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Farmacisti

19 Maggio 2020

Farmacisti da nord a sud: abbiamo dimostrato di essere presidio fondamentale sul territorio


«La prospettiva futura è quella di un cambio radicale della medicina del territorio, soprattutto alla luce del fallimento del cosiddetto modello lombardo. La farmacia in questi due mesi di emergenza Covid-19, ha fatto un salto in avanti, dimostrando di dover diventare parte importante del sistema sanitario sul territorio»: questo quanto affermato da Elena Penazzi, titolare a Imola e blogger, durante la diretta live di oggi sulla pagina Facebook di Punto Effe. Titolo: "La farmacia al tempo del Covid-19, come cambia e se cambia da Nord a Sud". Insieme ai colleghi Rachele Aspesi, titolare in provincia di Varese e segretario provinciale dell'Ordine dei farmacisti, e Ivan Tortorici, titolare a Palermo e segretario Federfarma Palermo, che hanno raccontato la loro esperienza dietro il banco della farmacia... e dietro la mascherina.


I farmacisti ci sono sempre stati

«Dopo una fase iniziale difficoltosa, ci siamo adattati in fretta alla nuova situazione, ai dispositivi di protezione, dalle mascherine al plexiglas», spiega Aspesi, «come farmacisti ci siamo sempre stati» e ha aggiunto «siamo anche riusciti a fare gruppo: come Ordine di Varese, nelle settimane più difficili, abbiamo mandato una lettera ai colleghi, per far capire che l'Ordine era con loro, che fossero titolari o dipendenti. Contemporaneamente sono nati gruppi WhatsApp per scambiare informazioni anche sui fornitori di quei prodotti che risultavano difficilmente reperibili». In questa situazione di emergenza, aggiunge Tortorici «è emerso che se da una parte il farmacista è un imprenditore indipendente, dall'altra ha bisogno di confrontarsi: quindi fare rete e dialogare è fondamentale».


In questi momenti serve senso di condivisione e appartenenza

Meno apprezzata la critica nei confronti del sindacato da parte di Penazzi: «Non mi è piaciuta la critica di alcuni colleghi nei confronti di Federfarma. In questo momento ci vuole senso di condivisione e appartenenza». Anche perché in breve tempo è emersa la questione mascherine, che ha in parte rallentato la crescita della percezione del valore della farmacia quale presidio in cui i cittadini sono andati e hanno trovato risposte. «Il Covid-19 ha azzerato nel sistema sanitario nazionale tutte le altre patologie: come farmacisti ci siamo trovati a dare consigli di pertinenza medica, dall'ambito ginecologico a quello oculistico. E questa la percezione di questa disponibilità è rimasta nei cittadini», sottolineato Penazzi.


Più uniti e meno polemici

Per questo i farmacisti concordano che della questione mascherine si è parlato troppo: «Ringrazio Marco Cossolo e Roberto Tobia per tutto quello che hanno fatto, ma forse andava comunicato meglio quello che la farmacia e i farmacisti hanno fatto in questa emergenza», dichiara Tortorici, «ritengo che come categoria dobbiamo essere più uniti e meno polemici». E per il prossimo futuro, aggiunge, «in questa emergenza abbiamo capito che non si può dipendere dall'estero per la produzione di mascherine e principi attivi. Adesso dobbiamo gestire al meglio il cambiamento e attrezzarci fin da oggi a un eventuale ritorno di epidemia Covid-19 in autunno, con il ritorno delle temperature basse e delle malattie stagionali».

Chiara Romeo

TAG: FARMACISTI, FARMACISTI E EMERGENZE

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