Farmacia
21 Settembre 2026Il mercato della farmacia cresce del 4,4% nel primo semestre 2026, trainato dal farmaco etico, mentre l’automedicazione non aumenta più a confezioni. Catene e network coinvolgono il 41,7% degli esercizi e si rafforza la distinzione tra farmacie organizzate e indipendenti.

“La farmacia è al centro di un sistema in grande evoluzione, la stessa farmacia dei servizi non è più un sperimentazione ma una attività strutturale per la quale sono previsti 50 milioni l’anno di stanziamenti pubblici”. Così Elena Folpini - managing director di New Line Ricerche di Mercato – apre, a Milano, l’annuale convention, incentrata su “La farmacia oltre la farmacia. Nuovi bisogni e modalità di accesso alla salute attraversano le generazioni. Come si redistribuisce il valore lungo la filiera?”.
Si modificano, sottolinea Folpini, i comportamenti dei cittadini, anche in seguito ai progressi della ricerca farmacologica: l’obesità è diventata una patologia curabile, il controllo del peso è più accessibile. Allo stesso tempo social e Intelligenza artificiale sono ormai “imprescindibili canali di influenza e informazione”. Infine, aumenta la tendenza a ricorrere alla spesa privata “non solo per curare ma anche per recuperare autonomia, mobilità e indipendenza dagli ausili”.
Sintetizzando i primi sei mesi del 2026 del canale farmacia, Folpini fa notare che per la prima volta l’automedicazione non cresce a confezioni. Per il resto il mercato globale si attesta sui 14,5 miliardi (+4,4%): 8,3 miliardi per il farmaco etico (+6,8%), 6,3 per il reparto commerciale (+1,4%).
La popolazione invecchia, cresce l’attenzione agli stili di vita e così la farmacia intercetta bisogni di salute più specifici: nel raffronto tra 2025 e 2023 emergono come aree a maggiore espansione - considerando fatturati e volumi di farmaco etico più ambito commerciale - diabete e obesità; controllo della lipidemia; benessere e salute mentale; tono ed energia; salute della pelle.
L’approdo finale, per Folpini, deve esser il concetto di “right care”, per vitare il rischio di un consumo improvvido e male argomentato dei prodotti per la salute: “Le informazioni e i modelli disponibili sono infiniti ma social e Ia non si prendono alcuna responsabilità sulle scelte delle persone. Questa è la vera sfida per tutti gli operatori del sistema salute, la farmacia in testa”.
“Oggi il 41,7% delle farmacie appartiene a una catena o aderisce a un network, coprendo il 44,8% del fatturato del canale” spiega Simone Nucci, commercial director di New Line. In particolare, sono 1.800 quelle appartenenti a catene di proprietà (Hippocrates in testa), 3.000 quelle appartenenti ai cosiddetti network strong (Unifarm in testa).
“I dati mostrano come i modelli più organizzati tendano a essere più selettivi, a concentrare maggiormente le scelte e a utilizzare in modo più strutturato le leve commerciali”, considera Nucci. “Il vero vantaggio competitivo, però, non risiede semplicemente nell’appartenenza a una rete: dipende dalla capacità di tradurre strategia, strumenti e dati in comportamenti coerenti sul punto vendita”. In generale “non esiste un unico modello vincente di farmacia. La distinzione destinata a diventare sempre più importante sarà probabilmente quella tra farmacie organizzate e farmacie isolate. Anche una farmacia indipendente può competere con successo, purché sappia dotarsi delle competenze e degli strumenti necessari per affrontare un mercato sempre più strutturato».
