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contratto di lavoro farmacisti

06 Novembre 2026

Farmacisti, Mnlf: superare disparità nei contratti e nell’esercizio professionale

Dal potere d’acquisto dei dipendenti alle barriere alla titolarità, dal delisting alle attività consentite in parafarmacia: a FarmacistaPiù il Movimento nazionale liberi farmacisti chiede un riconoscimento economico e professionale coerente con le competenze, indipendentemente dalla struttura in cui si lavora.

di Redazione Farmacista33


Farmacisti, Mnlf: superare disparità nei contratti e nell’esercizio professionale

Superare le disparità di trattamento tra farmacisti, sia sul piano contrattuale sia nelle possibilità di esercitare le proprie competenze, indipendentemente dalla struttura in cui lavorano. È la richiesta emersa dalla sessione del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), “Il farmacista nel SSN tra universalismo e diseguaglianze”, svoltasi nel corso di FarmacistaPiù 2026. Il confronto ha affrontato la condizione dei dipendenti delle farmacie private, le barriere all’accesso alla titolarità e le differenze operative tra farmacia e parafarmacia, con un richiamo al riconoscimento della professionalità al di là della proprietà e della sede di lavoro.

Contratto e perdita del potere d’acquisto 

Fabio Romiti vicepresidente del Movimento, ha ricostruito l’andamento degli aumenti e dei periodi di vacanza contrattuale. “Nel 2021 questo contratto, dopo otto anni di ritardo ha avuto un aumento di 80 euro lordi, senza una tantum. La una tantum serve a recuperare ciò che è stato perso nel periodo di vacanza contrattuale”.
Secondo le elaborazioni illustrate da Romiti, la perdita del potere d’acquisto dello stipendio contrattuale di un farmacista dipendente dal 2011 al 2026 è pari al 19,39%, mentre l’incremento complessivo dei prezzi nello stesso periodo è stato del 37,31%. Il confronto si è quindi soffermato sulle differenze rispetto al rinnovo contrattuale delle farmacie comunali.

A portare la voce dei lavoratori è stata Denada Quendraj, farmacista collaboratrice e rappresentante del Coordinamento dei farmacisti dipendenti nato nelle Marche. Il suo intervento ha richiamato sia le difficoltà economiche sia quelle organizzative, dalla conciliazione dei turni e delle reperibilità con gli impegni familiari all’aggiornamento obbligatorio dopo l’orario di lavoro.
“Basti vedere le differenze dei contratti, delle retribuzioni e della flessibilità di orari tra le farmacie pubbliche e quelle private. È gravissimo che la nostra dignità economica e professionale dipenda dalla natura giuridica della farmacia in cui si lavora. Perché quando un cittadino si rivolge a noi per un consiglio terapeutico, per un vaccino, per un monitoraggio, riceve la stessa identica prestazione scientifica e di cura”, ha affermato Quendraj.

Il rapporto tra retribuzione e riconoscimento del ruolo è stato ripreso da Nino Deritis: “Il rinnovo del contratto nazionale non deve essere visto solo come un adeguamento economico, anche se è necessario e sacrosanto, ma come un primo passo per ridare dignità al nostro ruolo di farmacisti. Dobbiamo pretendere che la politica riconosca la nostra funzione sanitaria indipendentemente dal luogo in cui operiamo”.

Accesso alla titolarità e peso del capitale

Un secondo tema portato nel dibattito sono le barriere alla titolarità e il rapporto tra competenze professionali e disponibilità economiche. Romiti ha evidenziato quella che il Movimento considera una contraddizione del sistema: “In Italia abbiamo l’assurdo che un qualsiasi cittadino privo di laurea possa essere il proprietario di una catena di farmacie senza alcun concorso, ma solo con il proprio peso economico, e un altro cittadino invece laureato in farmacia non possa accedere alla titolarità della farmacia”.

Sul punto è intervenuto Ambrogio Sartirano farmacista titolare di parafarmacia e Coordinatore nazionale di CULPI, che ha collegato le disparità professionali alla sostanziale assenza di competitività denunciata dal Mnlf: “Siamo di fronte a un sistema in cui il potere economico scavalca il titolo di studio, mentre il titolo di studio viene declassato e confinato da paletti burocratici privi di logica sanitaria”, ha sostenuto.
Sartirano ha richiamato anche le aspettative dei farmacisti che hanno aperto una parafarmacia dopo il decreto Bersani del 2006: dalla liberalizzazione dei medicinali di fascia C con ricetta all’estensione del delisting, fino all’evoluzione verso una farmacia non convenzionata. Nella sua proposta c’è il superamento del numero chiuso e della pianta organica, subordinando l’apertura delle farmacie al rispetto di elevati standard di qualità, professionalità e requisiti normativi e strutturali fissati per legge.

Farmacia e parafarmacia, stesse qualifiche e attività diverse

Le disparità denunciate dal Movimento riguardano anche le possibilità di dispensazione dei medicinali e di erogazione dei servizi da parte di farmacisti con la stessa qualifica, ma che lavorano in strutture diverse. In questo quadro si inserisce il tema del delisting affrontato da Maria Rosaria Di Pietrantonio titolare di parafarmacia che ha ricordato che il passaggio di un medicinale dall’obbligo di prescrizione alla dispensazione senza ricetta ne consente la vendita anche nelle parafarmacie, ampliando quindi l’ambito di attività dei farmacisti che vi operano: “Noi crediamo che sia giunto il momento di dare corso a questa norma di legge dimenticata. Vorremmo anche che la scelta di attuare un nuovo delisting fosse affidata ad esperti che non hanno evidenti conflitti di interessi. Non aver ottemperato ad attuare questa importante parte della legge Monti ha significato un minore sviluppo delle parafarmacie, dove, bisogna sempre ricordarlo, lavora lo stesso identico professionista che è in farmacia”.

Sul versante dei servizi, le differenze nelle attività consentite ai farmacisti sono state al centro dell’intervento di Maria Paola Poli presidente dell'Associazione Parafarmacie Toscana, che ha contestato il collegamento tra erogazione dei servizi e struttura nella quale opera il professionista: “In pratica il legislatore e la giurisprudenza costituzionale hanno collegato l’erogazione dei servizi sanitari alla natura del presidio, cioè alla farmacia convenzionata, e non alla qualifica del professionista che vi lavora. Dov’è la differenza se un Holter cardiaco lo esegue un farmacista che lavora in farmacia o un collega che lavora in parafarmacia? Entrambi applicano gli elettrodi, entrambi inviano la registrazione del tracciato al cardiologo. Entrambi assicurano la procedura corretta di refertazione per il paziente”, ha affermato Poli.

In chiusura il presidente del Mnlf, Vincenzo Devito ha ricondotto il confronto al riconoscimento della figura del farmacista: “Non può esistere un Servizio Sanitario Nazionale universalistico se al suo interno si alimentano diseguaglianze e se la professione del farmacista continua a essere divisa da privilegi, barriere e differenti livelli di riconoscimento. La professionalità non può dipendere dalla proprietà della struttura nella quale si lavora, così come la dignità del lavoro non può essere subordinata alla convenienza economica delle imprese”.

TAG: RINNOVO DEL CONTRATTO, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), PARAFARMACIE, FARMACI DI FASCIA C, DELISTING

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