Industria farmaceutica
22 Gennaio 2026Farmindustria ed Egualia esprimono preoccupazione per l’impatto della direttiva europea sulle acque reflue, contestando le stime della Commissione su costi e contributo dei farmaci ai microinquinanti. Chiedono sospensione dell’applicazione della norma e revisione dell’Impact assessment

La direttiva europea sulle acque reflue urbane solleva forte preoccupazione per l’impatto economico e industriale che rischia di gravare in modo sproporzionato sull’industria farmaceutica in quanto le valutazioni della Commissione hanno sovrastimato di 4 volte l’impatto dei farmaci e sottostimato i costi che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte. A Ribadirlo sono stati i rappresentanti delle associazioni delle industrie di settore Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, e Michele Uda, Direttore Generale di Egualia, ascoltati oggi dalla Commissione 4ª (Politiche dell’Unione Europea) del Senato, nell’ambito del ciclo di audizioni relative alla Legge di delegazione europea 2025.
La normativa in vigore da gennaio 2025, sottolineano le associazioni in una nota “rende insostenibili le norme di trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti”. Inoltre, in un contesto già critico, l’Europa “ha già perso molto terreno rispetto agli altri grandi macrosistemi globali e sta attuando provvedimenti come la revisione della legislazione farmaceutica che aumenteranno il gap”.
La filiera dell’industria farmaceutica in Italia ribadisce la necessità di “risolvere le criticità contenute nel sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) che – se introdotto senza modifiche – rischia di compromettere in maniera irreversibile la sostenibilità del comparto”.
Le associazioni segnalano errori di valutazione: “La valutazione di impatto della Commissione ha sovrastimato l’impatto ambientale dei farmaci di 4 volte (dal 66% stimato dalla Commissione UE al 18%) e ha sottostimato i costi (che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte): gli oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa da circa 10 miliardi di euro l’anno per le aziende in Europa, anziché gli 1,2 miliardi della valutazione di impatto, che graveranno su due settori soltanto, farmaceutico e cosmetico, rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione Europea”.
Di qui le richieste avanzate da Farmindustria ed Egualia al Governo: “Sostenere con forza in tutte le sedi disponibili - a partire da possibili emendamenti all’Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione UE - la necessità di sospendere l’applicazione della Direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro la deadline del 31 dicembre 2028 per l’entrata in vigore dello schema di EPR”. Inoltre, in vista dell'entrata in vigore nazionale della direttiva nella sua attuale versione, i rappresentanti della filiera hanno chiesto “l’adozione di principi che salvaguardino l'accesso ai medicinali e la competitività dell’industria farmaceutica, applicando le norme a tutti i produttori di sostanze microinquinanti perché contribuiscano in modo proporzionato alla loro rimozione e adottando un metodo di calcolo dei contributi concordato dagli organismi rappresentativi dell'industria. Infine, prevedendo l’istituzione di una sola organizzazione per l’adempimento della responsabilità del produttore per Stato membro, controllata dai produttori soggetti a EPR”.
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