Farmaci, la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di medicinali
Secondo i dati di Farmindustria l'Italia è la prima in Europa per produzione di medicinali con 32 miliardi di euro di fatturato. La maggior parte dei farmaci venduti in Europa però proviene da India e Cina
Secondo i dati di Farmindustria l'Italia è la prima in Europa per produzione di medicinali (32 miliardi di euro di fatturato), seguita da Germania (31), Uk (22), Francia (20) e Spagna (15). Nonostante questi numeri importanti la maggior parte dei farmaci venduti in Europa e nel resto del mondo proviene dall'India e dalla Cina, dove la produzione è più economica.
Dipendenza globale da produttori indiani e cinesi
Con la pandemia in corso governi, enti e istituzioni stanno sviluppando timori circa la possibile carenza di medicinali nell'Unione Europea. Già all'inizio di marzo l'India ha annunciato che avrebbe frenato le sue esportazioni di medicinali, evidenziando un problema che è più vecchio della pandemia di Covid-19: la dipendenza dell'industria farmaceutica globale da alcuni produttori indiani e cinesi. Oggi, con la catena di produzione che attraversa diversi continenti, le aziende farmaceutiche europee assemblano i loro prodotti in India e il 70% dei principi attivi utilizzati proviene dalla Cina che fornisce, per esempio, tra l'80 e il 90% della fornitura globale di ingredienti attivi per antibiotici. Il motivo è semplice: da nessun'altra parte del mondo è possibile produrre così grandi quantità a basso costo. Tuttavia, India e Cina non hanno un'industria farmaceutica indipendente, poiché producono principalmente farmaci generici, dato che la ricerca e sviluppo di nuovi farmaci richiedono molto tempo, denaro ed esperienza. Per questo motivo la leadership sui farmaci originali protetti da brevetto è ancora nelle mani delle nazioni industrializzate occidentali, ma la produzione non lo è più. Ci sono anche ragioni legali per cui la produzione di generici è stata spostata fuori dall'Ue nel corso degli anni. La legge europea sui brevetti, che fornisce una protezione di vent'anni per un farmaco, vieta la produzione di qualsiasi versione generica durante questo periodo, anche se è destinato all'esportazione o è già in fase di pre-produzione per il periodo successivo alla scadenza del brevetto. Ciò, dicono i più critici, ha costretto molti produttori a produrre i loro generici in altre regioni.
Riportare la produzione in Europa
Alla luce di tutto questo sarebbe auspicabile, dunque, riportare la produzione in Europa? La questione inizia ad essere affrontata. Nel febbraio dello scorso anno, ad esempio, l'Unione ha deciso di allentare la legge sui brevetti per compensare gli svantaggi economici. Nel frattempo, dovrebbe essere possibile la produzione di farmaci generici per l'esportazione, anche se il brevetto per il principio attivo originale è ancora valido. Oggi, tra l'altro, è anche consentita la produzione per le scorte. Di contro, però, le aziende farmaceutiche che basano la loro produzione sulla ricerca sono preoccupate, perché qualsiasi limitazione dei diritti di brevetto minerebbe la costosa ricerca di nuovi ingredienti attivi. Al di là delle regole e degli scenari, non cambia però il fattore chiave: l'Europa non può competere con il mercato asiatico nella produzione di prodotti farmaceutici in termini di prezzo. Fintanto che India e Cina continueranno a produrre medicinali a basso costo, il mercato mondiale rimarrà dipendente da essi.
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A cura di Redazione Farmacista33
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