Contagi, tamponi e gestione delle ricette. Le criticità segnalate dai farmacisti
Mentre la categoria è colpita nuovamente dalla scomparsa di un altro farmacista, a Lodi, la Fondazione Gimbe rileva che dall'inizio dell'epidemia in Italia i professionisti sanitari che hanno contratto un'infezione da Covid-19 - secondo dati recenti 4.824 - rappresentano il 9% del totale delle persone contagiate. Una situazione che sta mettendo a dura prova l'assistenza stessa, ma che rappresenta un rischio per i cittadini. E la preoccupazione, per i farmacisti, riguarda tutto il territorio: «Sono diverse le segnalazioni, provenienti particolarmente dal nord Italia, ma anche da altre regioni del centro e sud, di casi di farmacisti positivi al Covid-19 o in quarantena» spiega il Movimento nazionale liberi farmacisti, che avanza la richiesta «di effettuare il tampone ai colleghi che operano a contatto con il pubblico». E intanto, tra le altre criticità operative segnalate dai farmacisti, c'è anche quella relativo alla dematerializzazione del promemoria: «Un'ordinanza a cui va il nostro plauso, ma che, per ridurre al minimo gli spostamenti dei cittadini, andrebbe estesa» ha detto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che ha inviato anche una richiesta a politica e Istituzioni.
Aumentano gli operatori sanitari contagiati. Chiesti tamponi per tutti i farmacisti
A tornare sulla criticità è la Fondazione Gimbe che ricorda come al 22 marzo sono 4.824 gli operatori sanitari colpiti da Covid-19 e rappresentano il 9% dei contagi totali. «La mancanza di policy regionali univoche sull'esecuzione dei tamponi» ha detto il presidente, Nino Cartabellotta, «conseguente anche al timore di indebolire gli organici si è trasformata in un boomerang. Infatti, gli operatori sanitari infetti sono stati purtroppo i grandi e inconsapevoli protagonisti della diffusione del contagio in ospedali, residenze assistenziali e domicilio di pazienti. Per tale ragione la Fondazione GIMBE invita tutte le Regioni, sulla scia di quanto già deliberato in Emilia Romagna e Calabria, a mettere in priorità assoluta l'esecuzione di tamponi a tutti gli operatori sanitari, sia in ospedale, sia sul territorio». Una preoccupazione avvertita con forza anche tra i farmacisti, che quotidianamente sono a contatto con cittadini e pazienti: «Sono diverse le segnalazioni, provenienti particolarmente dal nord Italia, ma anche da altre regioni del centro e sud, di casi di farmacisti positivi al Covid-19 o in quarantena, colleghi che hanno ricevuto il contagio perché a contatto con il pubblico» rileva il Movimento nazionale liberi farmacisti. Tra i «primi avevamo segnalato l'insufficienza dei dispositivi di protezione personale per tutti i colleghi che operano a contatto con il pubblico. I dispositivi rimangono ancora insufficienti e ogni farmacia o parafarmacia ha cercato di rimediare, senza che ci fosse un coordinamento nazionale. I farmacisti che operano in parafarmacia, farmacia, ma anche i colleghi ospedalieri rappresentano un anello fondamentale nella rete che deve sostenere la lotta al coronavirus e pertanto vanno protetti come gli altri operatori. Un compito di cui dovrebbe occuparsi la protezione civile. In considerazione delle numerose segnalazioni, reiteriamo quindi la richiesta di svolgere il servizio a battenti chiusi almeno nelle zone ad alta incidenza di contagio. Inoltre e perentoriamente chiediamo che a tutti i colleghi che operano a contatto con il pubblico venga fatto il tampone, questo sia per tutelare i farmacisti e le loro famiglie, sia per tutelare i cittadini».
Potenziare misure che evitino gli spostamenti dei cittadini per le ricette
Un'altra criticità segnalata dai farmacisti riguarda la gestione delle ricette: «Plaudiamo all'Ordinanza della Protezione Civile di settimana scorsa che consente ai cittadini di ottenere dal proprio medico il "Numero di ricetta elettronica" senza più la necessitaÌ di ritirare fisicamente il promemoria cartaceo» spiega Imperadrice, «perché va nella direzione di cercare di limitare al massimo gli spostamenti che potrebbero essere evitati, cosa in questo momento fondamentale. Tuttavia tale iniziativa rischia di risultare parzialmente efficace in quanto i farmaci a carico del SSN, prescritti tramite dematerializzazione della ricetta, rappresentano una parte dei medicinali necessari al paziente. Al momento, a livello operativo, risultano esclusi i farmaci in classe C con obbligo di ricetta, che rappresentano una vasta fascia di farmaci utilizzati dalla popolazione; i farmaci oppiacei, utilizzati per la terapia del dolore, ed i farmaci ad azione stupefacente e psicotropa di cui al DPR 309/1990 per i quali eÌ vietato l'utilizzo della ricetta dematerializzata; e in molte zone i farmaci in Dpc, cosa che può implicare che il paziente, spesso con gravi o più patologie, si rechi due volte in farmacia, a consegnare la ricetta e a ritirare il farmaco inviato dalla ATS alla farmacia». E la «parziale soluzione tramite la "dispensazione d'urgenza" non pare essere percorribile in tutti i casi». Da qui la richiesta «indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute e al Capo dipartimento della protezione civile di procedere quanto prima e in maniera uniforme su tutto il territorio all'implementazione del sistema della ricetta dematerializzata rendendolo effettivo e operativo per tutti i farmaci in classe C e quelli in DPC, analogamente a quanto già fatto per i farmaci in classe A ad uso umano e per i medicinali ad uso veterinario».
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A cura di Studio Legale Farmatutela
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