Carenza di folati, in anziani correlata all'aumento di demenza e mortalità
Tenere sotto controllo i livelli di folati negli anziani e integrare, in caso di deficit, se i livelli sierici scendono sotto la soglia
Bassi livelli nel sangue di folati, anche noti come vitamina B9, potrebbero essere collegati a demenza e aumentato rischio di decesso per qualsiasi causa, tra gli anziani. Ad osservarlo è un ampio studio pubblicato su Evidence Based Mental Health e guidato da Anat Rotstein, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York, secondo il quale, i livelli di folati dovrebbero essere monitorati di routine in questa popolazione, in modo da intervenire subito in caso di carenza.
Le premesse per lo studio: deficit folati ha impatto su funzionalità cognitiva
Secondo i ricercatori, si stima che fino ad un anziano su cinque potrebbe avere un deficit di folati nel sangue. Queste sostanze, presenti in alimenti quali verdure a foglia verde, come spinaci, broccoli e lattuga, legumi, quali fagioli e piselli, e frutta, soprattutto kiwi, fragole e arance, sono definite acido folico nella loro forma ossidata, che identifica la molecola di sintesi presente negli integratori vitaminici e negli alimenti 'fortificati'. Le evidenze raccolte finora mostrano che un deficit di folati ha un impatto su funzionalità cognitiva e trasmissione nervosa a livello cerebrale. Per questo, è stato ipotizzato che bassi livelli di vitamina B9 siano un fattore di rischio per la demenza, ma pochi studi hanno analizzato questo aspetto e comunque includevano pochi partecipanti dando, così, risultati non conclusivi. Inoltre, dal momento che la demenza si sviluppa in un lungo periodo, è difficile stabilire se il deficit di folati possa essere una conseguenza della demenza o piuttosto la sua causa.
Le evidenze
Rotstein e colleghi hanno analizzato, invece, dati raccolti da 27.188 persone tra 60 e 75 anni che non avevano demenza al momento dell'inizio dello studio e per almeno dieci anni, quando sono iniziate le valutazioni dei livelli di folati nel sangue. I partecipanti sono stati seguiti fino a una diagnosi di demenza o morte. Poco meno del 13% delle persone ha sviluppato un deficit di folati nel sangue, definito come un valore sotto 4,4 ng/ml. La carenza di vitamina B9 è stata associata a un sostanziale aumento del rischio sia di andare incontro a demenza che di decesso per tutte le cause. In particolare, tra gli anziani che avevano un deficit di folati, l'incidenza stimata di demenza era di 7,96 per 10mila persone l'anno, contro 4,24 tra chi non aveva carenza di questa sostanza, mentre il rischio di mortalità per qualsiasi causa era di 19,20 per 10mila persone l'anno, contro 5,36 per 10mila persone l'anno, tra chi aveva livelli sierici normali di vitamina B9.
Secondo gli autori, dunque, i livelli sierici di folati sono un biomarker che potrebbe essere usato per modificare il rischio di demenza e morte negli anziani. Un deficit di folati è associato, infatti, a un rischio di 1,68 volte più alto di demenza e a un aumento di 2,98 volte del rischio di decesso per tutte le cause. Anche dopo aver preso in considerazione altri possibili fattori di rischio, inclusi soffrire di diabete, depressione, declino cognitivo, deficit di vitamina B12 e fumo, il deficit di folati aumentava del 68% la probabilità di avere una diagnosi di demenza e di quasi tre volte la morte per qualsiasi causa. Tra le ipotesi avanzate dagli autori per spiegare questi effetti ci sono il fatto che la carenza di folati potrebbe alterare i livelli di omocisteina e il rischio vascolare di demenza e/o potrebbe compromettere la riparazione del DNA nei neuroni, rendendoli più vulnerabili al danno ossidativo.
Sabina Mastrangelo
Fonti
Evid Based Ment Health (2022) - doi: 10.1136/ebmental-2021-300309
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A cura di Redazione Farmacista33
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