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Farmacisti

17 Aprile 2020

Indisponibilità di ossigeno: disarmati di fronte all'emergenza. Turno di notte ai tempi del Covid-19

di Davis Cussotto


Farmacia chiusa, il telefono squilla, è la richiesta di una bombola di ossigeno per un paziente positivo al Covid19. L'esperienza di una farmacista sulle indisponibilità di farmaci e Dpi in momenti di emergenza

Farmacia chiusa, il telefono squilla: è per la richiesta di una bombola di ossigeno per un familiare risultato positivo e che, per il momento, viene curato in casa. "Come si fa a non avere disponibile in farmacia la medicina più importante?". L'esperienza di Rachele Aspesi, titolare di farmacia, raccontata nel suo blog.
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Suona il telefono a farmacia già chiusa e la voce tremante di un nostro amico ci chiede se, per caso, abbiamo ancora una bombola di ossigeno per il suo papà che è risultato positivo e che, per il momento, viene curato in casa. "Ragazze, ho già chiamato quattro farmacie e nessuna ne ha disponibile in questo momento". Se abbiamo una bombola di ossigeno PER CASO.
È come chiedere "Per caso hai dell'aria"?
"Per caso hai della vita da darmi?"
Come si fa a non avere disponibile in farmacia la medicina più importante?

Ossigeno, idrossiclorochina, pulsossimetro, mascherina e guanti

In questo periodo purtroppo accade anche questo, accade che, non per negligenza, ma per indisponibilità, non possiamo consegnare, in quell'esatto momento, aria e vita a una persona che ne ha bisogno. Ci troviamo a tamponare la situazione telefonando a qualche collega vicino o dicendo che domani arriverà un'altra bombola, ma domani è tardi per chi ha bisogno di aria. Perché ne ha bisogno adesso, non domani.
Il protocollo che hanno prescritto al papà del nostro amico, che potrebbe essere il mio di papà e quello di molti coetanei, è esattamente quello che imploriamo ai magazzini e ai fornitori e alle aziende farmaceutiche, come se chiedessimo elemosina: idrossiclorochina, ossigeno al bisogno e pulsossimetro per il controllo. Accanto a lui, il meno possibile, solo un soggetto scelto in famiglia, con mascherina adatta e guanti. Sfido chiunque dei colleghi ad avere tutto questo disponibile in buona quantità senza problemi, senza aver fatto il giro delle telefonate a chiunque, senza aver ammesso, con un pizzico di vergogna, che qualcosa manca.

Svolgere semplicemente il nostro lavoro

Impotente, mi sento impotente quando non posso svolgere il mio lavoro, quando non posso soddisfare un'esigenza primaria del mio paziente che cerca un dispositivo per proteggersi o un farmaco per curarsi, quando, a occhi bassi, ammetto che abbiamo cercato ovunque, ma non riusciamo a trovare quel che vorremmo.
Insegniamo che una valida mascherina di protezione, non necessariamente con i filtri che purtroppo scarseggiano anche in alcuni reparti covid, può bastare per l'uscita settimanale della spesa di poche ore. Le cerchiamo ovunque, a un prezzo pronunciabile, senza incappare in truffe che, al momento, sono all'ordine del giorno e in cui già alcuni colleghi sono cascati purtroppo, trovandosi senza mascherine e con spesa già effettuata con bonifico anticipato. Facciamo educazione sanitaria continua, anche quando vorremmo sbraitare che siamo stanche, che le mascherine hanno quel costo che è il medesimo folle costo che fanno pagare a noi, che noi stesse vorremmo tornare a casa e abbracciare e farci abbracciare, ma temiamo di vedere chiunque perché oggi abbiamo servito centinaia di persone in coda, educate, pazienti, rassegnate, ma forse positive. Temiamo di essere vettori per un papà, un nonno, un vicino di casa perché abbiamo fatto la consegna a domicilio a un paziente malato. Viviamo questo stress psicologico giornaliero: almeno permetteteci di svolgere il nostro lavoro, dateci i mezzi per farlo, le protezioni per sentirci più sicure e le nostre medicine per continuare a essere presidi di certezza sul territorio. Perché amiamo il nostro lavoro e per questo non vogliamo essere lodate, ma semplicemente apprezzate ed essere di aiuto, null'altro.

La primavera arriverà, per davvero

Cerchiamo di non far prevaricare la paura su ciò che siamo: ci armiamo di tutto il necessario, coraggio compreso, facciamo avere la bombola al nostro amico, lo rassicuriamo che andrà tutto bene e contattiamo il fornitore per farci avere un cambio di ossigeno, di aria, di vita, ancora una volta. Con la speranza che quando questo articolo arriverà nelle nostre farmacie il peggio sarà passato, le restrittive misure di contenimento abbiano portato i risultati sperati, la primavera sia arrivata per davvero.

Rachele Aspesi
Blog Nutrire la salute

TAG: FARMACISTI, FARMACIE, BOMBOLE D'OSSIGENO, FARMACISTI E EMERGENZE, FARMACISTA, FARMACISTE, COVID-19

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