Riforma territoriale e “DM71”, i cittadini: sì a Case Comunità e più servizi nelle farmacie
Nella riforma della sanità territoriale i cittadini apprezzano la creazione di Case di Comunità ma chiedono più servizi nelle farmacie. Ecco i risultati di una survey di Cittadinanzattiva
La riforma della sanità territoriale e il "DM71" delineano il nuovo modello di assistenza di prossimità che prevede che nel Distretto sociosanitario si trovino anche le Case di Comunità, la cui implementazione è apprezzata dai cittadini che però chiedono l'accesso ai servizi tramite le farmacie e la digitalizzazione sanitaria, soprattutto a favore delle comunità delle aree interne. Questo il quadro che emerge dalla survey "La sanità che vorrei" lanciata lo scorso novembre nell'ambito dell'iniziativa Meridiano Sanità di The European House - Ambrosetti, in collaborazione con Cittadinanzattiva e con il contributo della Fofi.
Case della Comunità: apprezzate ma resta timore su effettiva prossimità dei servizi
Il campione intervistato, 1.119 cittadini italiani; il 60,7% di età compresa tra 51 e 74 anni e il 22,4% tra 31 e 50 anni (il 41% proviene da Lombardia, Lazio e Veneto, il 37% abita in una grande città e il 33% in una città di provincia) ha risposto nella quasi totalità (96,7% dei rispondenti) di apprezzare le Case della Comunità. "I più giovani apprezzano la disponibilità dei servizi 12 ore al giorno 7 giorni su 7, chi presenta delle multicronicità vede anche un luogo di semplificazione del percorso di cura" si legge in una nota di Cittadinanzattiva. Tra coloro che mostrano perplessità emerge "la paura che numero e/o collocazione delle Case della Comunità non garantiscano un'effettiva prossimità dei servizi al cittadino; timore avvertito soprattutto in Lombardia, Veneto e Umbria e da chi risiede in zone rurali". Tra i più giovani, anche il timore che "la concentrazione di molti servizi in un unico luogo possa generare lunghe attese nell'accesso". Ambiti di miglioramento riguardano "la possibilità per i cittadini di eseguire esami di diagnostica di primo livello e una maggiore disponibilità di orari di visita; è richiesto anche un maggior utilizzo di strumenti digitali per facilitare la comunicazione soprattutto tra gli studenti e tra coloro impossibilitati a lavorare a causa di patologie croniche. In alcune Regioni, quali ad esempio il Friuli-Venezia Giulia, la Basilicata e la Sicilia, si rileva una richiesta di un maggior utilizzo della telemedicina".
Sì a Cup, consegna a domicilio, assistenza domiciliare, prevenzione nelle farmacie
In questo scenario la farmacia rappresenta l'altro player chiave nella nuova assistenza territoriale che si va delineando anche grazie alla forte accelerazione, impressa dalla pandemia, verso una piena attuazione della farmacia dei servizi, un "attore indispensabile per costruire un nuovo modello di sanità basato sulla prossimità e sulla interconnessione, in coerenza anche con il PNRR". Come confermano anche le risposte alla survey: "3 cittadini su 5 sostengono che tra i servizi aggiuntivi da erogare in farmacia sarebbero maggiormente apprezzati l'accesso al sistema Cup per prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate e il pagamento dei ticket e il ritiro dei referti. Sarebbe apprezzato anche un aumento delle iniziative di prevenzione. Tra gli over 75 risultano importanti, anche i servizi di supporto all'Assistenza Domiciliare e la consegna di farmaci a domicilio, opzione preferita anche da chi vive nelle zone rurali. Con riferimento al sistema CUP, gli italiani apprezzerebbero che tutte le strutture sanitarie regionali fossero in rete (71% del campione) e che fosse disponibile la prenotazione on-line senza dover ricorrere all'operatore telefonico (68%). Gli over 65, così come gli abitanti della maggior parte delle Regioni del Sud, chiedono anche che sia garantito un tempo limitato di attesa al telefono".
Urgenza di un Ssn più accessibile e digitalizzato
Infine, è stato chiesto ai cittadini per quali altre finalità sarebbero disposto ad autorizzare il trattamento dei dati sanitari e 7 su 10 hanno dichiarato che autorizzerebbero il trattamento dei propri dati per attivare servizi on line e per implementare il Fascicolo Sanitario Elettronico, in particolare anche per migliorare la qualità dei servizi, e per finalità di studio e ricerca. "I risultati di questa indagine mostrano chiaramente come i cittadini avvertano con estrema urgenza la necessità di un sistema sanitario più accessibile, prossimo e vicino alle proprie esigenze, - afferma Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva - e riconoscano di conseguenza l'importanza di una riforma che va in questa direzione. La sfida del PNRR va vinta non solo costruendo strutture, ma dotandole anche di personale in numero adeguato e con la giusta formazione ed integrazione delle competenze. Bisogna sicuramente accelerare, inoltre, sulla cosiddetta farmacia dei servizi e sulla digitalizzazione, soprattutto a favore delle comunità delle aree interne del nostro Paese". "I risultati di questa indagine confermano gli elementi chiave della grande riforma della sanità che è in atto, con alcune indicazioni importanti in termini di priorità e di preferenze per i cittadini in base all'età, allo stato di salute e zona di residenza. Sono elementi fondamentali da tenere in considerazione nell'attuazione concreta per le autorità regionali e locali" - afferma Rossana Bubbico, Project Coordinator di Meridiano Sanità di The European House-Ambrosetti.
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A cura di Redazione Farmacista33
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