Case della Salute. Assofarm: farmacie escluse. Fatti e proposte per ruolo nella nuova sanità territoriale
Assofarm: Case di Comunità progetto con carte in regola per offrire servizi al cittadino. Le farmacie dimostrino con fatti e proposte che meritano ruolo nella nuova sanità territoriale
Le Case di Comunità rappresentano un progetto che "ha tutte le carte in regola per offrire al Paese una sanità territoriale moderna e a misura di cittadino", ma "ha un solo difetto: quello di non comprendere le farmacie" che ora dovranno "dimostrare con fatti e proposte che meritiamo un ruolo all'interno della nuova sanità territoriale italiana". La riflessione arriva da Francesco Schito, Segretario Generale Assofarm, nell'editoriale dell'house organ del sindacato delle farmacie comunali.
I servizi erogati e i professionisti a disposizione dei cittadini
Le Case di Comunità saranno 1.288 e verranno distribuite sul territorio nazionale secondo la logica di una ogni 50.000 abitanti. La presenza di medici e infermieri sarà garantita ventiquattr'ore su ventiquattro, e verranno ospitati anche logopedisti, psicologi, fisioterapisti, dietologi, riabilitatori, assistenti sociali. Tra i vari servizi sanitari offerti figurano le prenotazioni di visite specialistiche, vaccinazioni, servizi di telemedicina, articolati piani di presa in carico dei pazienti cronici con relativa dispensazione di farmaci. Sono infine previste integrazioni operative tra le Case della Salute, hospice e case di riposo.
Secondo Schito, il progetto va giudicato "molto positivamente, perché definisce una territorializzazione dell'assistenza sanitaria secondo obiettivi e modi che le farmacie stesse propongono da anni. Da tempo infatti sosteniamo che la sanità italiana non deve soltanto essere fisicamente più vicina alla quotidianità dei cittadini, ma deve esserlo anche con una maggiore integrazione tra i diversi soggetti e professionisti della salute, con un maggiore uso delle tecnologie, e soprattutto con modalità che assicurino aderenza terapeutica". Il progetto, tuttavia, non comprende le farmacie, sottolinea Schito, invitando a "liberarsi subito da sbagliati sensi di aspettative tradite" perché il "compito prioritario del Governo è quello di dare le migliori risposte possibili ai bisogni delle persone, non quello di ricompensare le farmacie per l'ottimo lavoro svolto durante la crisi sanitaria. Da questo punto di vista, il Governo ha fatto pienamente il suo lavoro, con un progetto che ha tutte le carte in regola per offrire al Paese una sanità territoriale moderna e a misura di cittadino". Ora, aggiunge, "siamo noi farmacie che dovremo dimostrare con fatti e proposte che meritiamo un ruolo all'interno della nuova sanità territoriale italiana".
Per Schito le farmacie italiane devono porsi delle domande: "In che modo i saperi specialistici del farmacista potranno dialogare con le dinamiche dispensative e consulenziali che animeranno le Case di Comunità e i suoi team interdisciplinari? Nei piani di integrazione tra Case di Comunità, Hospice e Case di Riposo, quali spazi si possono aprire per le farmacie territoriali? Le azioni di telemedicina comprese nel piano potrebbero essere estese anche alle farmacie territoriali?"
Schito: o sapremo integrarci o restiamo marginali
"L'assenza della farmacia territoriale dal piano delle Case di Comunità deve quindi suonare come una sorta di ultima chiamata per noi. O sapremo integrarci in questa nuovo e promettente assetto sanitario, o diverremo sempre più marginali e insignificanti. Non vi è nemmeno il tempo utile per i temporeggiamenti e le indecisioni tipiche del nostro settore. Il PNRR, fonte economica delle Case di Comunità, impone tempistiche di realizzazione strette e virtuose. Anche noi dovremo quindi avere tempi di risposta rapidi e contenuti assai convincenti".
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A cura di Redazione Farmacista33
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