Industria farmaceutica
15 Luglio 2025L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo l'introduzione di nuovi dazi dal 1° agosto ha sollevato grande preoccupazione in Italia, soprattutto nel settore farmaceutico

L’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di voler imporre dazi del 30% sui prodotti provenienti dall’Unione Europea ha generato forte preoccupazione anche in Italia, in particolare nel settore farmaceutico, da anni protagonista sui mercati globali con numeri da record e legami solidi con gli USA. Stando ai dati di Farmindustria, nel 2024 l’Italia ha esportato oltre 10 miliardi di euro in farmaci e vaccini verso gli Stati Uniti, contribuendo a un export farmaceutico complessivo di 54 miliardi di euro, cresciuto del 157% nell’ultimo decennio.
A lanciare l’allarme è il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, da tempo attento al tema delle barriere commerciali:
“Con tariffe al 30%, stimiamo oltre 4 miliardi di euro di costi per il comparto, anche a causa dell’attuale svalutazione del dollaro. È un danno enorme per la filiera italiana, che conta più di 130 stabilimenti e 200 aziende, sia italiane che multinazionali”.
Cattani mette in guardia anche sugli effetti per il sistema sanitario americano: “L’aumento dei costi dei farmaci si tradurrebbe in maggiori spese sanitarie e carenze nei medicinali. E c’è il serio rischio che la ricerca venga delocalizzata in Asia, soprattutto in Cina”.
Nonostante tutto, il leader di Farmindustria mantiene un cauto ottimismo sul fronte diplomatico: “Siamo certi che il lavoro del commissario Sefcovic porterà a una soluzione. Serve buon senso: si deve puntare a uno 0-0, a un equilibrio che eviti un’escalation”.
Sul fronte politico, Palazzo Chigi ha fatto sapere con una nota ufficiale di sostenere il negoziato in corso tra le parti, auspicando un accordo che eviti uno scontro commerciale dagli esiti imprevedibili: “Confidiamo nella buona volontà di tutti gli attori in campo per arrivare a un accordo equo, che rafforzi l’Occidente nel suo complesso. Innescare ora uno scontro commerciale non avrebbe alcun senso”.
A manifestare ulteriore inquietudine è anche Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria, che in un’intervista a La Stampa ha parlato di “dazi devastanti” e ha puntato il dito contro Bruxelles: “La Ue ha adottato politiche punitive verso la farmaceutica: più tasse, tagli alla proprietà intellettuale e misure ambientali sproporzionate. Le aziende si troveranno costrette a rilocalizzare almeno in parte negli Stati Uniti, che restano il mercato più attrattivo al mondo”.
In particolare, Aleotti denuncia l’impatto di una recente direttiva europea che impone alle aziende farmaceutiche di farsi carico dei costi ambientali legati ai metaboliti dei farmaci presenti nelle acque, un onere che potrebbe arrivare fino a 12 miliardi di euro. “Serve un cambio di rotta urgente da parte dell’Ue – conclude –. Non possiamo continuare a essere solo un mercato: dobbiamo diventare una vera base industriale”.
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