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15 Maggio 2025

Dazi e prezzi farmaci: cosa prevede il piano di Trump. Gli analisti fanno il punto su sfide e fattibilità

Il presidente Trump rilancia la sua battaglia contro i prezzi elevati delle medicine negli Stati Uniti, puntando su dazi e prezzi di riferimento internazionali. Ma il piano è complesso e già sotto tiro da parte dell’industria e degli esperti legali. Il punto degli analisti su sfide e fattibilità

di Cristoforo Zervos


Dazi e prezzi dei farmaci: cosa prevede il piano di Trump. Gli analisti fanno il punto su sfide e fattibilità

A fronte di un prezzo medio dei farmaci da prescrizione quasi triplo negli Stati Uniti rispetto a quello di altri Paesi industrializzati, Trump ha firmato pochi giorni fa un ordine esecutivo volto ad allineare i prezzi statunitensi a quelli esteri. Una misura che punta a imporre dazi doganali sui medicinali importati e che ha sollevato immediate reazioni, sia nel settore farmaceutico sia sul fronte politico e legale. A fare il punto un'analisi comparsa su Reuters.

Che cosa prevede l’ordine

L’ordine esecutivo, lo si ricorda, obbliga le aziende farmaceutiche di ridurre i prezzi dei farmaci da prescrizione e se non si registreranno “progressi significativi” entro un mese, l’amministrazione Trump annuncerà la possibilità di ricorrere a misure regolatorie o all’importazione parallela di farmaci. Una opzione che, secondo analisti e giuristi, sarebbe di difficile attuazione. L’annuncio segue una lunga campagna di Trump contro l’industria farmaceutica, accusata già nel 2017 di “fare il bello e il cattivo tempo” per i prezzi imposti al governo statunitense. Trump ha spesso denunciato il cosiddetto “freeloading” degli altri Paesi ricchi, accusati di approfittare dell’innovazione farmaceutica statunitense senza contribuire equamente ai costi.

La “most favored nation policy” e i dazi sulle importazioni

Elemento chiave dell’intervento è la volontà di introdurre un sistema di prezzi “most favored nation”, ovvero il riferimento ai prezzi più bassi praticati in altri Paesi avanzati. L’idea, già proposta da Trump durante il primo mandato ma bloccata nel 2020 da un tribunale, è ora rilanciata in una forma potenzialmente più estesa: l’ordine sembra applicarsi a tutti i farmaci, non solo a quelli coperti da Medicare (uno dei piani assistenziali statunitensi), come inizialmente ipotizzato.

Parallelamente, l’amministrazione Trump sta conducendo un’indagine sulle importazioni di medicinali, con l’obiettivo di giustificare dazi in base alla minaccia per la sicurezza nazionale derivante dalla dipendenza dalla produzione estera. Secondo quanto dichiarato sul social Truth, l’intenzione è fare riferimento ai prezzi globali anche attraverso tariffe doganali, considerati come una delle leve per spingere verso una maggiore produzione farmaceutica interna.

Il contesto: prezzi record e misure precedenti

Ad esempio, secondo dati riportati da Reuters, uno degli anticoagulanti più venduti, l’apixaban, commercializzato da Bristol Myers Squibb e Pfizer, costa negli Stati Uniti 606 dollari per un mese di trattamento. Grazie a una rinegoziazione introdotta dal presidente democratico Joe Biden, questo prezzo scenderà a 295 dollari nel 2026 per i pazienti Medicare. Tuttavia, lo stesso farmaco costa oggi 114 dollari in Svezia e solo 20 in Giappone.

L’Inflation Reduction Act dell’amministrazione Biden ha già permesso al governo di negoziare il prezzo di dieci farmaci tra i più costosi per Medicare. Ma anche in quel caso, secondo un’analisi di Reuters, i prezzi statunitensi restano in media più che doppi, e in alcuni casi cinque volte superiori, rispetto a quanto concordato dalle case farmaceutiche in altri Paesi ad alto reddito.

L’opposizione dell’industria farmaceutica

Il settore farmaceutico statunitense si oppone fermamente alle nuove misure. Due fonti industriali citate da Reuters hanno affermato che una politica di pricing come quella proposta da Trump preoccupa il settore più dei dazi sulle importazioni.

La PhRMA, principale associazione delle aziende farmaceutiche americane, sostiene che il vero problema sono i costi imposti dai mediatori e i prezzi bassi pagati da altri Paesi: “Per abbassare i costi per gli americani, dobbiamo affrontare le vere cause del problema”

Dello stesso tenore le dichiarazioni della BIO, associazione del comparto biotecnologico, attraverso il CEO John Crowley: “Il meccanismo del ‘most favored nation pricing’ è una proposta viziata alla base, che metterebbe in seria difficoltà le aziende biotech di dimensioni medio-piccole”.

Le difficoltà nell’attuazione

Implementare l’ordine esecutivo si preannuncia complesso. Molti farmaci venduti negli Stati Uniti non sono disponibili in altri Paesi e in diversi casi i prezzi internazionali non sono pubblici o vengono negoziati dopo anni. Inoltre, mentre Paesi come Germania e Regno Unito acquistano direttamente per i propri sistemi sanitari pubblici, gli Stati Uniti si basano su contratti privati e assicurazioni, rendendo la gestione centralizzata del prezzo molto più complicata.

Anche sul piano legale, l’ordine è destinato a incontrare ostacoli. Gli esperti sottolineano che potrebbe superare i limiti imposti dalla legislazione statunitense, soprattutto per quanto riguarda l’importazione di farmaci dall’estero.

L’iniziativa di Trump, quindi, secondo gli osservatori, segna una nuova fase nel dibattito ma la strada per una “reale attuazione si preannuncia lunga e disseminata di ostacoli normativi, giudiziari e industriali".

Fonte

 https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/what-has-trump-said-about-cutting-drug-prices-2025-05-12/ 

TAG: STATI UNITI, PREZZO DEI FARMACI, DAZI

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