Quello su cui si ferma Viki Nellas, R&D lead di New Line, è uno scenario sociale che patisce sempre più le conseguenze di una congiuntura internazionale incerta e densa di gravi preoccupazioni: “Salute e benessere restano prioritari ma la farmacia risente del contesto. Il rapporto Coop 2026 continua a mostrare un grande focus degli italiani sulla salute ma i risultati macro del canale farmacia nell’area
Commerciale mostrano una contrazione dei volumi sia a chiusura 2025 (-1,6%) sia nel progressivo a luglio 2026 (-1,0%)”. Di conseguenza “la maggiore attenzione alla spesa, all’interno di un canale in cui la ricerca della qualità è prioritaria, privilegia le Private Label farmacia, che vedono ampliare sia la loro base di acquirenti sia il loro spazio nel basket di acquisto. La spinta di catene e network gioca in questo un ruolo importante”.
Nellas si sofferma poi sul consumo dei farmaci GLP-1 e GIP/GLP-1 nel 2025: “L’utilizzo di questi farmaci è molto più legato alla patologia diabetica, l’uso per il contenimento del peso (off label o meno) è minoritario, sia per un tema di attenzione verso prescrizioni inappropriate sia per l’alto costo dell’acquisto privato”. La spesa complessiva per questi farmaci ammonta a 1,1 miliardi, per un corrispettivo di 10 milioni di confezioni: circa 1/3 della spesa e 1/5 dei volumi sono a carico del cittadino
Negli ultimi vent’anni gli investimenti dell’industria e il ruolo della farmacia hanno trasformato profondamente l’automedicazione: se nel 2005 le referenze trattate erano 1.550 oggi sono oltre 16.000. «Il risultato”, sintetizza Vera Majoros New Business Lead di New Line, “è un comparto che, considerando i canali monitorati da New Line, vale quasi 10 miliardi di euro, oltre tre volte rispetto a vent’anni fa. In particolare, nell’integrazione, la moltiplicazione dell’offerta, dei brand, dei canali e dei punti di accesso alla salute sta portando dinamiche sempre più tipicamente consumer dentro categorie che conservano però una natura diversa da quella dei normali beni di consumo. Più aumentano le possibilità di scelta, più torna quindi centrale il bisogno di orientamento”.
Necessario uno sforzo congiunto di farmacia e industria: la prima “dovrà rafforzare la propria capacità di selezionare e dare priorità”, mentre la seconda “dovrà comprendere dove concentrare investimenti e risorse per continuare a generare valore senza disperdere marginalità in una competizione sempre più frammentata».
Andando oltre l’ambito della farmacia Marco Pellizzoni, Commercial Director di YouGov Shopper, analizza i comportamenti d’acquisto nel largo consumo: il 20% della spesa di una famiglia è costituita, appunto, da prodotti di largo consumo. La salute è, per i cittadini, la terza preoccupazione dopo le questioni di carattere economiche (si calcola che quasi il 40% delle famiglie facci fatica ad arrivare ala fine del mese) e il cambiamento climatico. Entrando nello specifico delle scelte di acquisto in ambito salute dai dati di YouGov emerge che il 49% dei consumatori legge con attenzione le indicazioni riportate sui prodotti, il 47% le certificazioni di qualità, mentre oltre 8 milioni di individui utilizzano app per valutare la salubrità dei prodotti. Pensare alla salute a lungo termine è un bisogno diffuso. il 51% degli italiani pensa spesso o sempre alla salute a lungo termine nelle scelte di acquisto quotidiane.
“Appare evidente”, spiega Pellizzoni, “che l’assortimento adeguato di prodotti di benessere diventa sempre più decisivo anche per la scelta dei punti vendita e il focus su salute e benessere sempre più trasversale alle fasce di età. La penetrazione di molti di questi fenomeni è ormai elevatissima e va molto oltre i target elettivi per cui determinati prodotti nascono”. Solo per fare alcuni esempi, si parla delle categorie dei prodotti Senza lattosio (88,7% di penetrazione, ovvero diffusione all'interno del suo mercato di riferimento), Senza glutine (42,2%), Plant based (68,2%), High protein (57,2), Senza zucchero (94,8%).
ph.cr.magnific
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