Dieta, linee guida più attente alla sostenibilità ambientale
Non solo alimenti salutari, nelle raccomandazioni per un'alimentazione sana è importante porre attenzione anche all'ambiente
Le linee guida sulle diete salutari dovrebbero tener conto anche dell'impatto ambientale e cercare di dare raccomandazioni sostenibili. È il consiglio che arriva da un team guidato da Amanda Wood, dell'Università di Stoccolma, e pubblicato su Food Policy, secondo il quale le linee guida potrebbero essere uno strumento per aiutare obiettivi di policy di salute e ambiente a livello nazionale.
Il quadro sugli stili alimentari
Secondo gli autori, che hanno identificato cinque fasi per redigere delle diete che guardino anche all'ambiente, pochi regimi alimentari forniscono consigli ecosostenibili e, laddove siano affrontati, sono comunque presi in considerazione in via secondaria. Il tentativo del team svedese, dunque, è quello di dare uguale peso ai due aspetti, salute e ambiente, individuando cinque fasi preliminari alla formulazione definitiva delle linee guida.
Fase uno: determinare la dieta salutare
La prima fase andrà a determinare la dieta sana per una certa popolazione, costruendo le raccomandazioni a livello di nutrienti o usando linee guida disponibili o le diete "archetipo", collegate ad outcome positivi a livello di salute o modellate rispetto ad outcome "desiderabili". Accanto a questo, gli esperti dovrebbero stabilire i criteri quantitativi per le diete, identificando raccomandazioni per gruppi di cibi o soglie per nutrienti, per prevenire malattie non trasmissibili.
Fase due: identificare gli aspetti ambientali
Una volta identificata una dieta sana, bisogna valutarne l'impatto ambientale. Questo passaggio, secondo Wood e colleghi, include quattro attività chiave. Prima di tutto vanno analizzati i fattori ambientali rilevanti tramite la letteratura e le conoscenze specialistiche, tenendo conto dei prodotti importati. In secondo luogo, per una dieta sostenibile, deve essere determinato un livello accettabile di impatto, mentre come terzo punto si dovrebbe stabilire un periodo di tempo in cui raggiungere il livello di impatto prescelto e, in ultimo, migliorare la catena di approvvigionamento, riducendo i rifiuti. Questi aspetti, però, sono strettamente normativi e politici.
Fase tre: identificare effetti sistemici e aspetti di sostenibilità
Sotto questo aspetto gli autori raccomandano di valutare la dieta nell'insieme. Considerando, per esempio, che la produzione di carne rossa è collegata a quella di frattaglie e latticini, una dieta che esclude carni rosse ma raccomanda prodotti lattiero-caseari sarà comunque inefficiente, come evidenzia il team. Per identificare questi aspetti sistemici, si dovrebbe avviare un processo che includa le parti interessate.
Fase quattro: modifiche della dieta sana media per obiettivi ambientali
Le diete dovrebbero essere modificate per rientrare nei limiti di impatto ambientale sostenibile. Un approccio che si può usare all'inizio è quello di stimare le prestazioni ambientali delle diete per confrontarle, poi, con i limiti individuati. La dieta media, sulla base di queste stime, dovrebbe essere adattata per ridurre l'eventuale pressione ambientale e l'analisi deve essere ripetuta per garantire che i cambiamenti introdotti portino a una dieta sana.
Fase cinque: formulazione delle linee guida
L'ultimo passaggio, concludono gli autori, comporta la traduzione delle fasi precedenti in una guida scritta o visiva, in modo che le persone interessate possano comprendere le raccomandazioni e implementarle; una fase che deve includere multipli stakeholder.
Sabina Mastrangelo
Fonte:
Wood A. et al., "From 'good for people' to 'good for people and planet' - Placing health and environment on equal footing when developing food-based dietary guidelines". Food Policy (2023) doi: 10.1016/j.foodpol.2023.102444
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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