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05 Ottobre 2023 La prevenzione primaria mirata a ridurre i livelli di colesterolo LDL nei soggetti a basso rischio o a rischio intermedio è la sfida per ridurre la mortalità per malattie cardiovascolari. Ne parlano gli esperti di Sic e Sinut

In Italia le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte e la sfida è la prevenzione primaria mirata a ridurre i livelli di colesterolo LDL nei soggetti a basso rischio o a rischio intermedio o asintomatici. Un obiettivo che si può raggiungere modificando gli stili di vita e il supporto di sostanze nutraceutiche. Lo sottolineano Pasquale Perrone Filardi, Direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università “Federico II” di Napoli e Presidente della Società Italiana di Cardiologia (Sic) e Giuseppe Derosa dell’Università di Pavia e della Fondazione IRCSS Policlinico San Matteo di Pavia e Responsabile dell’area Diabete della Società Italiana di Nutraceutica (Sinut).
Prevenzione primaria: modificare i propri stili di vita e ridurre Ldl
“Le linee guida internazionali 2019 ESC/EAS – spiega Perrone Filardi - dedicano molta attenzione al tema della prevenzione primaria soprattutto nei soggetti asintomatici che possono avere difficoltà a percepire la necessità di correggere i possibili fattori di rischio. Le raccomandazioni che ci arrivano evidenziano la necessità di modificare i propri stili di vita ma non solo, sottolineano anche il ruolo che le sostanze nutraceutiche possono ricoprire”.
Lo stile di vita è centrale per valutare il rischio cardiovascolare ma è altrettanto importante comprendere quando i valori di LDL rappresentano un campanello d’allarme. “Negli ultimi anni – prosegue l’esperto - assistiamo a un cambio di paradigma. Si potrebbe affermare che non esiste un valore normale di LDL, ma esiste un valore commisurato al rischio cardiovascolare che si può individuare rilevando i parametri di riferimento oltre il colesterolo (pressione, peso, presenza di altre patologie, abitudine al fumo e fattori ambientali). Una valutazione personalizzata che rende la prevenzione primaria ancora più strategica”.
Nutraceutici, quando dieta e attività fisica non bastano
Se dieta e attività fisica non riescono a incidere in modo risolutivo e non si è ancora in una situazione che richiede l’impiego di terapie farmacologiche (quindi con un rischio cardiovascolare lieve/moderato), il ricorso ai nutraceutici può aiutare ad abbassare i livelli di LDL. “Nel considerare l’impiego dei nutraceutici per abbassare i livelli di colesterolo tra gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione c’è la sicurezza. – afferma Derosa. - L’Italia ha una lunga tradizione di eccellenza in questo campo. Oggi sappiamo dalla clinica che ci sono diversi componenti attivi sicuri ed efficaci sulla riduzione del colesterolo; a questo riguardo uno studio in corso e che verrà ultimato nei prossimi mesi con una formula a base di berberina, fitosterolo, olea europea, carciofo e fieno greco sta portando a risultati significativi dopo un solo mese di trattamento a conferma di come una strategia di intervento attento su una popolazione a basso rischio possa incidere sul rischio cardiovascolare”.
I due esperti indicano 5 regole fondamentali da seguire:
1) indagare i livelli di LDL,
2) valutare la presenza di altre patologie,
3) comprendere se lo stile di vita che si sta seguendo è corretto o deve essere modificato,
4) analizzare ulteriori fattori di rischio modificabili,
5) considerare il nutraceutico più indicato in base alle esigenze e alle evidenze disponibili. - conclude Perrone Filardi. -
“Per questo motivo il medico, in prima linea nel promuovere la cultura della prevenzione, rimane il referente principale a cui rivolgersi in collaborazione virtuosa con il farmacista di riferimento” conclude Perrone Filardi.
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