adeguato di calcio e proteine e il mantenimento di livelli sierici di 25-idrossivitamina D ≥20 ng/mL, spesso tramite supplementazione. In ambito farmacologico, il consenso internazionale indica come terapia di prima linea gli agenti antiriassorbitivi, in particolare i bifosfonati (alendronato, risedronato, zoledronato). Lo zoledronato, in studi comparativi, ha mostrato una maggiore efficacia rispetto al risedronato nel preservare la BMD, ma richiede cautela nei pazienti anziani e con compromissione renale.

Il denosumab rappresenta un’opzione alternativa, soprattutto nei pazienti con ridotta funzionalità renale. Tuttavia, la sua sospensione è associata a un rimbalzo del turnover osseo e a un aumento del rischio di frattura, imponendo una terapia di mantenimento successiva. Nei pazienti ad altissimo rischio, come gli anziani con fratture recenti di anca, bacino o vertebre, le linee guida della European Calcified Tissue Society raccomandano l’impiego di teriparatide, agente osteoanabolizzante.

La ricerca esplora nuove strategie terapeutiche, come anticorpi bispecifici contro sclerostina e dickkopf-1, entrambe proteine coinvolte nella regolazione della via Wnt e incrementate nella GIOP. Altri candidati emergenti comprendono ormoni derivati dal sistema nervoso, come il neuropeptide cellular communication network-3, capace di stimolare la funzione osteoblastica.

Gestione osteoporosi con approccio personalizzato

La gestione dell’osteoporosi indotta da glucocorticoidi richiede un approccio multifattoriale e personalizzato. La variabilità individuale nella sensibilità ai glucocorticoidi, la complessità dei meccanismi coinvolti e le diverse comorbidità impongono una stretta collaborazione multidisciplinare tra specialisti, con un monitoraggio continuo della salute ossea e muscolare. Lo sviluppo di nuove terapie biologiche per le malattie immunomediate e di farmaci innovativi mirati al metabolismo osseo potrebbe contribuire in futuro a ridurre l’impatto di questa condizione, migliorando la prognosi e la qualità di vita dei pazienti.

Fonte

https://www.thelancet.com/journals/landia/article/PIIS2213-8587(25)00251-7/fulltext

TAG: OSTEOPOROSI, GLUCOCORTICOIDI, OSSA, FRATTURA

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