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06 Novembre 2020

Pazienti cronici, Associazioni: garantire continuità cure anche con emergenza Covid-19


Assicurare la continuità delle cure ai pazienti con malattie croniche anche in questo momento dettato dall'emergenza sanitaria, l'appello delle Associazioni di categoria alle Istituzioni

Assicurare la continuità delle cure ai pazienti con malattie croniche anche in questo momento dettato dall'emergenza sanitaria, questo l'appello che le Associazioni che rappresentano persone con patologie croniche dell'apparato intestinale, muscolo scheletrico, e del derma, insieme ai cittadini, lanciano alle Istituzioni nazionali e regionali. «Siamo assolutamente consapevoli - commenta Enrica Previtali, presidente Amici Onlus - del fatto che tutti, in questo momento, stanno contribuendo nel proporre soluzioni migliorative. Ma ad esempio bloccare l'accesso ai policlinici alle persone con patologie croniche non è una soluzione. Parliamo infatti, di persone con patologie infiammatorie croniche intestinali, Malattia di Crohn e Colite ulcerosa, che magari sono state operate più volte e/o che assumono farmaci che necessitano di un accesso presso le strutture ospedaliere per la somministrazione, trattate seguendo un percorso di cura condiviso. Tutto questo non può essere né bloccato né delegato ad altri».

Cittadinanzattiva: grave ridimensionamento prestazioni ambulatoriali

Secondo l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane quasi il 40% della popolazione del nostro Paese presenta criticità, cioè 24 milioni di persone, delle quali 12,5 milioni di persone hanno multi-cronicità. «Sì alle misure necessarie per il contenimento del virus SarsCov2 e per rispondere alle emergenze legate alla pandemia, ma non si possono bloccare le cure, mettendo a rischio la popolazione già provata da liste di attesa e rinvii conseguenti al primo lockdown - conferma Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva -. Il ridimensionamento delle prestazioni ambulatoriali è grave per due ordini di ragioni. Innanzitutto, perché questa emergenza non può tradursi nel mettere semplicemente da parte le esigenze di pazienti cronici e rari o semplicemente di coloro che sono in attesa di una diagnosi come già avvenuto a marzo. Il secondo motivo è la crescita dei dati relativi alla mortalità per patologie croniche e la mancata presa in carico di pazienti che oggi determinerà un profondo problema sanitario nei prossimi mesi». «Anmar, comprendendo l'emergenza legata al Covid - dichiara Silvia Tonolo, presidente di Anmar - ha ritenuto di stilare delle indicazioni/raccomandazioni, da tradursi in provvedimenti governativi che riteniamo essenziali ed improrogabili per noi malati reumatici. Abbiamo fatto sottoscrivere ad alcuni parlamentari una lettera finalizzata all'avvio di interrogazioni parlamentari urgenti per sopperire a bisogni impellenti quali: attivare tutti i servizi legali alla telemedicina, garantire la continuità terapeutica, assicurare ai lavoratori fragili la possibilità di fruire di periodi di malattia prolungati, prevedere autocertificazioni per la visita dei congiunti alle persone affette da patologie croniche, considerare i caregiver come persone che si dedicano ai loro familiari congiunti anche attraverso permessi speciali, attuare una rete integrata ospedale territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico».

Pazienti reumatologici: peggioramento della salute

Da una ricerca condotta dall'Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr Aps) in collaborazione con l'istituto di ricerca WeResearch è emerso come più di 4 persone su 10 mettano in relazione il periodo dell'emergenza con il peggioramento della propria condizione di salute. «Come pazienti a tempo indeterminato - dichiara Antonella Celano, presidente Apmarr Aps - abbiamo assoluto bisogno che le Istituzioni e il Ssn versino per noi i loro indispensabili contributi di cura e di certezza della cura, in assenza dei quali saremmo inevitabilmente condannati a veder peggiorare la nostra condizione di vita». «Questa situazione - conclude Valeria Corazza, presidente di Apiafco - se non arginata per tempo, purtroppo genererà, oltre ad un danno individuale per i per pazienti a causa dei ritardi diagnostici, anche un impatto devastante per i malati dermatologici. Il paziente si sente abbandonato e per questo sempre più ricorre al supporto psicologico che grava sulle tasche dei pazienti. Si tratta di un danno collettivo che avrà effetti significativi nel tempo e causerà un deterioramento degli standard generali di salute della popolazione italiana con patologie croniche e non».

TAG: MALATTIA CRONICA, MALATTIA, PATOLOGIE CRONICHE, COVID-19

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