Industria farmaceutica
03 Agosto 2026Secondo il Financial Times sarebbero in corso colloqui riservati tra i due gruppi: se l'operazione si concretizzasse, nascerebbe il quarto colosso farmaceutico mondiale per capitalizzazione, con possibili ricadute sul mercato dei farmaci oncologici

Un'eventuale fusione da quasi 400 miliardi di dollari potrebbe ridisegnare gli assetti dell'industria farmaceutica globale, con effetti che arriverebbero anche sul mercato italiano dei farmaci oncologici. AstraZeneca e Bristol Myers Squibb (Bms) starebbero infatti negoziando un'aggregazione che, se portata a termine, darebbe vita al quarto gruppo farmaceutico al mondo per capitalizzazione. Nessuna delle due aziende ha confermato ufficialmente la trattativa, riportata dal Financial Times sulla base di fonti vicine al dossier.
AstraZeneca, seconda società quotata del Regno Unito per valore di mercato, capitalizza circa 260 miliardi di dollari, mentre Bms vale circa 133 miliardi di dollari. Sommate, le due aziende arriverebbero a sfiorare i 400 miliardi di dollari, un valore che collocherebbe la nuova entità tra i primissimi player mondiali del farmaco, davanti a molti dei nomi oggi più noti del settore.
L'amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, aveva respinto nel 2014 l'offerta di acquisizione da parte di Pfizer, quando il gruppo valeva circa 70 miliardi di sterline: da allora il valore è cresciuto in modo marcato grazie ai farmaci oncologici. Poche settimane fa AstraZeneca ha inoltre completato la quotazione diretta a New York, un passaggio che rafforza la sua presenza sul mercato statunitense, oggi pari a circa metà dei ricavi del gruppo. Il contesto normativo statunitense, secondo gli osservatori, risulterebbe oggi più favorevole alle grandi operazioni di M&A rispetto al passato.
Il punto più delicato dell'operazione riguarda la forte sovrapposizione tra i due portafogli in area oncologica: Opdivo di Bms e Imfinzi di AstraZeneca competono infatti nello stesso segmento terapeutico, quello del carcinoma polmonare non a piccole cellule. Per questo l'operazione, qualora confermata, sarebbe sottoposta a un esame approfondito da parte delle autorità antitrust in Stati Uniti, Regno Unito e altre giurisdizioni, con possibili richieste di dismissione di alcuni asset per ottenere il via libera.
Per la farmacia, ospedaliera e territoriale, un'operazione di questa portata avrebbe ricadute soprattutto indirette ma non trascurabili. Una maggiore concentrazione del mercato oncologico può incidere sulle dinamiche negoziali nelle gare e negli accordi di fornitura con il SSN, sull'evoluzione della concorrenza tra originator e biosimilari nei segmenti coinvolti, e sulle strategie di pricing dei farmaci ad alto costo gestiti in distribuzione diretta. Restano da valutare, qualora l'operazione si concretizzasse, gli eventuali effetti sulla continuità di fornitura dei prodotti coinvolti e sulle politiche di razionalizzazione del portafoglio che accompagnano solitamente le grandi fusioni del settore.
Alla Borsa di Londra il titolo AstraZeneca ha registrato un deciso ribasso nelle prime contrattazioni successive alle indiscrezioni, segnale della cautela degli investitori sui costi e sulla complessità di un'integrazione di queste dimensioni. Resta inoltre aperto, nel Regno Unito, il dibattito politico sul progressivo spostamento verso gli Stati Uniti dei principali gruppi farmaceutici britannici.
Fonte:
Financial Times
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