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21 Marzo 2023

Long Covid, integratori Vitamina D possibile aiuto nella terapia. Ecco gli effetti


La vitamina D può essere un alleato per contrastare l'insorgere della tempesta citochimica e i suoi effetti infiammatori nel Long Covid. Ecco come agisce


Fin dall'inizio della pandemia è stato osservato uno stretto legame fra COVID-19 e lo stato di vitamina D nei pazienti ricoverati. Relazione che si è consolidata anche in quello che oggi, dopo tre anni di osservazioni e studi chiamiamo Long Covid, cioè l'insieme di disturbi correlati all'infezione - affaticamento, mancanza di respiro, tosse, dolori articolari, dolore toracico, dolori muscolari, mal di testa - che permangono in un'alta percentuale di persone guarite da COVID-19. Va detto che non essendoci ad oggi una terapia definitiva per il trattamento del Covid19, nei pazienti molto indeboliti - come anche suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - un'indicazione importante è quella di finalizzare gli sforzi in modo particolare sul supporto nutrizionale, per sostenere la risposta immunitaria sia durante, sia dopo nella fase post-acuta che a volte è caratterizzata dall'insorgenza di sintomi di lunga durata e invalidanti (1).

Ruolo nella modulazione del sistema immunitario innato ed adattivo

La supplementazione di vitamina D, in particolare è stata da subito al centro dell'attenzione dei medici e dei ricercatori perché la gravità della malattia, così come del Long Covid, sembravano associati in particolare a stati di carenza di questo ormone.
Le funzioni della vitamina D nel metabolismo osseo e del calcio sono ben note ma è ormai chiaro anche il suo ruolo fondamentale nella modulazione del sistema immunitario innato ed adattivo.
Secondo un'approfondita review pubblicata da Nutrients (2) anche se nessuno studio ad oggi ha ancora chiarito come la vitamina D influisca sui sintomi e i biomarcatori nel post-COVID, ci sono le ragioni per promuovere la ricerca sugli effetti dell'integrazione di vitamina D nei pazienti affetti da COVID-19. In generale, la patologia da COVID-19 è caratterizzata da una tempesta di citochine che può generare infiammazione endoteliale, trombosi microvascolare e insufficienza multiorgano. Durante la pandemia, nei casi di COVID-19, si è visto che gli stati di ipovitaminosi erano più frequentemente associati a gravità e a mortalità, con un elevata prevalenza nei pazienti con insufficienza respiratoria acuta.
È qui che entra in gioco lo stato nutrizionale e i livelli di vitamina D in particolare, per aiutare il sistema immunitario a contrastare gli effetti e le ricadute della malattia. La vitamina D costituisce, infatti, una vera e propria barriera fisica nelle cellule epiteliali, rafforzando le giunzioni; stimola la risposta innata mediante l'induzione di peptidi antimicrobici (catelicidine e defensine), che ostacolano l'ingresso del virus e ne bloccano la replicazione; diminuisce il rischio di tempesta citochimica riducendo la concentrazione di citochine proinfiammatorie, aumentando quella di citochine antinfiammatorie e stimolando la produzione di cellule immunitarie T.

Difesa dai patogeni: supporto alle cellule epiteliali

In questo modo può aiutare le cellule epiteliali attaccate da un virus, compreso il SARS-coV-2 ad affrontare le reazioni di infiammazione e ad accelerare il processo di guarigione nelle aree colpite, specialmente quelle del tessuto polmonare.
Si stima che un terzo dei pazienti abbia sintomi persistenti per sei mesi dopo aver contratto l'infezione. Fra questi quelli con un rischio maggiore sono quantiche soffrono già di ipertensione, obesità, o hanno una condizione psichiatrica o una condizione immunosoppressiva. Prima della pandemia era già noto che basse concentrazioni di 25OHD (calcidiolo, precursore della forma biologicamente attiva della vitamina) erano associate a stanchezza e debolezza muscolare nella popolazione generale. E' necessario proseguire con studi controllati randomizzati, concludono gli autori, per comprendere meglio il ruolo della vitamina D nella risposta protettiva contro il long COVID-19, anche se è ormai chiaro il ruolo fondamentale di questa vitamina sulla funzione immunitaria e la potenzialità che un'integrazione come terapia medica potrebbe comportare.

Francesca De Vecchi
Nutrients 2022, 14(5), 1000; https://doi.org/10.3390/nu14051000
Nutrients 2022, 14, 1625; https://doi.org/10.3390/nu14081625

TAG: VITAMINA D, COVID-19, LONG COVID

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