Covid-19, Tobia: con campagna vaccinale la farmacia italiana diventa più europea
Intervista a Roberto Tobia, segretario di Federfarma e presidente del Pgeu per il 2022: sostenibilità della farmacia tema comune a tutti i sistemi sanitari europei
Il segretario nazionale di Federfarma parla della nomina a presidente del Pgeu per il 2022: sostenibilità della farmacia tema comune a tutti i sistemi sanitari europei «Il via libera alla possibilità di somministrare i vaccini in farmacia è una svolta che ci avvicina ai Paesi europei che da tempo si avvalgono di questa facoltà, come Francia, Portogallo e Regno Unito». Così Roberto Tobia, segretario di Federfarma, in una videointervista a Farmacista33, commentando la recente nomina a presidente, per il 2022, del Pgeu, associazione europea dei farmacisti di comunità. «Si tratta innanzitutto di un riconoscimento per il sistema farmacia italiano, per come ha operato in questo ultimo anno e oltre. Nei primi mesi della pandemia la categoria - titolari e collaboratori insieme - ha fatto da apripista a livello europeo e da quella esperienza è uscita rafforzata, dimostrando di saper reagire in modo forte e coraggioso». Tra l'altro - ricorda Tobia con orgoglio - è la prima volta che la presidenza tocca a un membro di Federfarma: «La mia ambizione sarà quella di mettermi al servizio di tutti le componenti che fanno parte del Pgeu, in un periodo di trasformazione epocale del servizio farmaceutico, e non solo in Italia. La sostenibilità della farmacia è un tema che accomuna tutti i Paesi rappresentati nell'associazione».
Non più logiche emergenziali
«In Italia dobbiamo fare i conti con un assetto molto differenziato, composto da ventuno sistemi sanitari diversi, che in particolare durante i mesi pandemici ha generato grandi difformità. Non solo l'Italia ma l'Europa nel suo complesso ha dimostrato di non essere pronta ad affrontare l'emergenza sanitaria. Limitandoci alla realtà nazionale, anche questa volta ce la siamo cavata facendo affidamento sul genio italico ma ora è arrivato il momento di organizzarci in modo più strutturato, attraverso, per esempio, piani pandemici che ci consentano di fronteggiare eventuali nuove emergenze in modo adeguato». Più in generale i fondi stanziati per il recovery plan rappresentano un'occasione unica per mettere mano a politiche sanitarie che caratterizzino tutta l'Unione, «per esempio sul fronte delle carenze di farmaci. Il fenomeno del parallel trade, tanto per intenderci, fa sì che a volte le farmacie siano sprovviste di numerosi medicinali di cui i pazienti hanno bisogno. Italia, Spagna e Portogallo sono già uniti in un progetto pilota finalizzato a ovviare a questo tipo di problemi ma qui occorre una normativa europea in grado di armonizzare le legislazioni dei singoli Paesi membri». Non ultima la necessità di integrare maggiormente la farmacia nell'ambito delle cure primarie, nel nome di quella prossimità rivendicata spesso dal ministro Speranza.
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A cura di Redazione Farmacista33
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