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29 Settembre 2022

Influenza: attesa maggior incidenza. Le nuove abitudini nell’era Covid-19 su farmaci e vaccini


Cambiano i comportamenti dopo la pandemia Covid in vista della terza stagione di convivenza che vedrà la circolazione di sars-cov-2 e virus influenzali


Il 50% degli italiani accusa ansia, preoccupazione e insofferenza per la contemporanea circolazione dei virus sars-cov-2 e dell'influenza, sono favorevoli a riposo e ricorso ai farmaci di automedicazione, 4 su 10 intendono vaccinarsi (2 su 3 tra gli over 65 anni) e ancora molti ricorrono, impropriamente, agli antibiotici. Sono solo alcuni dei comportamenti, tra convinzioni e abitudini, modificati dalla pandemia Covid in vista della terza stagione di convivenza che vedrà la circolazione di sars-cov-2 e virus influenzali. A rilevarlo la ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, presentata oggi in occasione dell'evento stampa "Tra pandemia e influenza stagionale: cosa dobbiamo sapere e cosa dobbiamo fare".

Italiani si dividono tra ansiosi e indifferenti

"Si stima che i casi in Italia possano arrivare a 6 o 7 milioni", afferma Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano presente all'incontro - Un dato in crescita rispetto agli scorsi anni" dovuto alla "aumentata quantità di virus respiratori e la minore esposizione della popolazione a microorganismi patogeni come virus e batteri negli ultimi due anni". Secondo l'indagine gli italiani sono timorosi, ansiosi e diffidenti: il 23% si definisce "preoccupato" e il 21,1% "stufo". Le donne sono più in ansia degli uomini (27,1% vs 19,1%), che guardano alla prossima stagione di convivenza e sovrapposizione tra SARS-CoV-2 e virus influenzali con maggiore ottimismo, serenità e fiducia. I più demotivati e sfiduciati sono poi i trentenni (25-34 anni); i giovanissimi (under 25) si dividono tra ansiosi e indifferenti, mentre c'è un discreto ottimismo e fiducia tra i 45 e i 54enni. Le fonti principali di preoccupazione e stress sono legate a un nuovo inasprimento delle regole per contenere il contagio (citata da quasi il 22% della popolazione), la paura di contagiare soggetti deboli (17,1%) e le difficoltà nel distinguere i sintomi dell'influenza da quelli del Covid-19 (16,6%).
In generale, le preoccupazioni legate allo stile di vita (regole stringenti, auto-isolamento, conciliazione vita-famiglia/convivenza) preoccupano tanto quanto quelle legate a fattori più strettamente sanitari (contagio soggetti deboli, difficoltà nel distinguere i sintomi, accesso alle cure/visite).

Circa 4 italiani su 10 intendono vaccinarsi

Circa 4 italiani su 10 dichiarano di voler ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale, con una propensione che raggiunge i livelli massimi tra gli over 65, dove 2 su 3 intendono vaccinarsi. Tra questi, il vaccino antinfluenzale è diventato ormai una consuetudine: per il 44,2% la motivazione è quella di evitare di contagiare persone vicine (29,6%, in crescita), seguita dalla volontà di agevolare la diagnosi differenziale tra influenza e Covid-19 (29,4%, in diminuzione). Permane, tuttavia, la convinzione che la vaccinazione sia inutile: lo crede ancora il 42% della popolazione, perché afferma di ammalarsi raramente e con sintomi lievi. Resta comunque alta, anche se in contrazione, la percentuale di coloro che non si sono mai posti il problema della vaccinazione antinfluenzale (24,5% nel 2022 contro i 26,3% nel 2020).

Cambia la relazione con il medico di famiglia

Gli anni di pandemia hanno modificato la relazione tra medico di famiglia e i suoi pazienti, "perché", spiega Claudio Cricelli, Presidente Simg, "è stata messa a dura prova nella sua essenza fondamentale, ovvero la necessità di erogare nuove prestazioni in poco tempo. Lo si è visto, ad esempio, nella disponibilità dei medici nella campagna di vaccinazione anti-Covid-19, oltre all'assistenza telefonica e via messaggio ai pazienti."
Mentre i giovani dichiarano una maggior propensione alla ricerca delle informazioni su internet e presso parenti e amici, la figura del Medico di Medicina Generale, in caso di influenza, è sempre più centrale, soprattutto al crescere dell'età (8 over 65 su 10 fanno riferimento al medico in caso di influenza). A lui si rivolge il 66,1% della popolazione, anche se diminuisce rispetto al 2020/2021 la quota di quanti ritengono che contattare immediatamente il proprio Medico sia la cosa più giusta da fare (lo credeva 1 italiano su 3 nel 2020/2021, ora 1 su 4).

In caso di influenza: isolamento e farmaci di automedicazione

Cresce, ma senza tornare ai livelli pre-pandemici (45,6% nel 2022 vs il 37,1% nel 2020), la quota di italiani che ritiene che il comportamento più saggio in caso di sintomi influenzali sia restare a riposo, ricorrere ai farmaci di automedicazione e, solo in caso la situazione non migliori nel giro di qualche giorno contattare il medico.
Sono proprio i farmaci di automedicazione (quelli col bollino rosso che sorride sulla confezione) a confermarsi il rimedio più utilizzato con il 58,6% degli intervistati che dichiara di assumerne in caso di sintomi. Il ricorso ai farmaci di automedicazione si conferma una soluzione più femminile, mentre gli uomini tendono ad affidarsi in misura maggiore (anche) al consiglio di altri (medico, farmacista, familiari).
"Per quanto riguarda l'automedicazione, recentemente è stato criminalizzato il concetto di vigile attesa, ma è quello che si deve fare: valutare la sintomatologia e gestirla, in prima battuta facendo ricorso proprio ai farmaci di automedicazione che permettono di alleviare i sintomi senza azzerarli", spiega Pregliasco.
Diminuisce significativamente negli anni il ricorso ai "rimedi della nonna" a favore dell'assunzione di integratori e vitamine. Si interrompe poi il dato in calo sull'utilizzo di antibiotici, che invece supera i livelli del 2019: ben 1 italiano su 5 dichiara infatti di utilizzare antibiotici in caso di sintomi influenzali, una tendenza più maschile che femminile.

TAG: INFLUENZA, VACCINI, FARMACI, COVID-19

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