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09 Ottobre 2020

Vaccinazione in farmacia, incompatibilità medico-farmacista tra vecchi decreti e nuove leggi


Nel dibattito sulla possibilità di vaccinare in farmacia contro l'influenza prosegue il botta e risposta sulle normative che attualmente lo vietano. I medici: "se cambia la norma cambia il rapporto medici-farmacisti"

Nel dibattito sulla possibilità di vaccinare in farmacia contro l'influenza, aperto dall'Ordinanza del Lazio e oggetto, tra le altre cose, di un tavolo tecnico con medici e farmacisti in programma lunedì, prosegue il botta e risposta sulle normative che attualmente lo vietano e se da una parte lo stesso assessore laziale Alessio D'Amato ha accennato alla necessità di revisione del decreto regio del 1934, con i medici che sottolineano che con tale modifica si modificherebbe anche i rapporti tra le due professioni nell'ambito Ssn, inclusa la distribuzione dei farmaci, dall'altra si potrebbe aprire una riflessione giuridica su leggi più recenti (legge n. 69/2009) e sentenze secondo cui "la presenza del medico in farmacia non può più ritenersi vietata".

Fnomceo: se cambia la norma cambia il rapporto medici-farmacisti in Ssn

Il quadro di riferimento normativo, lo si ricorda, è costituito dall'art. 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie - Regio Decreto n. 1265 del 1934, che vieta il cumulo delle professioni sanitarie con quella del farmacista e l'ipotesi di una sua eventuale modifica è una strada che raccoglie il favore dei farmacisti, che più volte ne hanno sottolineato l'obsolescenza. Ma non quella dei medici che su questa eventualità hanno fatto sentire la loro posizione, ribadita anche da Filippo Anelli presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che ospite della trasmissione Porta a Porta, andata in onda ieri, ha detto: «La presenza di un medico in farmacia comporterebbe una modifica dei rapporti tra medico e farmacista nel Servizio sanitario nazionale che, probabilmente, consentirebbe di somministrare il vaccino in sicurezza anche in farmacia, in locali adeguatamente autorizzati, ma nello stesso tempo, per esempio, potrebbe servire per trovare una soluzione per la distribuzione dei farmaci anche nei poliambulatori, come avviene già negli ospedali. Cioè cambierebbero completamente le condizioni e i rapporti con i farmacisti». «Un passo per volta» ha risposto il presidente di Federfarma nazionale, Marco Cossolo presente in studio, riferendosi alla possibilità di avere un medico in farmacia se la legge lo consentisse e citando una «prima mozione votata all'unanimità dal Parlamento, in cui si prevedeva da parte del medico la possibilità di vaccinare in farmacia».

Superamento del divieto tra sentenze e legge su Farmacia dei servizi

In questo scenario, vale la pena citare la considerazione di "natura strettamente giuridica" proposta da L'osservatorio di Diritto farmaceutico - Iusfarma (www.iusfarma.it): "Farmacisti e medici non sono più, ormai da tempo, abitanti di mondi separati, e forse mai lo sono stati". I legali richiamano una pronuncia della Terza sezione del Consiglio di Stato n. 3357 del 7 luglio 2017: "La sentenza afferma il principio che la presenza del medico in farmacia non può più ritenersi vietata al punto da impedirgli qualsivoglia attività all'interno della farmacia, perché le norme sopravvenute in materia di nuovi servizi sanitari (art. 11 della legge n. 69/2009), (la "legge della Farmacia dei servizi", ndr.) espressamente consentono "l'erogazione di servizi di primo livello, attraverso i quali le farmacie partecipano alla realizzazione dei programmi di educazione sanitaria e di campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, rivolti alla popolazione generale ed ai gruppi a rischio e realizzati a livello nazionale e regionale ricorrendo a modalità di informazione adeguate al tipo di struttura e, ove necessario, previa formazione dei farmacisti che vi operano". "L'evoluzione normativa in materia - si legge nell'analisi proposta da Iusfarma - consente di affermare che il divieto di cumulo della professione farmaceutica con l'esercizio di altre professioni o arti sanitarie non impedisce di prevedere presso le farmacie giornate di prevenzione, nell'ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne contro le principali patologie, anche mediante visite mediche, "la cui finalità sia quella di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria con riferimento appunto a patologie a forte impatto sociale".
Iusfarma sottolinea un aspetto saliente: "Ciò che conta è che la presenza del medico sia funzionale a un progetto sanitario specifico" e, certamente, non per prescrivere farmaci, e che "rimanga sempre del tutto estraneo all'organizzazione e alla gestione della farmacia, così come il farmacista non si ingerisca nell'attività del medico, senza cioè che vi sia reciproca partecipazione ai proventi ricavabili dall'esercizio delle due professioni". L'analisi conclude che "la disciplina già oggi vigente non prevede un divieto assoluto e inderogabile per il medico di esercitare la professione a fianco del farmacista in farmacia, purché con i dovuti limiti e le precauzioni indicate. Insomma, già oggi le regole della farmacia dei servizi consentono una più stretta collaborazione tra farmacie di comunità e medici, che nulla vieterebbe di organizzare con gli strumenti tecnologici disponibili e di estendere, se questo fosse ritenuto il modello più opportuno, anche all'attività di vaccinazione".

(SZ)

TAG: VACCINI, VACCINAZIONE, FARMACISTI, VACCINAZIONE IN FARMACIA, FARMACISTA

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