Farmacisti
17 Gennaio 2023«Per anni farmacisti e Medici di medicina generale hanno lavorato per compartimenti stagni, fino a quando la pandemia non ci ha insegnato a puntare sulla collaborazione tra professionisti della salute. La gestione delle malattie croniche è un tema cruciale, che dovrebbe partire dal monitoraggio condiviso del paziente e dall'interscambio dei dati. Sulle case della salute previste dal Pnnr lo stesso ministro Schillaci ha espresso delle perplessità: il cittadino trova nel farmacista e nel medico il primo contatto con il Servizio sanitario nazionale e continuerà a rivolgersi al loro anche qualora queste nuove strutture dovessero effettivamente partire». Davide Petrosillo, segretario della Federazione degli ordini dei farmacisti della Lombardia, apre il webinar di AgoràSalute dedicato ad "Appropriatezza prescrittiva ed interazioni farmacologiche nell'ipertensione".
Sulla stessa linea Ovidio Brignoli, vice presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, per il quale ipertensione e diabete sono le patologie che rappresentano il paradigma della condivisione tra farmacisti e Mmg. «Il 28% della popolazione è ipertesa», ricorda, «il che significa un italiano su quattro. Tra gli over 65 la percentuale di ipertesi è del 50%, con annessi rischi cardiovascolari. L'ipertensione è, in definitiva, un fenomeno che ha notevoli implicazioni di carattere sociale e in termini di costi economico-sanitari»
In realtà, spiega Michele Bellino, cardiologo dell'Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno, è necessario un confronto a tre, che coinvolga farmacista, Mmg e specialista, ognuno per le sue competenze: «Attraverso passaggi successivi il paziente a rischio può essere indirizzato dal farmacista al medico di medicina generale e da questo allo specialista, per ulteriori accertamenti. A oggi è trattato circa il 50% degli ipertesi e non dimentichiamo la varietà dei possibili effetti collaterali: sul versante cardiologico, cerebrale, oculare e renale. La cura deve essere di carattere sartoriale, le ultime linee guida prevedono una terapia di associazione con ace inibitori e calcio antagonisti mediante single pill, ma poi è fondamentale l'aderenza terapeutica».
Le interazioni tra farmaci sono una questione saliente, fa notare Luigi Congi (Ordine dei farmacisti di Milano Lodi Monza Brianza): «I numerosi pazienti in politerapia necessitano dei consigli del farmacista, sulla possibilità di interazioni pericolose, sui tempi di somministrazione del farmaco. Nel confronto quotidiano con i cittadini capita spesso che gli ipertesi ci chiedano consigli per un dolore acuto. A quel punto si consigliano antinfiammatori ma i Fans però possono essere in contrasto con le terapie antipertensive. E la stessa cosa può avvenire in caso di utilizzo di antidolorifici oppioidi. Il nostro consiglio poi deve concentrarsi sugli stili di vita, su alcol e fumo ma anche su una alimentazione corretta, priva di sostanze ad alto contenuto di potassio». C'è poi il tema della riconciliazione terapeutica, uno strumento che prevede la sinergia tra figure sanitarie diverse, a tutto beneficio del paziente, ma che rimane un grande incompiuto: «La riconciliazione terapeutica esiste sulla carta ma non è ancora avviata ufficialmente tra farmacisti e Mmg, o forse ha più facilità a realizzarsi in determinate realtà rurali».
Infine Alberto Magni, Mmg dell'Ats di Desenzano del Garda, ribadisce che la cronicità rappresenta gran parte del lavoro del medico sul territorio. Nello specifico «circa il 18% dei contatti tra Mmg e pazienti è per l'ipertensione, spesso in combinazione con altre patologie. In sintesi, se un medico di medicina generale assiste 1.500 pazienti, 600 di essi hanno una cronicità. E di questi 600 il 25% ha due patologie e il 14% è politerapico, assume cioè più di cinque farmaci. In alcuni casi si può procedere con la deprescrizione, o armonizzazione terapeutica, laddove un eccesso di farmaci diventa controproducente». Quanto all'aderenza terapeutica, sottolinea Magni, è sempre utile informare i pazienti sull'opzione generici, dal momento che ancora molti cittadini preferiscono il prodotto "di marca", che tuttavia implica una spesa sanitaria non indifferente, al contrario del farmaco equivalente. E il fattore spesa può andare a detrimento di una corretta aderenza alla terapia nel paziente cronico.
Giuseppe Tandoi
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