Carenza farmaci
14 Aprile 2026Le aziende farmaceutiche segnalano l’impatto della guerra in Iran sulle filiere del farmaco. Aumenti dei costi di materie prime e principi attivi e tensioni sulle forniture potrebbero tradursi in carenze in Europa nei prossimi mesi.

Il rischio di carenze di farmaci potrebbe materializzarsi nel giro di pochi mesi e diventare più concreto dall’estate se il conflitto in Iran dovesse proseguire. È il messaggio chiave che emerge dagli interventi all'evento dal titolo "Innovazione, investimenti, competenze. L'industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy", in corso a Roma, del presidente di Farmindustria Marcello Cattani e della vicepresidente per il Centro studi di Confindustria Lucia Aleotti, che segnalano un crescente stress sulle filiere produttive legato all’aumento dei costi energetici e delle materie prime.
Il presidente di Farmindustria ha sottolineato che "se pensiamo ai rischi degli incrementi degli stati di carenza, l'orizzonte temporale è breve, quindi di alcuni mesi. Dopodiché la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, così come la sostenibilità industriale". Secondo Cattani, la crisi in corso si inserisce in una sequenza di shock che negli ultimi anni hanno colpito il sistema produttivo del farmaco: "La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in 4 anni (dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20%, da sommare all’incremento del 30% dal 2021 a oggi che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica".
L’incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime si sta già traducendo in un aumento dei costi lungo tutta la catena produttiva. Cattani ha spiegato che "si sono visti già infatti incrementi del 25% sull'alluminio, del 15% sui principi attivi, del 25% sul vetro e la carta per l'imballaggio".
In questo contesto, ha aggiunto, "le filiere vanno sotto stress e quindi vengono ridotti i volumi di queste materie prime necessarie a produrre farmaci, perché si scatena l'accaparramento". La dipendenza da fornitori esteri rappresenta un ulteriore elemento di vulnerabilità: "noi cerchiamo di gestire la situazione diversificando le aree di approvvigionamento, ma ci sono dei limiti oggettivi perché, ad esempio, l'alluminio lo prendiamo in India o in Cina o in Australia".
Una prospettiva temporale più esplicita sul possibile impatto delle tensioni internazionali è stata indicata da Lucia Aleotti, che ha collegato direttamente l’andamento del conflitto alla stabilità delle forniture. "Il settore farmaceutico potrebbe andare al rischio di carenze perché le forniture a livello globale sono tutte connesse. I fornitori di principi attivi sono energivori, i costi dei materiali di confezionamento dei farmaci in alluminio sono esplosi. Quindi il rischio è che ci possa essere una limitazione delle forniture in Europa e in Italia".
Aleotti ha precisato che gli effetti non sono attesi nell’immediato, ma in una finestra temporale relativamente ravvicinata: "non attualmente, non nei prossimi mesi, ma a partire dall'estate o dopo l'estate. Sarà cruciale il tipo di risposta che i Paesi e la Commissione europea sapranno dare in questa situazione".
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